Free4Future
Giorno 3. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi. Il bimbo della foto è Omer Siman Tov , 4 anni, kibbutz Nir Oz. E stato bruciato vivo dai terroristi di Hamas nella sua casa, insieme alle sorelline Shahar e Arbel, gemelline di 5 anni…
è importante che questi post - uno al giorno - vengano condivisi e diffusi. Dobbiamo trovare queste due supporter di hamas. Contiamo su di voi
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Giorno 4. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi.
Il bimbo della foto è Yazan Zakaria Abu Jamaa
era un bambino beduino di 5 anni che viveva ad Ar’ara, nel Negev meridionale in Israele.
È stato ucciso il 7 ottobre 2023 da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza che ha colpito la sua casa. Un vicino ha raccontato che il bambino era in piedi vicino alla porta, accanto a un’auto: l’esplosione ha scagliato via e incendiato diversi veicoli e lo ha ucciso.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
@Piantedosim
@G_Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
@repubblica
@LaStampa
@Avvenire_Nei
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
Il bimbo della foto è Yazan Zakaria Abu Jamaa
era un bambino beduino di 5 anni che viveva ad Ar’ara, nel Negev meridionale in Israele.
È stato ucciso il 7 ottobre 2023 da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza che ha colpito la sua casa. Un vicino ha raccontato che il bambino era in piedi vicino alla porta, accanto a un’auto: l’esplosione ha scagliato via e incendiato diversi veicoli e lo ha ucciso.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
@Piantedosim
@G_Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
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voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
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Progetto Dreyfus
Progetto Dreyfus si unisce alla campagna di Free4future e intende presentare un esposto alla Procura di Roma affinché siano le autorità a verificare l’eventuale rilevanza penale di quei comportamenti.
Progetto Dreyfus si unisce alla campagna di Free4future e intende presentare un esposto alla Procura di Roma affinché siano le autorità competenti a verificare l’eventuale rilevanza penale di quei comportamenti.
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Le moschee: chi le costruisce e chi prepara gli imam
Questa settimana raccontiamo chi finanzia le moschee italiane, chi forma gli imam che le guidano, e chi ne possiede fisicamente gli edifici: tre risposte diverse, tre reti diverse, la stessa domanda di fondo.
A San Giovanni Lupatoto, vicino Verona, ha sede l'Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto come Bayan. Un rapporto del Ministero dell'Interno francese, pubblicato nel maggio 2025, lo indica come il principale centro di formazione per imam in Europa, finanziato attraverso fondi kuwaitiani.
A possedere fisicamente le moschee italiane è spesso un ente diverso da chi ci prega dentro. Il Waqf al Islami fi Italia, fondato ad Ancona nel 1989, detiene almeno venti immobili adibiti a luogo di culto in tutta Italia. Il suo primo presidente fu Ali Abu Shwaima, lo stesso uomo che un anno dopo, sempre ad Ancona, sarebbe diventato primo segretario generale dell'UCOII.
A Torino, un progetto da 17 milioni di euro finanziato in parte dal re del Marocco trasformerà le ex Fonderie Nebiolo nella seconda moschea "ufficialmente riconosciuta" d'Italia. Qui la domanda aperta riguarda la trasparenza dei finanziamenti, non un'appartenenza a una rete specifica: resta un caso aperto, mai del tutto chiarito nemmeno dal consiglio comunale.
Tre modelli di finanziamento, tre gradi di anonimato. Questa settimana li mettiamo uno accanto all'altro.
Questa settimana raccontiamo chi finanzia le moschee italiane, chi forma gli imam che le guidano, e chi ne possiede fisicamente gli edifici: tre risposte diverse, tre reti diverse, la stessa domanda di fondo.
A San Giovanni Lupatoto, vicino Verona, ha sede l'Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto come Bayan. Un rapporto del Ministero dell'Interno francese, pubblicato nel maggio 2025, lo indica come il principale centro di formazione per imam in Europa, finanziato attraverso fondi kuwaitiani.
A possedere fisicamente le moschee italiane è spesso un ente diverso da chi ci prega dentro. Il Waqf al Islami fi Italia, fondato ad Ancona nel 1989, detiene almeno venti immobili adibiti a luogo di culto in tutta Italia. Il suo primo presidente fu Ali Abu Shwaima, lo stesso uomo che un anno dopo, sempre ad Ancona, sarebbe diventato primo segretario generale dell'UCOII.
A Torino, un progetto da 17 milioni di euro finanziato in parte dal re del Marocco trasformerà le ex Fonderie Nebiolo nella seconda moschea "ufficialmente riconosciuta" d'Italia. Qui la domanda aperta riguarda la trasparenza dei finanziamenti, non un'appartenenza a una rete specifica: resta un caso aperto, mai del tutto chiarito nemmeno dal consiglio comunale.
Tre modelli di finanziamento, tre gradi di anonimato. Questa settimana li mettiamo uno accanto all'altro.
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Giorno 5. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi. La ragazzina della foto è Noya Dayan, grandissima fan di Harry Potter, 12 anni. È stata trucidata il 7 ottobre 2023 a casa della nonna, insieme alla nonna Carmela di 80 anni. Lo zio Ofer Calderon e due dei suoi figli Sahar ed Erez, 16 e 12 anni rapiti e portati a Gaza.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Noya e sua nonna. Che hanno distrutto la sua famiglia e rapito i suoi parenti.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali.
E - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
@Piantedosim
@G_Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
@repubblica
@LaStampa
@Avvenire_Nei
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Noya e sua nonna. Che hanno distrutto la sua famiglia e rapito i suoi parenti.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali.
E - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
@Piantedosim
@G_Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
@repubblica
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Nel 1935 la Mostra di Venezia assegnò una medaglia d’oro a Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl, documentario di propaganda sul congresso nazista di Norimberga del 1934.
Nel 1938 la stessa Mostra diede a Olympia, il suo film sulle Olimpiadi di Berlino del 1936, la Coppa Mussolini per il miglior film straniero: il premio più prestigioso riservato alle opere non italiane.
Il trionfo della volontà non vinse il premio, ma ricevette una medaglia d’oro per il documentario. Olympia invece si portò a casa il premio principale della sezione straniera.
Purtroppo non è rimasto traccia di quanto durò l’applauso.
Nel 1938 la stessa Mostra diede a Olympia, il suo film sulle Olimpiadi di Berlino del 1936, la Coppa Mussolini per il miglior film straniero: il premio più prestigioso riservato alle opere non italiane.
Il trionfo della volontà non vinse il premio, ma ricevette una medaglia d’oro per il documentario. Olympia invece si portò a casa il premio principale della sezione straniera.
Purtroppo non è rimasto traccia di quanto durò l’applauso.
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Già da tempo, il Gran Muftì aveva trasformato la questione dell'immigrazione ebraica in un jihad religioso. I sermoni nelle moschee, infatti, erano ben lungi dal toccare questioni di carattere territoriale o economico. Gli stessi combattenti che attaccavano i kibbutz, non erano motivati di certo dalla disperazione economica, credevano piuttosto, e fermamente, di combattere una guerra santa contro i principali nemici cosmici dell'Islam. In quei mesi, furono assassinati centinaia di ebrei in attentati e imboscate, nonostante gli stessi si fossero organizzati per difendersi e contrattaccare.
La violenza non risparmiò neppure decine di arabi moderati che si opponevano alla linea intransigente di al-Husseini: furono eliminati, spesso insieme alle loro famiglie.
La Grande Rivolta Araba prese anche di mira gli inglesi, con attentati e atti di sabotaggio. Le autorità britanniche risposero con durezza, ma non abbastanza perché la rivolta si arrestasse.
Il denaro italiano fu imprescindibile in questa fase: fluiva dalla borsa di Mussolini attraverso al-Jabiri, che da Ginevra lo trasferiva a emissari fidati e questi in Palestina. Si poterono così continuare a comprare le armi dai trafficanti siriani e libanesi, pagare gli “stipendi” ai combattenti che altrimenti avrebbero dovuto abbandonare la lotta per procurarsi da vivere. Il tutto, con l’aiuto di Radio Bari che amplificava ogni successo della rivolta e minimizzava ogni sconfitta.
In vendita su Amazon.
https://amazon.it/dp/B0GX5PCCBY
La violenza non risparmiò neppure decine di arabi moderati che si opponevano alla linea intransigente di al-Husseini: furono eliminati, spesso insieme alle loro famiglie.
La Grande Rivolta Araba prese anche di mira gli inglesi, con attentati e atti di sabotaggio. Le autorità britanniche risposero con durezza, ma non abbastanza perché la rivolta si arrestasse.
Il denaro italiano fu imprescindibile in questa fase: fluiva dalla borsa di Mussolini attraverso al-Jabiri, che da Ginevra lo trasferiva a emissari fidati e questi in Palestina. Si poterono così continuare a comprare le armi dai trafficanti siriani e libanesi, pagare gli “stipendi” ai combattenti che altrimenti avrebbero dovuto abbandonare la lotta per procurarsi da vivere. Il tutto, con l’aiuto di Radio Bari che amplificava ogni successo della rivolta e minimizzava ogni sconfitta.
In vendita su Amazon.
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Hajj Amin al-Husseini Sacerdote del terrore : Il progetto islamico dello sterminio da Mussolini al 7 ottobre (Schegge di Luce Vol.…
Hajj Amin al-Husseini Sacerdote del terrore Il progetto islamico dello sterminio da Mussolini al 7 ottobre Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato dalla Striscia di Gaza il più sanguinoso attacco contro Israele dalla sua fondazione, chiamando quell'operazione…
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IL MEDICO CHE COMPRÒ LE MOSCHEE D'ITALIA
Ali Abu Shwaima possiede, attraverso un unico ente, almeno venti immobili adibiti a moschea in tutta Italia.
Nessuno sa con certezza da dove siano arrivati i soldi per comprarli.
Nato ad Amman, in Giordania, il 13 ottobre 1950 arriva in Italia per studiare a Perugia nel 1969 e pochi mesi dopo, nel 1970, fonda lì l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia.
Studia medicina a Milano, ottiene la cittadinanza e lavora come medico nelle strutture sanitarie di Milano e Corsico. Un percorso di integrazione professionale ineccepibile, sulla carta.
Parallelamente, costruì qualcos'altro. Nel 1974 apre a Milano un punto di riferimento per i musulmani, ufficializzato nel 1977 come Centro Islamico. Nel 1989 fonda e presiede il Waqf al Islami fi Italia: un ente a cui i musulmani italiani potevano intestare le proprietà destinate a moschee.
Da quel momento, chi voleva comprare una moschea non diventava proprietario: la intestava a lui, o meglio, all'ente che lui presiedeva e presiede ancora oggi, unico titolare che quell'ente abbia mai avuto.
Il 9 gennaio 1990, ad Ancona, fa la stessa mossa su scala nazionale: diventa segretario generale dell'UCOII. A livello europeo, entra nella dirigenza dell'Europe Trust, il fondo che la FIOE usa per finanziare le proprie attività attraverso investimenti immobiliari — un patrimonio parallelo a quello italiano, gestito con la stessa logica, sotto un'altra sigla.
Guida anche il dipartimento da'wa della FIOE, dirige la sua rivista ufficiale, Al-Europiya, e presiede nel 1999/2000 l'Istituto Europeo di Scienze Umane, con un dipartimento di formazione degli imam.
E’ nella Consulta del Comune di Milano per gli stranieri e anche in quella della Regione Lombardia.
Poligamo praticante con due mogli e sette figli, dichiarò al Giornale: «Personalmente ho celebrato decine di matrimoni religiosi. Non mi sento assolutamente in colpa. Il problema è solo di voi italiani. La legge è infatti dalla nostra parte. Non solo la Corte Costituzionale ha abrogato l'articolo 560, quello che puniva il concubinato. Ma non si configura nemmeno il reato previsto dall'articolo 556, quello sulla bigamia, considerato che il secondo matrimonio è un semplice matrimonio religioso, senza alcun effetto civile».
I politici italiani lo corteggiano: a fine febbraio 2018, poco prima delle elezioni politiche e regionali, ospitò nella sua moschea di Segrate un incontro con il segretario milanese del PD Pietro Bussolati e la consigliera comunale Sumaya Abdel Qader.
Pochi giorni dopo, il bollettino della stessa moschea invitò esplicitamente "musulmani, familiari e amici" a votare per i partiti favorevoli allo ius soli.
Non si sa con certezza da dove siano arrivati i fondi per costruire, in trentacinque anni, un patrimonio immobiliare che nessuna legge italiana obbliga a rendere pubblico.
Si può ipotizzare che quell'opacità garantisca continuità di controllo ideologico sulle moschee.
Si può ipotizzare che mantenga aperto un canale di finanziamento estero che sfugge ai controlli bancari ordinari.
Restano, appunto, ipotesi: quello che è un fatto è che un solo uomo, con un unico ente, decide ancora oggi chi entra e chi predica in almeno venti moschee di culto italiani.
Ali Abu Shwaima possiede, attraverso un unico ente, almeno venti immobili adibiti a moschea in tutta Italia.
Nessuno sa con certezza da dove siano arrivati i soldi per comprarli.
Nato ad Amman, in Giordania, il 13 ottobre 1950 arriva in Italia per studiare a Perugia nel 1969 e pochi mesi dopo, nel 1970, fonda lì l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia.
Studia medicina a Milano, ottiene la cittadinanza e lavora come medico nelle strutture sanitarie di Milano e Corsico. Un percorso di integrazione professionale ineccepibile, sulla carta.
Parallelamente, costruì qualcos'altro. Nel 1974 apre a Milano un punto di riferimento per i musulmani, ufficializzato nel 1977 come Centro Islamico. Nel 1989 fonda e presiede il Waqf al Islami fi Italia: un ente a cui i musulmani italiani potevano intestare le proprietà destinate a moschee.
Da quel momento, chi voleva comprare una moschea non diventava proprietario: la intestava a lui, o meglio, all'ente che lui presiedeva e presiede ancora oggi, unico titolare che quell'ente abbia mai avuto.
Il 9 gennaio 1990, ad Ancona, fa la stessa mossa su scala nazionale: diventa segretario generale dell'UCOII. A livello europeo, entra nella dirigenza dell'Europe Trust, il fondo che la FIOE usa per finanziare le proprie attività attraverso investimenti immobiliari — un patrimonio parallelo a quello italiano, gestito con la stessa logica, sotto un'altra sigla.
Guida anche il dipartimento da'wa della FIOE, dirige la sua rivista ufficiale, Al-Europiya, e presiede nel 1999/2000 l'Istituto Europeo di Scienze Umane, con un dipartimento di formazione degli imam.
E’ nella Consulta del Comune di Milano per gli stranieri e anche in quella della Regione Lombardia.
Poligamo praticante con due mogli e sette figli, dichiarò al Giornale: «Personalmente ho celebrato decine di matrimoni religiosi. Non mi sento assolutamente in colpa. Il problema è solo di voi italiani. La legge è infatti dalla nostra parte. Non solo la Corte Costituzionale ha abrogato l'articolo 560, quello che puniva il concubinato. Ma non si configura nemmeno il reato previsto dall'articolo 556, quello sulla bigamia, considerato che il secondo matrimonio è un semplice matrimonio religioso, senza alcun effetto civile».
I politici italiani lo corteggiano: a fine febbraio 2018, poco prima delle elezioni politiche e regionali, ospitò nella sua moschea di Segrate un incontro con il segretario milanese del PD Pietro Bussolati e la consigliera comunale Sumaya Abdel Qader.
Pochi giorni dopo, il bollettino della stessa moschea invitò esplicitamente "musulmani, familiari e amici" a votare per i partiti favorevoli allo ius soli.
Non si sa con certezza da dove siano arrivati i fondi per costruire, in trentacinque anni, un patrimonio immobiliare che nessuna legge italiana obbliga a rendere pubblico.
Si può ipotizzare che quell'opacità garantisca continuità di controllo ideologico sulle moschee.
Si può ipotizzare che mantenga aperto un canale di finanziamento estero che sfugge ai controlli bancari ordinari.
Restano, appunto, ipotesi: quello che è un fatto è che un solo uomo, con un unico ente, decide ancora oggi chi entra e chi predica in almeno venti moschee di culto italiani.
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IL MEDICO CHE COMPRÒ LE MOSCHEE D'ITALIA Ali Abu Shwaima possiede, attraverso un unico ente, almeno venti immobili adibiti a moschea in tutta Italia. Nessuno sa con certezza da dove siano arrivati i soldi per comprarli. Nato ad Amman, in Giordania, il 13…
Avete perso qualche puntata della seconda settimana della serie?
Le trovate tutte qui:
https://substack.com/home/post/p-215817934
Le trovate tutte qui:
https://substack.com/home/post/p-215817934
Substack
Fratelli musulmani, la seconda settimana
Avete perso qualche puntata della seconda settimana serie? Le trovate tutti qui.
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Giorno 6. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi.
La ragazza della foto è Tahel Bira, 15 anni. E' stata trucidata il 7 ottobre 2023 nella sua casa insieme al padre Oron, la madre Yasmin, la sorella maggiore Tair, e lo zio Tal.
Una intera famiglia massacrata in casa dai terroristi sterminazionisti di Hamas.
Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne di questo video.
E non sappiamo ancora chi sono.
Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Tahel e la sua famiglia.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo.
Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna nel video)
Ministro #matteopiantedosi sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
la Repubblica
La Stampa
Avvenire
Corriere della Sera
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
La ragazza della foto è Tahel Bira, 15 anni. E' stata trucidata il 7 ottobre 2023 nella sua casa insieme al padre Oron, la madre Yasmin, la sorella maggiore Tair, e lo zio Tal.
Una intera famiglia massacrata in casa dai terroristi sterminazionisti di Hamas.
Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne di questo video.
E non sappiamo ancora chi sono.
Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Tahel e la sua famiglia.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo.
Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna nel video)
Ministro #matteopiantedosi sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
la Repubblica
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Corriere della Sera
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
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Qui trovate i primi due podcast della serie sulla Fratellanza Musulmana in Italia.
https://open.spotify.com/playlist/35ICHhgloWZHHHBbojpdlK
https://open.spotify.com/playlist/35ICHhgloWZHHHBbojpdlK
Spotify
FRATELLI MUSULMANI: LE MANI SULL'ITALIA
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Forwarded from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️ Gli USA mediano contatti tra Israele e Arabia Saudita contro gli Houthi
Gli Stati Uniti starebbero mediando contatti tra Israele e Arabia Saudita per la condivisione di intelligence israeliana sugli Houthi, mentre Riyadh affronta la crescente offensiva del gruppo sostenuto dall’Iran.
I contatti sarebbero supervisionati dal CENTCOM statunitense. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe chiesto l’assistenza americana per ottenere informazioni israeliane utili alla difesa del Regno. Riyadh si sarebbe rivolta anche ad altri Paesi del Golfo e all’Egitto. L’Ufficio del Primo Ministro israeliano non ha commentato e il CENTCOM non ha fornito per ora una conferma ufficiale.
Parallelamente, i vertici dell’IDF avrebbero raccomandato al governo israeliano di evitare attacchi contro gli Houthi o altre iniziative che possano trasformare Israele nel principale protagonista militare dello scontro in Yemen.
La linea suggerita dall’esercito sarebbe invece quella di concentrare gli sforzi sulla costruzione di una coalizione politica, militare e regionale più ampia contro gli Houthi, lasciando che il confronto non ricada prevalentemente su Israele.
Se confermati, i contatti con Riyadh rappresenterebbero un passaggio significativo: la minaccia Houthi sta creando una convergenza concreta di interessi strategici tra Israele e Arabia Saudita, nonostante l’assenza di relazioni diplomatiche formali.
Gli Stati Uniti starebbero mediando contatti tra Israele e Arabia Saudita per la condivisione di intelligence israeliana sugli Houthi, mentre Riyadh affronta la crescente offensiva del gruppo sostenuto dall’Iran.
I contatti sarebbero supervisionati dal CENTCOM statunitense. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe chiesto l’assistenza americana per ottenere informazioni israeliane utili alla difesa del Regno. Riyadh si sarebbe rivolta anche ad altri Paesi del Golfo e all’Egitto. L’Ufficio del Primo Ministro israeliano non ha commentato e il CENTCOM non ha fornito per ora una conferma ufficiale.
Parallelamente, i vertici dell’IDF avrebbero raccomandato al governo israeliano di evitare attacchi contro gli Houthi o altre iniziative che possano trasformare Israele nel principale protagonista militare dello scontro in Yemen.
La linea suggerita dall’esercito sarebbe invece quella di concentrare gli sforzi sulla costruzione di una coalizione politica, militare e regionale più ampia contro gli Houthi, lasciando che il confronto non ricada prevalentemente su Israele.
Se confermati, i contatti con Riyadh rappresenterebbero un passaggio significativo: la minaccia Houthi sta creando una convergenza concreta di interessi strategici tra Israele e Arabia Saudita, nonostante l’assenza di relazioni diplomatiche formali.
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Giorno 7. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi. Il bimbo della foto è Ethan Kapshetar, avrebbe compiuto 5 anni l'8 ottobre. Il 7 ottobre 2023 era in campeggio con tutta la famiglia nel Parco Nazionale di Ashkelon per festeggiare in anticipo il suo compleanno e per la festa di Simchat Torah. Con i genitori, Evgeny e Dina, e la sorella Aline, 8 anni.
Quando è partita la raffica di razzi, hanno sentito le sirene, hanno smontato la tenda e sono partiti in auto per tornare a casa. Hanno fatto in tempo a chiamare il nonno materno per dire che erano in viaggio. Poco dopo, all’incrocio di Sha’ar HaNegev, sono stati intercettati da militanti di Hamas. L’auto è stata crivellata di colpi e tutta la famiglia è stata uccisa. I corpi dei genitori e di Ethan sono stati identificati e sepolti per primi. Quello di Aline, 8 anni è stato trovato e identificato solo dopo una decina di giorni.
Una intera famiglia trucidata dai terroristi sterminazionisti di Hamas. Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne riprese in più video. E non sappiamo ancora chi sono.
Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Ethan e la sua famiglia. Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo. Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna in un video)
@Piantedosim
saremmo già stanchi di aspettare: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti e protestano contro la legge contro l'antisemitismo?
@repubblica @LaStampa @Avvenire_Nei voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
Quando è partita la raffica di razzi, hanno sentito le sirene, hanno smontato la tenda e sono partiti in auto per tornare a casa. Hanno fatto in tempo a chiamare il nonno materno per dire che erano in viaggio. Poco dopo, all’incrocio di Sha’ar HaNegev, sono stati intercettati da militanti di Hamas. L’auto è stata crivellata di colpi e tutta la famiglia è stata uccisa. I corpi dei genitori e di Ethan sono stati identificati e sepolti per primi. Quello di Aline, 8 anni è stato trovato e identificato solo dopo una decina di giorni.
Una intera famiglia trucidata dai terroristi sterminazionisti di Hamas. Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne riprese in più video. E non sappiamo ancora chi sono.
Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Ethan e la sua famiglia. Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo. Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna in un video)
@Piantedosim
saremmo già stanchi di aspettare: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti e protestano contro la legge contro l'antisemitismo?
@repubblica @LaStampa @Avvenire_Nei voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
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In anteprima il tema del reel di domani: chi forma e dove si formano gli imam italiani?
LA FORMAZIONE DEGLI IMAM IN EUROPA: UNA TRADIZIONE CHE RISALE AI NAZISTI
Chi sceglie l'imam, decide la politica. Fu il Gran Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini a capirlo per primo in Europa: durante la Seconda Guerra Mondiale, ispirò l'apertura di due scuole per imam destinate ai soldati musulmani della Wehrmacht e delle Waffen-SS, una a Guben, risalente all'aprile 1944 e una a Dresda, voluta direttamente da Heinrich Himmler.
Ottant'anni dopo, lo stesso principio funziona in tempo di pace, in tutta Europa come in Italia.
LA FORMAZIONE DEGLI IMAM IN EUROPA: UNA TRADIZIONE CHE RISALE AI NAZISTI
Chi sceglie l'imam, decide la politica. Fu il Gran Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini a capirlo per primo in Europa: durante la Seconda Guerra Mondiale, ispirò l'apertura di due scuole per imam destinate ai soldati musulmani della Wehrmacht e delle Waffen-SS, una a Guben, risalente all'aprile 1944 e una a Dresda, voluta direttamente da Heinrich Himmler.
Ottant'anni dopo, lo stesso principio funziona in tempo di pace, in tutta Europa come in Italia.
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8 GIORNI DOPO. ANCORA NESSUN NOME.
Sono passati 8 giorni dalla manifestazione davanti a Montecitorio contro il DDL antisemitismo.
Le immagini le abbiamo viste tutti: cori a favore di Hamas, Hezbollah, FPLP. I resoconti confermano la presenza di bandiere di Hamas e Hezbollah e I cori, mentre gli organizzatori hanno poi sostenuto che quei manifestanti non rappresentassero la piazza.
Eppure, quelle persone non risultano ancora pubblicamente identificate.
Le polemiche non si sono placate. Le domande continuano. Le immagini restano. E resta una domanda molto semplice: chi sono?
Perché molti, in quella piazza, probabilmente lo sanno. Ma nessuno risponde.
Continuiamo a chiedere nomi e responsabilità, non per alimentare una caccia alle streghe, ma perché inneggiare pubblicamente a organizzazioni terroristiche davanti alla Camera dei Deputati non è folklore, non è “critica a Israele” e non può essere archiviato con un’alzata di spalle.
Il Podcast: https://youtu.be/bOCYsz6lVUw?is=w7sA5rTJBF7hC1kd
Sono passati 8 giorni dalla manifestazione davanti a Montecitorio contro il DDL antisemitismo.
Le immagini le abbiamo viste tutti: cori a favore di Hamas, Hezbollah, FPLP. I resoconti confermano la presenza di bandiere di Hamas e Hezbollah e I cori, mentre gli organizzatori hanno poi sostenuto che quei manifestanti non rappresentassero la piazza.
Eppure, quelle persone non risultano ancora pubblicamente identificate.
Le polemiche non si sono placate. Le domande continuano. Le immagini restano. E resta una domanda molto semplice: chi sono?
Perché molti, in quella piazza, probabilmente lo sanno. Ma nessuno risponde.
Continuiamo a chiedere nomi e responsabilità, non per alimentare una caccia alle streghe, ma perché inneggiare pubblicamente a organizzazioni terroristiche davanti alla Camera dei Deputati non è folklore, non è “critica a Israele” e non può essere archiviato con un’alzata di spalle.
Il Podcast: https://youtu.be/bOCYsz6lVUw?is=w7sA5rTJBF7hC1kd
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Ep.6 - DDL ANTISEMITISMO: il bavaglio che non esiste. Criticare Israele si può. E quindi?
Il punto non è stabilire se si possa criticare Israele. Certo che si può.
La domanda interessante viene dopo: quando la critica a Israele smette di essere critica e diventa discriminazione?
Contestare Netanyahu è legittimo. Considerare ogni israeliano responsabile…
La domanda interessante viene dopo: quando la critica a Israele smette di essere critica e diventa discriminazione?
Contestare Netanyahu è legittimo. Considerare ogni israeliano responsabile…
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A San Giovanni Lupatoto, vicino Verona, ha sede l'Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto come Bayan. Un rapporto del Ministero dell'Interno francese, pubblicato nel maggio 2025, lo cita per nome: potrebbe diventare il principale centro di formazione per imam in Europa, e ha ricevuto finanziamenti attraverso l'International Islamic Charity Organisation kuwaitiana.
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Giorno 8. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi. La bimba della foto è Arbel Siman Tov, 5 anni e mezzo.
La mattina del 7 ottobre 2023, all’inizio dell’attacco di Hamas, la famiglia si rifugiò nella stanza sicura della casa. Tamar scrisse al gruppo WhatsApp delle madri del kibbutz per chiedere se tutti stessero bene; più tardi comunicò di essere ferita. Johnny mandò un messaggio alla sorella: «Sono qui, ci stanno bruciando, stiamo soffocando». I terroristi di Hamas avevano dato fuoco alla casa. Secondo i resoconti dei familiari, i genitori furono colpiti attraverso la finestra; la famiglia rimase insieme nella stanza piena di fumo. Tutti e cinque — Johnny, Tamar, Shahar, Arbel e Omer — furono uccisi. Anche la nonna paterna, Carol Siman Tov, fu assassinata nella propria casa nello stesso kibbutz
Una intera famiglia trucidata dai terroristi sterminazionisti di Hamas. Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne di questo video. E non sappiamo ancora chi sono. Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di Hamas.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo. Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna nel video) Ministro Piantedosi siamo stanchi di aspettare: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti e protestano contro la legge contro l'antisemitismo?
@repubblica @LaStampa @Avvenire
@Corriere
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
La mattina del 7 ottobre 2023, all’inizio dell’attacco di Hamas, la famiglia si rifugiò nella stanza sicura della casa. Tamar scrisse al gruppo WhatsApp delle madri del kibbutz per chiedere se tutti stessero bene; più tardi comunicò di essere ferita. Johnny mandò un messaggio alla sorella: «Sono qui, ci stanno bruciando, stiamo soffocando». I terroristi di Hamas avevano dato fuoco alla casa. Secondo i resoconti dei familiari, i genitori furono colpiti attraverso la finestra; la famiglia rimase insieme nella stanza piena di fumo. Tutti e cinque — Johnny, Tamar, Shahar, Arbel e Omer — furono uccisi. Anche la nonna paterna, Carol Siman Tov, fu assassinata nella propria casa nello stesso kibbutz
Una intera famiglia trucidata dai terroristi sterminazionisti di Hamas. Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne di questo video. E non sappiamo ancora chi sono. Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di Hamas.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo. Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna nel video) Ministro Piantedosi siamo stanchi di aspettare: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti e protestano contro la legge contro l'antisemitismo?
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