"Un commercialista di Bari" [cit.] @giuslit
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"L’ultimo tentativo di tenere ancora in piedi l’impalcatura sovranista è raccontare che l’anno prossimo si cambia governance in Europa grazie all’asse destra-popolari. Ma basta guardare i numeri per capire che sarà difficile sostituire i seggi dei socialisti, liberali e verdi: attualmente nel Parlamento Ue su 705 seggi, 176 sono dei popolari, 144 dei socialisti, i liberali di Renew sono 102, 71 i Verdi e poi 64 del gruppo conservatore guidato da Meloni e altri 64 del gruppo Identità e democrazia di Le Pen e Salvini. In effetti, per sovvertire gli equilibri attuali servirebbe una rivoluzione nelle urne europee, che non è esclusa ma è piuttosto difficile" Questa me la segno per le elezioni europee dell'anno prossimo. È la Palmerini sul Sole.
“Poco importa che oggi il leader dei 5 Stelle, proprio come Matteo Salvini della Lega o la premier Giorgia Meloni, finga di essere critico di quell’accordo che concluse lui stesso (benché la firma sia poi arrivata con il governo di Mario Draghi).” La firma di Draghi? Sicuro, sicuro… ? Io ormai i giornali leggo per farmi due risate e convincermi del contrario
Vi rendete conto del livello delle menzogne, vero? Ciò che è conveniente per il non può essere conveniente per l’Italia. Ed allora la domanda è: quale posta in gioco giustifica tale scempio della verità? È così alta?
La Verità 24giu2023 Mes analisi.pdf
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Lo chiamerei "numero speciale". Due articoli in accoppiata di cui vi suggerisco la lettura. Aggiungerei la lettura di quello oggi in edicola, che non scherza...
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“Per il presidente di Confindustria “se dobbiamo fare le transizioni ambientali e digitali, se l’ue non trova l’accordo per un fondo almeno si conceda di usare il Mes per questi interventi”. Meloni ha più volte evocato la proposta di Bonomi per uscire dall’impasse. Ma si tratta di un miraggio, di una soluzione che appare reale ma non lo è. Perché per trasformare il Mes non serve un accordo in Italia con la Confindustria, ma in Lussemburgo con gli altri 19 membri dell’eurozona. Che però sono proprio quelli già d’accordo sulla riforma bloccata dall’italia. La proposta Meloni-bonomi non è in discussione in Europa e mai lo sarà finché l’italia non ratificherà la riforma su cui tutti sono già d’accordo. La mancata ratifica del Mes rappresenta la matematica certezza che il Mes non cambierà mai secondo le volontà italiane. Al di là del merito, è una strategia negoziale deleteria.Bonomi fa impazzire Capone del Foglio (fin qui fa già ridere…). Capone va in cortocircuito perché non si capacita del fatto (logico) che non ha senso ratificare una riforma che non serve a niente per tornare un attimo dopo a chiedere una nuova riforma. È la logica (assurda) del “prima dammela poi ti sposo”. Lui vorrebbe che l’Italia la desse, nella speranza di vedere una successiva riforma. Che non avrà mai. La logica negoziale - ammesso e non concesso di ritenere positivo il ruolo del Mes come veicolo per investimenti, anziché semplicemente liquidarlo - corretta è quella che si ratificherà il Mes una solo volta, se e quando avrà un senso ed un ruolo per la crescita.
Crosetto 👇🤦‍♂️
"Infratel, la società pubblica guidata da Marco Bellezza che da anni gestisce i piani per il cablaggio, ha appena realizzato una piattaforma di monitoraggio delle gare del Pnrr. I risultati più preoccupanti riguardano il progetto più ricco in assoluto, “Italia a 1 Giga”, poco meno di 3,5 miliardi ripartiti in 15 lotti tra Tim e Open Fiber. La gara, finalizzata a coprire con la fibra le aree del Paese dove c’è solo un operatore privato, prevede degli obiettivi semestrali (recuperabili nei due semestri successivi dopodiché scattano le penali) che non sono vincolanti con la Ue ma che il governo precedente aveva introdotto sperando in questo modo di evitare quel che invece puntualmente si sta verificando. È stato mancato l’obiettivo del 31 dicembre (1% dei numeri civici) e lo stesso accadrà con quello del 30 giugno (15%). A fine maggio eravamo a 123.469 civici connessi, cioè l’1,8% dei 6,87 milioni previsti dalla concessione. In pratica ne mancano all’appello oltre 900mila, di cui 430.400 in lavorazione. Open Fiber è all’1,9% dei civici collegati, Tim all’1,6%. Percentuali che salgono attorno al 3,2% - ma il concetto non cambia di molto - se la platea complessiva da collegare viene depurata dei numeri civici che, all’atto delle verifiche sul campo, si sono rivelati inesistenti o privi di unità immobiliari. Sì, perché questo è uno degli errori di partenza: una mappatura che avrebbe sovrastimato i civici da connettere di quasi il 55%." Il PNRR sarà la fiera dei progetti incompiuti.
Facciamo a chi la spara più grossa?