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In anteprima il tema del reel di domani: chi forma e dove si formano gli imam italiani?
LA FORMAZIONE DEGLI IMAM IN EUROPA: UNA TRADIZIONE CHE RISALE AI NAZISTI
Chi sceglie l'imam, decide la politica. Fu il Gran Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini a capirlo per primo in Europa: durante la Seconda Guerra Mondiale, ispirò l'apertura di due scuole per imam destinate ai soldati musulmani della Wehrmacht e delle Waffen-SS, una a Guben, risalente all'aprile 1944 e una a Dresda, voluta direttamente da Heinrich Himmler.
Ottant'anni dopo, lo stesso principio funziona in tempo di pace, in tutta Europa come in Italia.
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8 GIORNI DOPO. ANCORA NESSUN NOME.

Sono passati 8 giorni dalla manifestazione davanti a Montecitorio contro il DDL antisemitismo.

Le immagini le abbiamo viste tutti: cori a favore di Hamas, Hezbollah, FPLP. I resoconti confermano la presenza di bandiere di Hamas e Hezbollah e I cori, mentre gli organizzatori hanno poi sostenuto che quei manifestanti non rappresentassero la piazza.
Eppure, quelle persone non risultano ancora pubblicamente identificate.

Le polemiche non si sono placate. Le domande continuano. Le immagini restano. E resta una domanda molto semplice: chi sono?

Perché molti, in quella piazza, probabilmente lo sanno. Ma nessuno risponde.

Continuiamo a chiedere nomi e responsabilità, non per alimentare una caccia alle streghe, ma perché inneggiare pubblicamente a organizzazioni terroristiche davanti alla Camera dei Deputati non è folklore, non è “critica a Israele” e non può essere archiviato con un’alzata di spalle.

Il Podcast: https://youtu.be/bOCYsz6lVUw?is=w7sA5rTJBF7hC1kd
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A San Giovanni Lupatoto, vicino Verona, ha sede l'Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto come Bayan. Un rapporto del Ministero dell'Interno francese, pubblicato nel maggio 2025, lo cita per nome: potrebbe diventare il principale centro di formazione per imam in Europa, e ha ricevuto finanziamenti attraverso l'International Islamic Charity Organisation kuwaitiana. 
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Giorno 8. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi. La bimba della foto è Arbel Siman Tov, 5 anni e mezzo.
La mattina del 7 ottobre 2023, all’inizio dell’attacco di Hamas, la famiglia si rifugiò nella stanza sicura della casa. Tamar scrisse al gruppo WhatsApp delle madri del kibbutz per chiedere se tutti stessero bene; più tardi comunicò di essere ferita. Johnny mandò un messaggio alla sorella: «Sono qui, ci stanno bruciando, stiamo soffocando». I terroristi di Hamas avevano dato fuoco alla casa. Secondo i resoconti dei familiari, i genitori furono colpiti attraverso la finestra; la famiglia rimase insieme nella stanza piena di fumo. Tutti e cinque — Johnny, Tamar, Shahar, Arbel e Omer — furono uccisi. Anche la nonna paterna, Carol Siman Tov, fu assassinata nella propria casa nello stesso kibbutz
Una intera famiglia trucidata dai terroristi sterminazionisti di Hamas. Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne di questo video. E non sappiamo ancora chi sono. Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di Hamas.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo. Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna nel video) Ministro Piantedosi siamo stanchi di aspettare: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti e protestano contro la legge contro l'antisemitismo?
@repubblica @LaStampa @Avvenire
@Corriere
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
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Gli aggressori del rabbino a Milano.
#definiscibambino
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Tutti i terroristi che vivono a Gaza hanno una foto con il giubbotto "PRESS".
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Giorno 9. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi. La bimba della foto è Aline Kapshetar, 8 anni. In vacanza con la famiglia, è stata massacrata insieme a tutti i suoi familiari il 7/10 dai terroristi di Hamas. il suo corpo è stato identificato il 18 ottobre, 11 giorni dopo...
Non ci sono molte altre informazioni su di lei: era una bambina di 8 anni la cui vita è stata spezzata insieme a quella di tutta la sua famiglia mentre tornavano da un campeggio.
Uccisa con Dina, 34 anni, Evgeny 36 anni, e il fratellino Eitan, 5 anni. Una intera famiglia trucidata per strada dai terroristi sterminazionisti di Hamas. Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne di questa foto. E non sappiamo ancora chi sono. Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di Hamas. Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo. Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna in un video di quel giorno).
Matteo Piantedosi siamo stanchi di aspettare: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti e protestano contro la legge contro l'antisemitismo?
la Repubblica
La Stampa
Avvenire
Corriere della Sera
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
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Moschee, imam, finanziamenti.
Chi sceglie l'imam, decide la politica. Il Gran Muftì di Gerusalemme, al-Husseini, lo capì per primo in Europa: nel 1944 coordinò l'apertura di due scuole per imam per i soldati musulmani della Wehrmacht e delle Waffen-SS, a Guben e a Dresda, voluta direttamente da Heinrich Himmler. 
Ottant'anni dopo, lo stesso principio funziona in tempo di pace, e attraversa l'Italia in tre forme diverse: chi forma gli imam, chi possiede le moschee, chi finanzia. Tre modalità diverse, che insieme raccontano come l'islam politico abbia messo radici sul territorio italiano negli ultimi trentacinque anni.
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Moschee, imam, finanziamenti.
Chi sceglie l'imam, decide la politica. Il Gran Muftì di Gerusalemme, al-Husseini, lo capì per primo in Europa: nel 1944 coordinò l'apertura di due scuole per imam per i soldati musulmani della Wehrmacht e delle Waffen-SS, a Guben e a Dresda, voluta direttamente da Heinrich Himmler. 
Ottant'anni dopo, lo stesso principio funziona in tempo di pace, e attraversa l'Italia in tre forme diverse: chi forma gli imam, chi possiede le moschee, chi finanzia. Tre modalità diverse, che insieme raccontano come l'islam politico abbia messo radici sul territorio italiano negli ultimi trentacinque anni.
A San Giovanni Lupatoto, vicino Verona, ha sede l'Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto come Bayan. Un rapporto ufficiale  francese del maggio 2025, ne parla diffusamente: Bayan mira a diventare il principale centro di formazione per imam in Europa, e ha ricevuto finanziamenti attraverso l'International Islamic Charity Organisation kuwaitiana.
Quello che il rapporto francese aggiunge, e che finora non era mai emerso, è che Bayan non è il solo. È l'ottavo istituto di una rete che si chiama IESH, Istituto Europeo di Scienze Umane, nata nel 1990 a Château-Chinon, in Borgogna, come modello pilota per l'intera Europa. Da lì nacquero altri sei istituti: due in Francia, due nel Regno Unito, uno a Francoforte, uno a Helsinki.
A questa stessa rete appartiene Ali Abu Shwaima, il fondatore del Waqf al Islami e primo segretario generale dell'UCOII, presidente dell'IESH nel 1999 e nel 2000. La rete che oggi arriva a Verona non è quindi estranea alla storia italiana: Shwaima è al centro delle proprietà di decine di moschee italiane. 
Il finanziamento dell'IESH segue uno schema ripetuto in molti altri nodi di questa rete. Un cofondatore dichiarò che nel 1990 il progetto ricevette fondi da quattro stati del Golfo: Arabia Saudita, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Il  Qatar rimase il finanziatore centrale, attraverso l'ente Qatar Charity: nel 2007 un suo rappresentante consegnò duecentocinquantamila euro in un solo trasferimento al presidente dell'istituto. Il libro d'inchiesta The Qatar Papers, dei giornalisti francesi Chesnot e Malbrunot, ricostruì come quelle donazioni fossero arrivate, nel tempo, a diversi milioni di euro complessivi.
Un episodio più recente mostra come quel denaro viaggi anche fuori dai canali bancari. Nell'agosto 2021 il direttore dell'IESH, Larabi Bechiri, incontrò a Parigi un cittadino saudita non identificato, che gli consegnò quarantamila euro in contanti. Il saudita, che le autorità francesi tenevano sotto sorveglianza, passò poi il denaro a una terza persona anch'essa non identificata, prima di ripartire per l'Arabia Saudita.
In Italia, la notizia dei finanziamenti kuwaitiani a Bayan rimase un groviglio inesplorato.
Un anno prima di fondare l'UCOII, lo stesso Abu Shwaima, ad Ancona, fondò e presiedette il Waqf al Islami fi Italia: un ente a cui i musulmani italiani potevano intestare le moschee. L'ente detiene oggi almeno venti immobili adibiti a moschea in tutta Italia. Nessuna fonte ha mai chiarito con precisione da dove siano arrivati i fondi per acquistarli. Il meccanismo, però, è chiaro nei suoi effetti: chi compra una moschea in Italia non ne diventa proprietario. La intesta al Waqf, che resta l'unico titolare, oggi come nel 1989.
Il terzo schema riguarda un progetto singolo: A Torino un progetto da diciassette milioni di euro trasformerà le ex Fonderie Nebiolo in quella che sarebbe la seconda moschea "ufficialmente riconosciuta" d'Italia dopo quella di Roma. L'opera è finanziata in parte dal re del Marocco, Mohammed VI. L'annuncio ufficiale è stato il 20 marzo 2025, durante una cena per l'Iftar che riunì parlamentari, consiglieri comunali e regionali e il clero della diocesi torinese.  L'area fu assegnata nel 2023, con un diritto di superficie di novantanove anni, alla Fondazione legata alla Confederazione Islamica Italiana, che già gestisce un centro islamico in un'altra zona della città. In consiglio comunale, nell'aprile 2026, l'opposizione segnalò che i controlli amministrativi erano stati carenti, le associazioni veronesi la accusarono di stigmatizzazione. Nulla di fatto.
Formazione degli imam, proprietà delle moschee, finanziamenti diretti. Tre strumenti diversi, un solo effetto. Ciascuno garantisce a chi lo controlla una presenza fisica stabile sul territorio italiano. La prossima settimana vedremo come questi strumenti si siano tradotti, negli ultimi anni, in una mappa organizzativa che copre l'intero paese.
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Il capo dello Shin Bet David Zini rivolge un messaggio ai leader di Hamas a Gaza e all’estero:«Ai pianificatori del massacro, ai suoi esecutori e a chiunque abbia dato una mano alla profanazione dell’onore e del sangue dello Stato di Israele, e a chiunque cerchi la nostra distruzione — abbiamo un solo messaggio intransigente: non c’è luogo al mondo troppo lontano, non c’è perdono e non c’è scadenza. Vi abbiamo inseguito, vi stiamo inseguendo e continueremo a inseguirvi fino all’ultimo partecipante.
Il braccio lungo e determinato del sistema di sicurezza israeliano raggiungerà chiunque ci abbia fatto del male — nelle profondità dei tunnel, nei quartier generali nascosti e in ogni angolo del globo. Questo è il nostro sacro dovere verso la nazione e verso l’umanità.»
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Forwarded from Lion Udler (Lion Udler)
#Pakistan 🇵🇰

Decine di vittime e feriti in un attentato suicida avvenuto nella città di #Kohat, in Pakistan.
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