Stanno cominciando ad innervosirsi anche gli spagnoli
Forwarded from Market News Feed
SPAIN'S ECONOMY MIN. CALVIÑO SEES NO NEED FOR MORE RATE HIKES. ...
A giudicare dai firmatari, senza sapere né leggere e né scrivere, io sento puzza di fregatura. Soprattutto quando cominciano scrivendo che "é urgente"...
Bloomberg.com
Climate Change and Poverty Are Our Era’s Existential Battles
It’s time to marshal finance and policy globally to promote economic growth and equality — and to save the planet.
Forwarded from Giubbe Rosse
PERCHÉ LA LETTERA DEL MEF PRO MES È UN BOOMERANG
di Giuseppe Liturri
[...] al Mef avevano ansia di scrivere qualcosa meno banale e si sono avventurati sul terreno scivoloso delle congetture. Infatti “sulla base di riscontri avuti da analisti ed operatori di mercato, è possibile che la riforma del Mes porti ad una migliore valutazione del merito di credito degli Stati membri aderenti, con un effetto più pronunciato per quelli a più elevato debito come l’Italia”. No, non ci siamo, gentile avvocato Varone. Tremonti non le ha chiesto cosa ne pensano “analisti ed operatori di mercato” (chi, quando?), le ha chiesto cosa ne pensano i suoi tecnici, in punto di norme di finanza pubblica. Nulla di più. Le telefonate ai mercati Tremonti è in grado di farle da solo, probabilmente a livelli più alti rispetto a quelli attinti dai tecnici del Mef.
L’ultimo argomento – a ben leggerlo – è contro la ratifica, non a favore. Infatti i tecnici sono costretti ad ammettere che il costo dell’attivazione del Mes è un’incognita inestricabile. Quanto costano i prestiti del Mes? Non si sa. Dipende da quanto paga il Mes per finanziarsi sui mercati e da come si muove nella raccolta (breve o medio/lungo termine), poi dal ricarico che ci metterà per coprire costi operativi ed “un margine adeguato” (volete mica che lavorino gratis!), lo strumento scelto dallo Stato membro per finanziarsi (la linea precauzionale o quella a condizioni rafforzate). Insomma si fa prima a lanciare i dadi. Poi bisogna fare il confronto con il costo di indebitamento prima di accedere al prestito, perché ovviamente il Mes avrebbe un impatto positivo solo qualora i costi di finanziamento sui mercati fossero arrivati alle stelle, tipo Grecia. Qualcuno si può avventurare a fare calcoli del genere per l’Italia? Nessuno. Infatti i tecnici del Mef lanciano il sasso, ma poi nascondono la mano. E da quando la Repubblica Italiana è costretta a chiedere prestiti con costo da determinarsi?
Alla fine, sapete chi ne beneficerebbe? Gli Stati membri azionisti del Mes (anche l’Italia ovviamente, ma è una partita di giro) che, grazie ai tassi che il Paese debitore pagherebbe, riceverebbero una migliore “remunerazione del capitale versato”. La conferma che è uno strumento che conviene ai creditori e non ai debitori. (Fonte: Startmag)
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di Giuseppe Liturri
[...] al Mef avevano ansia di scrivere qualcosa meno banale e si sono avventurati sul terreno scivoloso delle congetture. Infatti “sulla base di riscontri avuti da analisti ed operatori di mercato, è possibile che la riforma del Mes porti ad una migliore valutazione del merito di credito degli Stati membri aderenti, con un effetto più pronunciato per quelli a più elevato debito come l’Italia”. No, non ci siamo, gentile avvocato Varone. Tremonti non le ha chiesto cosa ne pensano “analisti ed operatori di mercato” (chi, quando?), le ha chiesto cosa ne pensano i suoi tecnici, in punto di norme di finanza pubblica. Nulla di più. Le telefonate ai mercati Tremonti è in grado di farle da solo, probabilmente a livelli più alti rispetto a quelli attinti dai tecnici del Mef.
L’ultimo argomento – a ben leggerlo – è contro la ratifica, non a favore. Infatti i tecnici sono costretti ad ammettere che il costo dell’attivazione del Mes è un’incognita inestricabile. Quanto costano i prestiti del Mes? Non si sa. Dipende da quanto paga il Mes per finanziarsi sui mercati e da come si muove nella raccolta (breve o medio/lungo termine), poi dal ricarico che ci metterà per coprire costi operativi ed “un margine adeguato” (volete mica che lavorino gratis!), lo strumento scelto dallo Stato membro per finanziarsi (la linea precauzionale o quella a condizioni rafforzate). Insomma si fa prima a lanciare i dadi. Poi bisogna fare il confronto con il costo di indebitamento prima di accedere al prestito, perché ovviamente il Mes avrebbe un impatto positivo solo qualora i costi di finanziamento sui mercati fossero arrivati alle stelle, tipo Grecia. Qualcuno si può avventurare a fare calcoli del genere per l’Italia? Nessuno. Infatti i tecnici del Mef lanciano il sasso, ma poi nascondono la mano. E da quando la Repubblica Italiana è costretta a chiedere prestiti con costo da determinarsi?
Alla fine, sapete chi ne beneficerebbe? Gli Stati membri azionisti del Mes (anche l’Italia ovviamente, ma è una partita di giro) che, grazie ai tassi che il Paese debitore pagherebbe, riceverebbero una migliore “remunerazione del capitale versato”. La conferma che è uno strumento che conviene ai creditori e non ai debitori. (Fonte: Startmag)
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Startmag
Perché la lettera del Mef pro Mes è un boomerang - Startmag
Che cosa dice e che cosa fa capire la lettera del capo del gabinetto del Mef sul Mes
"L’ultimo tentativo di tenere ancora in piedi l’impalcatura sovranista è raccontare che l’anno prossimo si cambia governance in Europa grazie all’asse destra-popolari. Ma basta guardare i numeri per capire che sarà difficile sostituire i seggi dei socialisti, liberali e verdi: attualmente nel Parlamento Ue su 705 seggi, 176 sono dei popolari, 144 dei socialisti, i liberali di Renew sono 102, 71 i Verdi e poi 64 del gruppo conservatore guidato da Meloni e altri 64 del gruppo Identità e democrazia di Le Pen e Salvini. In effetti, per sovvertire gli equilibri attuali servirebbe una rivoluzione nelle urne europee, che non è esclusa ma è piuttosto difficile" Questa me la segno per le elezioni europee dell'anno prossimo. È la Palmerini sul Sole.
“Poco importa che oggi il leader dei 5 Stelle, proprio come Matteo Salvini della Lega o la premier Giorgia Meloni, finga di essere critico di quell’accordo che concluse lui stesso (benché la firma sia poi arrivata con il governo di Mario Draghi).” La firma di Draghi? Sicuro, sicuro… ? Io ormai i giornali leggo per farmi due risate e convincermi del contrario
La Verità 24giu2023 Mes analisi.pdf
4.1 MB
Lo chiamerei "numero speciale". Due articoli in accoppiata di cui vi suggerisco la lettura. Aggiungerei la lettura di quello oggi in edicola, che non scherza...
“Per il presidente di Confindustria “se dobbiamo fare le transizioni ambientali e digitali, se l’ue non trova l’accordo per un fondo almeno si conceda di usare il Mes per questi interventi”. Meloni ha più volte evocato la proposta di Bonomi per uscire dall’impasse. Ma si tratta di un miraggio, di una soluzione che appare reale ma non lo è. Perché per trasformare il Mes non serve un accordo in Italia con la Confindustria, ma in Lussemburgo con gli altri 19 membri dell’eurozona. Che però sono proprio quelli già d’accordo sulla riforma bloccata dall’italia. La proposta Meloni-bonomi non è in discussione in Europa e mai lo sarà finché l’italia non ratificherà la riforma su cui tutti sono già d’accordo. La mancata ratifica del Mes rappresenta la matematica certezza che il Mes non cambierà mai secondo le volontà italiane. Al di là del merito, è una strategia negoziale deleteria.” Bonomi fa impazzire Capone del Foglio (fin qui fa già ridere…). Capone va in cortocircuito perché non si capacita del fatto (logico) che non ha senso ratificare una riforma che non serve a niente per tornare un attimo dopo a chiedere una nuova riforma. È la logica (assurda) del “prima dammela poi ti sposo”. Lui vorrebbe che l’Italia la desse, nella speranza di vedere una successiva riforma. Che non avrà mai. La logica negoziale - ammesso e non concesso di ritenere positivo il ruolo del Mes come veicolo per investimenti, anziché semplicemente liquidarlo - corretta è quella che si ratificherà il Mes una solo volta, se e quando avrà un senso ed un ruolo per la crescita.
"Infratel, la società pubblica guidata da Marco Bellezza che da anni gestisce i piani per il cablaggio, ha appena realizzato una piattaforma di monitoraggio delle gare del Pnrr. I risultati più preoccupanti riguardano il progetto più ricco in assoluto, “Italia a 1 Giga”, poco meno di 3,5 miliardi ripartiti in 15 lotti tra Tim e Open Fiber. La gara, finalizzata a coprire con la fibra le aree del Paese dove c’è solo un operatore privato, prevede degli obiettivi semestrali (recuperabili nei due semestri successivi dopodiché scattano le penali) che non sono vincolanti con la Ue ma che il governo precedente aveva introdotto sperando in questo modo di evitare quel che invece puntualmente si sta verificando. È stato mancato l’obiettivo del 31 dicembre (1% dei numeri civici) e lo stesso accadrà con quello del 30 giugno (15%). A fine maggio eravamo a 123.469 civici connessi, cioè l’1,8% dei 6,87 milioni previsti dalla concessione. In pratica ne mancano all’appello oltre 900mila, di cui 430.400 in lavorazione. Open Fiber è all’1,9% dei civici collegati, Tim all’1,6%. Percentuali che salgono attorno al 3,2% - ma il concetto non cambia di molto - se la platea complessiva da collegare viene depurata dei numeri civici che, all’atto delle verifiche sul campo, si sono rivelati inesistenti o privi di unità immobiliari. Sì, perché questo è uno degli errori di partenza: una mappatura che avrebbe sovrastimato i civici da connettere di quasi il 55%." Il PNRR sarà la fiera dei progetti incompiuti.