La bambina della foto è Liel Hetzroni 12 anni, del kibbutz Be’eri. Il 7 ottobre 2023 è stata uccisa insieme al fratello gemello Yanai e alla prozia Ayala Hetzroni. I terroristi di Hamas li hanno portati in un’altra casa del kibbutz e poi hanno dato fuoco all’edificio. I suoi resti sono stati identificati solo settimane dopo, perché il corpo era quasi completamente bruciato.
Prima di essere trucidata ha detto piangendo che il giorno dopo doveva andare a scuola.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
Ministro Piantedosi
Ministro Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi.
Prima di essere trucidata ha detto piangendo che il giorno dopo doveva andare a scuola.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
Ministro Piantedosi
Ministro Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi.
💔30🤬10🤣4❤1👏1
Germania, Francia, UK, Italia: la stessa rete
Nel gennaio 1990, quando un gruppo di attivisti si riunì ad Ancona per fondare l'UCOII, l'Italia entrava in un fenomeno che in Europa era già in corso da tre decenni. La rete che oggi chiamiamo "Fratellanza in Occidente" non nacque tutta insieme: si costruì paese per paese, spesso attraverso le stesse persone, gli stessi finanziamenti, gli stessi luoghi.
La Germania arrivò prima di tutti. La IGD, Islamische Gemeinschaft Deutschland, nacque nel 1960, trent'anni prima dell'UCOII. La sua sede storica è il Centro Islamico di Monaco, la stessa moschea di cui abbiamo raccontato nella prima settimana di questa serie: il progetto che Said Ramadan prese in mano alla fine degli anni Cinquanta, con gli ex soldati musulmani della Wehrmacht che l'aveva avviato. La IGD crebbe fino a rivendicare, secondo alcune stime, il controllo di oltre 120 moschee in tutta la Germania. Le agenzie di intelligence dei singoli Länder la definiscono apertamente una diramazione della Fratellanza Musulmana.
A guidarla, fino al 2002, è stato Ali Ghaleb Himmat. Lo stesso Himmat che a Campione d'Italia viveva a pochi passi da Youssef Nada e che con lui aveva fondato, nel 1988, la Al Taqwa Bank. Himmat lasciò la presidenza tedesca nel novembre 2001, esattamente la settimana in cui la polizia svizzera perquisiva la villa di Nada e il suo nome finiva nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell'ONU, come finanziatore del terrorismo. Due paesi, due organizzazioni, lo stesso uomo colpito nello stesso momento.
Gli successe Ibrahim El Zayat, figlio di un imam egiziano emigrato in Germania negli anni Sessanta. El Zayat aveva già guidato l'unione degli studenti musulmani tedeschi e, tra il 1996 e il 2002, la FEMYSO, l'organizzazione giovanile della federazione europea con sede a Bruxelles. Interrogato sui legami della IGD con la Fratellanza, El Zayat ha ammesso pubblicamente: "la IGD ha radici nella Fratellanza Musulmana".
In Francia il percorso è stato diverso, ma la traiettoria finale la stessa.
L'UOIF, nata negli anni Ottanta come organizzazione giovanile e con poco peso, trovò la sua prima occasione pubblica nel 1989, quando esplose la prima grande polemica francese sul velo islamico nelle scuole. L'UOIF si schierò a favore del diritto di indossarlo, organizzando proteste contro il divieto. Quindici anni dopo, quando la Francia approvò nel 2004 una legge molto più severa sui simboli religiosi a scuola, l'organizzazione scelse la strategia opposta: restò in silenzio, evitando lo scontro diretto con lo Stato per non compromettere la posizione ormai raggiunta nelle istituzioni. Il suo stesso presidente dell'epoca, Lhaj Thami Breze, descrisse questa evoluzione come il passaggio da un'organizzazione di studenti stranieri a un soggetto che punta a farsi riconoscere come rappresentante stabile dei musulmani francesi. Oggi l'organizzazione, ribattezzata Musulmans de France, conta circa 200 moschee di riferimento e oltre 200 associazioni affiliate su tutto il territorio francese.
Nel Regno Unito, la storia comincia più tardi.
Nel 1997 Kamal Helbawy fondò il Muslim Association of Britain, per unire attivisti di origine araba fino ad allora dispersi in gruppi diversi. Tra i suoi dirigenti, Mohammed Sawalha, che IslamOnline ha descritto come membro del comitato politico dell'Organizzazione Internazionale della Fratellanza Musulmana. Ci sono poi Anas al Tikriti, figlio del leader del ramo iracheno del movimento e Azzam Tamimi, già direttore dell'ufficio parlamentare del Fronte di Azione Islamica, la diramazione giordana della Fratellanza. Per i primi anni, il MAB è rimasta un'organizzazione piccola, composta da circa 400 membri, con scarsa presa fuori dalla comunità araba. La svolta arrivò nel 2002, quando il movimento contro la guerra in Iraq andò alla ricerca di alleati capaci di mobilitare la comunità musulmana: il MAB organizzò una manifestazione anti-Israele così partecipata da convincere la coalizione Stop the War a chiedergli di entrare formalmente nella coalizione. A differenza di Germania e Francia, il numero di moschee britanniche legate al movimento non è mai stato reso pubblico.
Tutte queste organizzazioni nazionali, tedesca, francese, britannica, confluiscono nella FIOE, la Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa, con sede a Bruxelles.
Il suo consiglio direttivo ha incluso, negli anni, dirigenti provenienti da tutte queste sigle: Ahmed Jaballah dell'UOIF, Ibrahim El Zayat della IGD, esponenti del MAB. La FIOE stessa, secondo un documento interno, adottò un piano di lavoro ventennale, con l'obiettivo dichiarato di costruire relazioni con i governi e con l'Unione Europea e di ottenere l’ "insediamento" dell'Islam in Occidente attraverso quella che i suoi stessi documenti chiamano "integrazione positiva": partecipare pienamente alla vita pubblica europea, preservando però un'identità islamica distinta.
Quando l'UCOII nacque ad Ancona, nel gennaio 1990, si inserì dunque in una rete già consolidata di istituzioni dalla Germania alla Francia al Regno Unito; l’ennesimo tassello di un disegno che si stava costruendo, paese dopo paese, in tutto il continente.
Nel gennaio 1990, quando un gruppo di attivisti si riunì ad Ancona per fondare l'UCOII, l'Italia entrava in un fenomeno che in Europa era già in corso da tre decenni. La rete che oggi chiamiamo "Fratellanza in Occidente" non nacque tutta insieme: si costruì paese per paese, spesso attraverso le stesse persone, gli stessi finanziamenti, gli stessi luoghi.
La Germania arrivò prima di tutti. La IGD, Islamische Gemeinschaft Deutschland, nacque nel 1960, trent'anni prima dell'UCOII. La sua sede storica è il Centro Islamico di Monaco, la stessa moschea di cui abbiamo raccontato nella prima settimana di questa serie: il progetto che Said Ramadan prese in mano alla fine degli anni Cinquanta, con gli ex soldati musulmani della Wehrmacht che l'aveva avviato. La IGD crebbe fino a rivendicare, secondo alcune stime, il controllo di oltre 120 moschee in tutta la Germania. Le agenzie di intelligence dei singoli Länder la definiscono apertamente una diramazione della Fratellanza Musulmana.
A guidarla, fino al 2002, è stato Ali Ghaleb Himmat. Lo stesso Himmat che a Campione d'Italia viveva a pochi passi da Youssef Nada e che con lui aveva fondato, nel 1988, la Al Taqwa Bank. Himmat lasciò la presidenza tedesca nel novembre 2001, esattamente la settimana in cui la polizia svizzera perquisiva la villa di Nada e il suo nome finiva nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell'ONU, come finanziatore del terrorismo. Due paesi, due organizzazioni, lo stesso uomo colpito nello stesso momento.
Gli successe Ibrahim El Zayat, figlio di un imam egiziano emigrato in Germania negli anni Sessanta. El Zayat aveva già guidato l'unione degli studenti musulmani tedeschi e, tra il 1996 e il 2002, la FEMYSO, l'organizzazione giovanile della federazione europea con sede a Bruxelles. Interrogato sui legami della IGD con la Fratellanza, El Zayat ha ammesso pubblicamente: "la IGD ha radici nella Fratellanza Musulmana".
In Francia il percorso è stato diverso, ma la traiettoria finale la stessa.
L'UOIF, nata negli anni Ottanta come organizzazione giovanile e con poco peso, trovò la sua prima occasione pubblica nel 1989, quando esplose la prima grande polemica francese sul velo islamico nelle scuole. L'UOIF si schierò a favore del diritto di indossarlo, organizzando proteste contro il divieto. Quindici anni dopo, quando la Francia approvò nel 2004 una legge molto più severa sui simboli religiosi a scuola, l'organizzazione scelse la strategia opposta: restò in silenzio, evitando lo scontro diretto con lo Stato per non compromettere la posizione ormai raggiunta nelle istituzioni. Il suo stesso presidente dell'epoca, Lhaj Thami Breze, descrisse questa evoluzione come il passaggio da un'organizzazione di studenti stranieri a un soggetto che punta a farsi riconoscere come rappresentante stabile dei musulmani francesi. Oggi l'organizzazione, ribattezzata Musulmans de France, conta circa 200 moschee di riferimento e oltre 200 associazioni affiliate su tutto il territorio francese.
Nel Regno Unito, la storia comincia più tardi.
Nel 1997 Kamal Helbawy fondò il Muslim Association of Britain, per unire attivisti di origine araba fino ad allora dispersi in gruppi diversi. Tra i suoi dirigenti, Mohammed Sawalha, che IslamOnline ha descritto come membro del comitato politico dell'Organizzazione Internazionale della Fratellanza Musulmana. Ci sono poi Anas al Tikriti, figlio del leader del ramo iracheno del movimento e Azzam Tamimi, già direttore dell'ufficio parlamentare del Fronte di Azione Islamica, la diramazione giordana della Fratellanza. Per i primi anni, il MAB è rimasta un'organizzazione piccola, composta da circa 400 membri, con scarsa presa fuori dalla comunità araba. La svolta arrivò nel 2002, quando il movimento contro la guerra in Iraq andò alla ricerca di alleati capaci di mobilitare la comunità musulmana: il MAB organizzò una manifestazione anti-Israele così partecipata da convincere la coalizione Stop the War a chiedergli di entrare formalmente nella coalizione. A differenza di Germania e Francia, il numero di moschee britanniche legate al movimento non è mai stato reso pubblico.
Tutte queste organizzazioni nazionali, tedesca, francese, britannica, confluiscono nella FIOE, la Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa, con sede a Bruxelles.
Il suo consiglio direttivo ha incluso, negli anni, dirigenti provenienti da tutte queste sigle: Ahmed Jaballah dell'UOIF, Ibrahim El Zayat della IGD, esponenti del MAB. La FIOE stessa, secondo un documento interno, adottò un piano di lavoro ventennale, con l'obiettivo dichiarato di costruire relazioni con i governi e con l'Unione Europea e di ottenere l’ "insediamento" dell'Islam in Occidente attraverso quella che i suoi stessi documenti chiamano "integrazione positiva": partecipare pienamente alla vita pubblica europea, preservando però un'identità islamica distinta.
Quando l'UCOII nacque ad Ancona, nel gennaio 1990, si inserì dunque in una rete già consolidata di istituzioni dalla Germania alla Francia al Regno Unito; l’ennesimo tassello di un disegno che si stava costruendo, paese dopo paese, in tutto il continente.
👏3😢2👍1🤣1😈1🤪1
Pochi minuti fa Israele ha fatto saltare gran parte dell'enorme complesso sotterraneo costruito da Hezbollah nell'arco di due decenni sotto la strategica dorsale di Ali al-Taher, nel sud del Libano. Sotto le alture correva una rete composta da otto tracciati sotterranei per oltre 5,4 chilometri complessivi, utilizzata come centro di comando e controllo dell'unità Badr di Hezbollah. Per farla saltare in aria, Israele ha utilizzato oltre 1.100 tonnellate di esplosivo. L'esplosione sarebbe stata talmente potente da essere registrata come un evento sismico dai sistemi di monitoraggio israeliani. Perché è importante? Perché Ali al-Taher era una delle principali roccaforti fortificate di Hezbollah nel Libano meridionale. Era considerata vitale dall'organizzazione terroristica libanese al punto da portare l'Iran ad avvertire gli Stati Uniti che un attacco israeliano avrebbe incontrato una potente risposta da parte di Teheran. Traduco: al posto di Netanyahu, se avessi avuto l'obiettivo di attirare nella trappola la Repubblica Islamica senza attaccarla direttamente, avrei fatto esattamente questo, avrei colpito Ali Taher. (Dario D'Angelo su X)
👍16❤🔥6👏3❤1🤣1
Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi.
Il bambino della foto è Yanai Hetzroni 12 anni, del kibbutz Be’eri, gemello di Liel (vedi post di ieri). Il 7 ottobre 2023 è stato trucidato insieme a lei, al nonno Aviya e alla prozia Ayala Hetzroni.
I terroristi di Hamas lo hanno portati in un’altra casa del kibbutz insieme ad altri quindici vittime e poi hanno dato fuoco all’edificio. I suoi resti sono stati identificati solo settimane dopo, perché il corpo era quasi completamente bruciato.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono.
Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
Ministro Piantedosi, Ministro Valditara sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
Il bambino della foto è Yanai Hetzroni 12 anni, del kibbutz Be’eri, gemello di Liel (vedi post di ieri). Il 7 ottobre 2023 è stato trucidato insieme a lei, al nonno Aviya e alla prozia Ayala Hetzroni.
I terroristi di Hamas lo hanno portati in un’altra casa del kibbutz insieme ad altri quindici vittime e poi hanno dato fuoco all’edificio. I suoi resti sono stati identificati solo settimane dopo, perché il corpo era quasi completamente bruciato.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono.
Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
Ministro Piantedosi, Ministro Valditara sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
👍27🥱2🤣2😭1
Dal 1990 al 2002: la Fratellanza Musulmana si struttura in Italia
Prima che ad Ancona si firmasse l'atto che avrebbe fondato l'UCOII, il lavoro era già cominciato a Milano.
Il Centro Culturale Islamico di Milano e Lombardia, nato a sua volta dall'USMI, l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia attiva dal 1971, pubblicava dagli anni Ottanta una rivista, Il Messaggero dell'Islam, e aveva già inoltrato una propria richiesta di Intesa allo Stato italiano.
Leggi l'articolo sotto 👇👇👇
Prima che ad Ancona si firmasse l'atto che avrebbe fondato l'UCOII, il lavoro era già cominciato a Milano.
Il Centro Culturale Islamico di Milano e Lombardia, nato a sua volta dall'USMI, l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia attiva dal 1971, pubblicava dagli anni Ottanta una rivista, Il Messaggero dell'Islam, e aveva già inoltrato una propria richiesta di Intesa allo Stato italiano.
Leggi l'articolo sotto 👇👇👇
🤣3🔥2👍1
Dal 1990 al 2002: la Fratellanza Musulmana si struttura in Italia
Prima che ad Ancona si firmasse l'atto che avrebbe fondato l'UCOII, il lavoro era già cominciato a Milano.
Il Centro Culturale Islamico di Milano e Lombardia, nato a sua volta dall'USMI, l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia attiva dal 1971, pubblicava dagli anni Ottanta una rivista, Il Messaggero dell'Islam, e aveva già inoltrato una propria richiesta di Intesa allo Stato italiano.
Fu da qui, da un gruppo di dirigenti convinti che l'islam italiano avesse bisogno di una voce unica e nazionale, che partì l'iniziativa che portò alla nascita dell'UCOII.
L'atto formale arrivò nel gennaio 1990, ad Ancona.
Nacque dalla fusione delle componenti siriana e palestinese dell'USMI, insieme a gruppi femminili come Islam Donne e a singoli attivisti italiani convertiti, tra cui Hamza Roberto Piccardo. Alla presidenza andò Nour Dachan, medico siriano trapiantato nelle Marche. Alla segreteria, Ali Abu Shwaima, leader della componente palestinese.
Lo statuto parlava un linguaggio preciso e istituzionale: unicità di rappresentanza davanti allo Stato, integrazione sociale, dialogo con le autorità italiane, in vista di un'Intesa ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione, lo stesso meccanismo che regola i rapporti tra lo Stato e le altre confessioni religiose.
Una bozza venne elaborata già in quel primo anno.
Questo linguaggio racconta un fenomeno che vale la pena spiegare bene, perché tornerà più volte in questa serie: il doppio registro.
Non è ipocrisia, e non è nemmeno incoerenza.
È una strategia.
Un linguaggio pubblico, fatto di diritti civili e dialogo istituzionale, convive con un'appartenenza e un percorso ideologico più radicale, senza che i due livelli si contraddicano davvero agli occhi di chi li usa.
Il primo serve a ottenere legittimità e accesso alle istituzioni occidentali, che raramente concederebbero lo stesso spazio a un linguaggio dichiaratamente ideologico.
Il secondo tiene insieme la base, la continuità con il movimento d'origine. Uno dei due registri non nasconde l'altro: sono due strumenti diversi, rivolti a due pubblici diversi.
Nel 1990 questo si vede con chiarezza. Lo statuto dell'UCOII parla di rappresentanza, integrazione, dialogo con lo Stato: un linguaggio che nessuno, in buona fede, potrebbe contestare.
Ma chi lo scrisse e chi lo firmò portava con sé un'appartenenza e una storia personale che raccontano qualcosa di diverso, la stessa che sarebbe riemersa decenni dopo nelle stesse persone: lo stesso Piccardo che nel 2014 avrebbe elogiato la strategia militare di Hamas, e nel 2026 avrebbe definito «resistenza» l'attacco del 7 ottobre.
Nei primi anni Novanta l'organizzazione mise radici sul territorio. Piccardo, dalla sua base in Liguria, aprì la moschea di Imperia nel 1992; seguirono Albenga nel 1994, Sanremo nel 1996, Savona e Cengio nel 1998. Cinque comunità in sei anni, in una sola regione, con un solo uomo a coordinarle: un ritmo che mostra quanto rapidamente una rete nazionale possa tradursi in presenza fisica locale, moschea dopo moschea.
Il 1998 fu un anno di snodo. In vista di una possibile Intesa, l'UCOII scelse di allargarsi «all'Islam degli stati»: insieme alla Grande Moschea di Roma, legata all'Arabia Saudita e al Marocco, e alla sezione italiana della Lega Musulmana Mondiale, nota in Italia come Rabita, annunciò la creazione di un Consiglio Islamico d'Italia.
Un direttivo di dieci persone, tutte con cittadinanza italiana: cinque nominate dall'UCOII, cinque dalla Rabita. Lo statuto prevedeva una rotazione delle cariche, ma le tensioni tra le due componenti resero l'esperimento di breve durata. L'Intesa, comunque, restò fuori portata.
Quell'anno mostra bene anche un altro aspetto della realtà islamica italiana: la sua natura tutt'altro che unitaria. A Milano, nello stesso periodo, operava la COREIS, un gruppo di orientamento sufi guidato da un convertito italiano, Abd al-Wahid Pallavicini, apertamente ostile ai «neotradizionalisti» dell'UCOII, che accusava di proporre una visione dell'islam distorta e asservita a una politica estranea alla spiritualità religiosa.
Tre correnti islamiche italiane, UCOII, Grande Moschea di Roma, COREIS, con tre orientamenti diversi: un quadro lontano dall'idea di un islam italiano come blocco compatto.
Mentre questo accadeva in Italia, la stessa dinamica si ripeteva altrove in Europa, spesso attraverso le stesse persone.
In Germania, la IGD, fondata già nel 1960 con sede nel Centro Islamico di Monaco, fu guidata fino al 2002 da Ali Ghaleb Himmat: lo stesso Himmat che a Campione d'Italia viveva a pochi passi da Youssef Nada, e con lui aveva fondato, nel 1988, la Al Taqwa Bank.
Himmat lasciò la presidenza tedesca nel novembre 2001, la settimana in cui la polizia svizzera perquisiva la villa di Nada e il suo nome finiva nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Gli successe, nel 2002, Ibrahim El Zayat, che ammise pubblicamente: «la IGD ha radici nella Fratellanza Musulmana».
In Francia, l'UOIF trovò nel 1989 la sua prima occasione pubblica, schierandosi come la più attiva difensora del diritto delle studentesse musulmane a indossare il velo nelle scuole, contro il primo divieto imposto in una scuola pubblica francese. Nel Regno Unito, il Muslim Association of Britain sarebbe nato nel 1997. Fondazioni diverse, radicate in contesti nazionali diversi, ma tutte riconducibili alla stessa rete transnazionale.
Oggi l'UCOII gestisce direttamente circa ottanta moschee in Italia, oltre a un altro centinaio di luoghi di culto non ufficiali collegati alla sua rete. Chi ha finanziato quella crescita, e chi forma gli imam che la guidano, è la storia della prossima settimana.
Prima che ad Ancona si firmasse l'atto che avrebbe fondato l'UCOII, il lavoro era già cominciato a Milano.
Il Centro Culturale Islamico di Milano e Lombardia, nato a sua volta dall'USMI, l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia attiva dal 1971, pubblicava dagli anni Ottanta una rivista, Il Messaggero dell'Islam, e aveva già inoltrato una propria richiesta di Intesa allo Stato italiano.
Fu da qui, da un gruppo di dirigenti convinti che l'islam italiano avesse bisogno di una voce unica e nazionale, che partì l'iniziativa che portò alla nascita dell'UCOII.
L'atto formale arrivò nel gennaio 1990, ad Ancona.
Nacque dalla fusione delle componenti siriana e palestinese dell'USMI, insieme a gruppi femminili come Islam Donne e a singoli attivisti italiani convertiti, tra cui Hamza Roberto Piccardo. Alla presidenza andò Nour Dachan, medico siriano trapiantato nelle Marche. Alla segreteria, Ali Abu Shwaima, leader della componente palestinese.
Lo statuto parlava un linguaggio preciso e istituzionale: unicità di rappresentanza davanti allo Stato, integrazione sociale, dialogo con le autorità italiane, in vista di un'Intesa ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione, lo stesso meccanismo che regola i rapporti tra lo Stato e le altre confessioni religiose.
Una bozza venne elaborata già in quel primo anno.
Questo linguaggio racconta un fenomeno che vale la pena spiegare bene, perché tornerà più volte in questa serie: il doppio registro.
Non è ipocrisia, e non è nemmeno incoerenza.
È una strategia.
Un linguaggio pubblico, fatto di diritti civili e dialogo istituzionale, convive con un'appartenenza e un percorso ideologico più radicale, senza che i due livelli si contraddicano davvero agli occhi di chi li usa.
Il primo serve a ottenere legittimità e accesso alle istituzioni occidentali, che raramente concederebbero lo stesso spazio a un linguaggio dichiaratamente ideologico.
Il secondo tiene insieme la base, la continuità con il movimento d'origine. Uno dei due registri non nasconde l'altro: sono due strumenti diversi, rivolti a due pubblici diversi.
Nel 1990 questo si vede con chiarezza. Lo statuto dell'UCOII parla di rappresentanza, integrazione, dialogo con lo Stato: un linguaggio che nessuno, in buona fede, potrebbe contestare.
Ma chi lo scrisse e chi lo firmò portava con sé un'appartenenza e una storia personale che raccontano qualcosa di diverso, la stessa che sarebbe riemersa decenni dopo nelle stesse persone: lo stesso Piccardo che nel 2014 avrebbe elogiato la strategia militare di Hamas, e nel 2026 avrebbe definito «resistenza» l'attacco del 7 ottobre.
Nei primi anni Novanta l'organizzazione mise radici sul territorio. Piccardo, dalla sua base in Liguria, aprì la moschea di Imperia nel 1992; seguirono Albenga nel 1994, Sanremo nel 1996, Savona e Cengio nel 1998. Cinque comunità in sei anni, in una sola regione, con un solo uomo a coordinarle: un ritmo che mostra quanto rapidamente una rete nazionale possa tradursi in presenza fisica locale, moschea dopo moschea.
Il 1998 fu un anno di snodo. In vista di una possibile Intesa, l'UCOII scelse di allargarsi «all'Islam degli stati»: insieme alla Grande Moschea di Roma, legata all'Arabia Saudita e al Marocco, e alla sezione italiana della Lega Musulmana Mondiale, nota in Italia come Rabita, annunciò la creazione di un Consiglio Islamico d'Italia.
Un direttivo di dieci persone, tutte con cittadinanza italiana: cinque nominate dall'UCOII, cinque dalla Rabita. Lo statuto prevedeva una rotazione delle cariche, ma le tensioni tra le due componenti resero l'esperimento di breve durata. L'Intesa, comunque, restò fuori portata.
Quell'anno mostra bene anche un altro aspetto della realtà islamica italiana: la sua natura tutt'altro che unitaria. A Milano, nello stesso periodo, operava la COREIS, un gruppo di orientamento sufi guidato da un convertito italiano, Abd al-Wahid Pallavicini, apertamente ostile ai «neotradizionalisti» dell'UCOII, che accusava di proporre una visione dell'islam distorta e asservita a una politica estranea alla spiritualità religiosa.
Tre correnti islamiche italiane, UCOII, Grande Moschea di Roma, COREIS, con tre orientamenti diversi: un quadro lontano dall'idea di un islam italiano come blocco compatto.
Mentre questo accadeva in Italia, la stessa dinamica si ripeteva altrove in Europa, spesso attraverso le stesse persone.
In Germania, la IGD, fondata già nel 1960 con sede nel Centro Islamico di Monaco, fu guidata fino al 2002 da Ali Ghaleb Himmat: lo stesso Himmat che a Campione d'Italia viveva a pochi passi da Youssef Nada, e con lui aveva fondato, nel 1988, la Al Taqwa Bank.
Himmat lasciò la presidenza tedesca nel novembre 2001, la settimana in cui la polizia svizzera perquisiva la villa di Nada e il suo nome finiva nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Gli successe, nel 2002, Ibrahim El Zayat, che ammise pubblicamente: «la IGD ha radici nella Fratellanza Musulmana».
In Francia, l'UOIF trovò nel 1989 la sua prima occasione pubblica, schierandosi come la più attiva difensora del diritto delle studentesse musulmane a indossare il velo nelle scuole, contro il primo divieto imposto in una scuola pubblica francese. Nel Regno Unito, il Muslim Association of Britain sarebbe nato nel 1997. Fondazioni diverse, radicate in contesti nazionali diversi, ma tutte riconducibili alla stessa rete transnazionale.
Oggi l'UCOII gestisce direttamente circa ottanta moschee in Italia, oltre a un altro centinaio di luoghi di culto non ufficiali collegati alla sua rete. Chi ha finanziato quella crescita, e chi forma gli imam che la guidano, è la storia della prossima settimana.
👍3🔥1😴1
https://www.radioradicale.it/scheda/798484/a-proposito-di-shalom-intervista-a-carmen-dal-monte
Su radio radicale Ruben Della Rocca intervista Carmen Dal Monte su Haji Amin Husseini - sacerdote del terrore.
Lo trovate su Amazon, in digitale e cartaceo. Vi ricordiamo che i diritti d'autore vanno a finanziare i nostri progetti!
Su radio radicale Ruben Della Rocca intervista Carmen Dal Monte su Haji Amin Husseini - sacerdote del terrore.
Lo trovate su Amazon, in digitale e cartaceo. Vi ricordiamo che i diritti d'autore vanno a finanziare i nostri progetti!
Radio Radicale
A proposito di Shalom - Intervista a Carmen Dal Monte
Rubrica. Ascolta l'audio registrato venerdì 11 settembre 2026 in radio. A proposito di Shalom - Intervista a Carmen Dal Monte
👏6👍3💊2🤣1
Forwarded from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
Una fonte israeliana ha comunicato che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) sono pronte a gestire uno scenario a più fronti durante Rosh Hashanah, con un'allerta particolarmente elevata in Giudea e Samaria. Parallelamente, il sistema di sicurezza si sta preparando alla possibilità di un'escalation a nord, a seguito della distruzione dei tunnel e delle infrastrutture di Hezbollah nella catena montuosa di Ali Taher nel sud del Libano. L'allerta è mantenuta ad un livello elevato in diversi settori contemporaneamente.
Please open Telegram to view this post
VIEW IN TELEGRAM
❤12🙏10🥱2🤣2
Giorno 3. Una al giorno. Tutti i giorni.
Finché non saltano fuori i nomi. Il bimbo della foto è Omer Siman Tov , 4 anni, kibbutz Nir Oz. E stato bruciato vivo dai terroristi di Hamas nella sua casa, insieme alle sorelline Shahar e Arbel, gemelline di 5 anni, al padre Yonatan “Johnny” Siman Tov, 36 anni e alla madre Tamar Kedem Siman Tov, 35 anni.
Anche la nonna paterna, Carol Siman Tov, è stata trucidata nello stesso attacco, il 7 ottobre 2023
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana. Ministro Piantedosi
Ministro Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
Finché non saltano fuori i nomi. Il bimbo della foto è Omer Siman Tov , 4 anni, kibbutz Nir Oz. E stato bruciato vivo dai terroristi di Hamas nella sua casa, insieme alle sorelline Shahar e Arbel, gemelline di 5 anni, al padre Yonatan “Johnny” Siman Tov, 36 anni e alla madre Tamar Kedem Siman Tov, 35 anni.
Anche la nonna paterna, Carol Siman Tov, è stata trucidata nello stesso attacco, il 7 ottobre 2023
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana. Ministro Piantedosi
Ministro Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
❤26👍12🤣1🤪1
Free4Future
Giorno 3. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi. Il bimbo della foto è Omer Siman Tov , 4 anni, kibbutz Nir Oz. E stato bruciato vivo dai terroristi di Hamas nella sua casa, insieme alle sorelline Shahar e Arbel, gemelline di 5 anni…
è importante che questi post - uno al giorno - vengano condivisi e diffusi. Dobbiamo trovare queste due supporter di hamas. Contiamo su di voi
👍25💊3
Giorno 4. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi.
Il bimbo della foto è Yazan Zakaria Abu Jamaa
era un bambino beduino di 5 anni che viveva ad Ar’ara, nel Negev meridionale in Israele.
È stato ucciso il 7 ottobre 2023 da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza che ha colpito la sua casa. Un vicino ha raccontato che il bambino era in piedi vicino alla porta, accanto a un’auto: l’esplosione ha scagliato via e incendiato diversi veicoli e lo ha ucciso.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
@Piantedosim
@G_Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
@repubblica
@LaStampa
@Avvenire_Nei
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
Il bimbo della foto è Yazan Zakaria Abu Jamaa
era un bambino beduino di 5 anni che viveva ad Ar’ara, nel Negev meridionale in Israele.
È stato ucciso il 7 ottobre 2023 da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza che ha colpito la sua casa. Un vicino ha raccontato che il bambino era in piedi vicino alla porta, accanto a un’auto: l’esplosione ha scagliato via e incendiato diversi veicoli e lo ha ucciso.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Girano voci che siano insegnanti. Vogliamo sapere chi sono e - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
@Piantedosim
@G_Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
@repubblica
@LaStampa
@Avvenire_Nei
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
👏23👍4🤪2
Progetto Dreyfus
Progetto Dreyfus si unisce alla campagna di Free4future e intende presentare un esposto alla Procura di Roma affinché siano le autorità a verificare l’eventuale rilevanza penale di quei comportamenti.
Progetto Dreyfus si unisce alla campagna di Free4future e intende presentare un esposto alla Procura di Roma affinché siano le autorità competenti a verificare l’eventuale rilevanza penale di quei comportamenti.
👏29👍9🤣1💊1
Le moschee: chi le costruisce e chi prepara gli imam
Questa settimana raccontiamo chi finanzia le moschee italiane, chi forma gli imam che le guidano, e chi ne possiede fisicamente gli edifici: tre risposte diverse, tre reti diverse, la stessa domanda di fondo.
A San Giovanni Lupatoto, vicino Verona, ha sede l'Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto come Bayan. Un rapporto del Ministero dell'Interno francese, pubblicato nel maggio 2025, lo indica come il principale centro di formazione per imam in Europa, finanziato attraverso fondi kuwaitiani.
A possedere fisicamente le moschee italiane è spesso un ente diverso da chi ci prega dentro. Il Waqf al Islami fi Italia, fondato ad Ancona nel 1989, detiene almeno venti immobili adibiti a luogo di culto in tutta Italia. Il suo primo presidente fu Ali Abu Shwaima, lo stesso uomo che un anno dopo, sempre ad Ancona, sarebbe diventato primo segretario generale dell'UCOII.
A Torino, un progetto da 17 milioni di euro finanziato in parte dal re del Marocco trasformerà le ex Fonderie Nebiolo nella seconda moschea "ufficialmente riconosciuta" d'Italia. Qui la domanda aperta riguarda la trasparenza dei finanziamenti, non un'appartenenza a una rete specifica: resta un caso aperto, mai del tutto chiarito nemmeno dal consiglio comunale.
Tre modelli di finanziamento, tre gradi di anonimato. Questa settimana li mettiamo uno accanto all'altro.
Questa settimana raccontiamo chi finanzia le moschee italiane, chi forma gli imam che le guidano, e chi ne possiede fisicamente gli edifici: tre risposte diverse, tre reti diverse, la stessa domanda di fondo.
A San Giovanni Lupatoto, vicino Verona, ha sede l'Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto come Bayan. Un rapporto del Ministero dell'Interno francese, pubblicato nel maggio 2025, lo indica come il principale centro di formazione per imam in Europa, finanziato attraverso fondi kuwaitiani.
A possedere fisicamente le moschee italiane è spesso un ente diverso da chi ci prega dentro. Il Waqf al Islami fi Italia, fondato ad Ancona nel 1989, detiene almeno venti immobili adibiti a luogo di culto in tutta Italia. Il suo primo presidente fu Ali Abu Shwaima, lo stesso uomo che un anno dopo, sempre ad Ancona, sarebbe diventato primo segretario generale dell'UCOII.
A Torino, un progetto da 17 milioni di euro finanziato in parte dal re del Marocco trasformerà le ex Fonderie Nebiolo nella seconda moschea "ufficialmente riconosciuta" d'Italia. Qui la domanda aperta riguarda la trasparenza dei finanziamenti, non un'appartenenza a una rete specifica: resta un caso aperto, mai del tutto chiarito nemmeno dal consiglio comunale.
Tre modelli di finanziamento, tre gradi di anonimato. Questa settimana li mettiamo uno accanto all'altro.
👍3🔥2🤬1🥱1
Giorno 5. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi. La ragazzina della foto è Noya Dayan, grandissima fan di Harry Potter, 12 anni. È stata trucidata il 7 ottobre 2023 a casa della nonna, insieme alla nonna Carmela di 80 anni. Lo zio Ofer Calderon e due dei suoi figli Sahar ed Erez, 16 e 12 anni rapiti e portati a Gaza.
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Noya e sua nonna. Che hanno distrutto la sua famiglia e rapito i suoi parenti.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali.
E - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
@Piantedosim
@G_Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
@repubblica
@LaStampa
@Avvenire_Nei
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
Le due donne invece non sappiamo ancora chi sono. Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Noya e sua nonna. Che hanno distrutto la sua famiglia e rapito i suoi parenti.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali.
E - se sono insegnanti - vogliamo che non entrino mai più in una scuola italiana.
@Piantedosim
@G_Valditara
sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
@repubblica
@LaStampa
@Avvenire_Nei
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
👏15🤪2❤1
Nel 1935 la Mostra di Venezia assegnò una medaglia d’oro a Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl, documentario di propaganda sul congresso nazista di Norimberga del 1934.
Nel 1938 la stessa Mostra diede a Olympia, il suo film sulle Olimpiadi di Berlino del 1936, la Coppa Mussolini per il miglior film straniero: il premio più prestigioso riservato alle opere non italiane.
Il trionfo della volontà non vinse il premio, ma ricevette una medaglia d’oro per il documentario. Olympia invece si portò a casa il premio principale della sezione straniera.
Purtroppo non è rimasto traccia di quanto durò l’applauso.
Nel 1938 la stessa Mostra diede a Olympia, il suo film sulle Olimpiadi di Berlino del 1936, la Coppa Mussolini per il miglior film straniero: il premio più prestigioso riservato alle opere non italiane.
Il trionfo della volontà non vinse il premio, ma ricevette una medaglia d’oro per il documentario. Olympia invece si portò a casa il premio principale della sezione straniera.
Purtroppo non è rimasto traccia di quanto durò l’applauso.
👏11🤬6
Già da tempo, il Gran Muftì aveva trasformato la questione dell'immigrazione ebraica in un jihad religioso. I sermoni nelle moschee, infatti, erano ben lungi dal toccare questioni di carattere territoriale o economico. Gli stessi combattenti che attaccavano i kibbutz, non erano motivati di certo dalla disperazione economica, credevano piuttosto, e fermamente, di combattere una guerra santa contro i principali nemici cosmici dell'Islam. In quei mesi, furono assassinati centinaia di ebrei in attentati e imboscate, nonostante gli stessi si fossero organizzati per difendersi e contrattaccare.
La violenza non risparmiò neppure decine di arabi moderati che si opponevano alla linea intransigente di al-Husseini: furono eliminati, spesso insieme alle loro famiglie.
La Grande Rivolta Araba prese anche di mira gli inglesi, con attentati e atti di sabotaggio. Le autorità britanniche risposero con durezza, ma non abbastanza perché la rivolta si arrestasse.
Il denaro italiano fu imprescindibile in questa fase: fluiva dalla borsa di Mussolini attraverso al-Jabiri, che da Ginevra lo trasferiva a emissari fidati e questi in Palestina. Si poterono così continuare a comprare le armi dai trafficanti siriani e libanesi, pagare gli “stipendi” ai combattenti che altrimenti avrebbero dovuto abbandonare la lotta per procurarsi da vivere. Il tutto, con l’aiuto di Radio Bari che amplificava ogni successo della rivolta e minimizzava ogni sconfitta.
In vendita su Amazon.
https://amazon.it/dp/B0GX5PCCBY
La violenza non risparmiò neppure decine di arabi moderati che si opponevano alla linea intransigente di al-Husseini: furono eliminati, spesso insieme alle loro famiglie.
La Grande Rivolta Araba prese anche di mira gli inglesi, con attentati e atti di sabotaggio. Le autorità britanniche risposero con durezza, ma non abbastanza perché la rivolta si arrestasse.
Il denaro italiano fu imprescindibile in questa fase: fluiva dalla borsa di Mussolini attraverso al-Jabiri, che da Ginevra lo trasferiva a emissari fidati e questi in Palestina. Si poterono così continuare a comprare le armi dai trafficanti siriani e libanesi, pagare gli “stipendi” ai combattenti che altrimenti avrebbero dovuto abbandonare la lotta per procurarsi da vivere. Il tutto, con l’aiuto di Radio Bari che amplificava ogni successo della rivolta e minimizzava ogni sconfitta.
In vendita su Amazon.
https://amazon.it/dp/B0GX5PCCBY
Amazon
Hajj Amin al-Husseini Sacerdote del terrore : Il progetto islamico dello sterminio da Mussolini al 7 ottobre (Schegge di Luce Vol.…
Hajj Amin al-Husseini Sacerdote del terrore Il progetto islamico dello sterminio da Mussolini al 7 ottobre Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato dalla Striscia di Gaza il più sanguinoso attacco contro Israele dalla sua fondazione, chiamando quell'operazione…
👍6❤1🤣1
IL MEDICO CHE COMPRÒ LE MOSCHEE D'ITALIA
Ali Abu Shwaima possiede, attraverso un unico ente, almeno venti immobili adibiti a moschea in tutta Italia.
Nessuno sa con certezza da dove siano arrivati i soldi per comprarli.
Nato ad Amman, in Giordania, il 13 ottobre 1950 arriva in Italia per studiare a Perugia nel 1969 e pochi mesi dopo, nel 1970, fonda lì l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia.
Studia medicina a Milano, ottiene la cittadinanza e lavora come medico nelle strutture sanitarie di Milano e Corsico. Un percorso di integrazione professionale ineccepibile, sulla carta.
Parallelamente, costruì qualcos'altro. Nel 1974 apre a Milano un punto di riferimento per i musulmani, ufficializzato nel 1977 come Centro Islamico. Nel 1989 fonda e presiede il Waqf al Islami fi Italia: un ente a cui i musulmani italiani potevano intestare le proprietà destinate a moschee.
Da quel momento, chi voleva comprare una moschea non diventava proprietario: la intestava a lui, o meglio, all'ente che lui presiedeva e presiede ancora oggi, unico titolare che quell'ente abbia mai avuto.
Il 9 gennaio 1990, ad Ancona, fa la stessa mossa su scala nazionale: diventa segretario generale dell'UCOII. A livello europeo, entra nella dirigenza dell'Europe Trust, il fondo che la FIOE usa per finanziare le proprie attività attraverso investimenti immobiliari — un patrimonio parallelo a quello italiano, gestito con la stessa logica, sotto un'altra sigla.
Guida anche il dipartimento da'wa della FIOE, dirige la sua rivista ufficiale, Al-Europiya, e presiede nel 1999/2000 l'Istituto Europeo di Scienze Umane, con un dipartimento di formazione degli imam.
E’ nella Consulta del Comune di Milano per gli stranieri e anche in quella della Regione Lombardia.
Poligamo praticante con due mogli e sette figli, dichiarò al Giornale: «Personalmente ho celebrato decine di matrimoni religiosi. Non mi sento assolutamente in colpa. Il problema è solo di voi italiani. La legge è infatti dalla nostra parte. Non solo la Corte Costituzionale ha abrogato l'articolo 560, quello che puniva il concubinato. Ma non si configura nemmeno il reato previsto dall'articolo 556, quello sulla bigamia, considerato che il secondo matrimonio è un semplice matrimonio religioso, senza alcun effetto civile».
I politici italiani lo corteggiano: a fine febbraio 2018, poco prima delle elezioni politiche e regionali, ospitò nella sua moschea di Segrate un incontro con il segretario milanese del PD Pietro Bussolati e la consigliera comunale Sumaya Abdel Qader.
Pochi giorni dopo, il bollettino della stessa moschea invitò esplicitamente "musulmani, familiari e amici" a votare per i partiti favorevoli allo ius soli.
Non si sa con certezza da dove siano arrivati i fondi per costruire, in trentacinque anni, un patrimonio immobiliare che nessuna legge italiana obbliga a rendere pubblico.
Si può ipotizzare che quell'opacità garantisca continuità di controllo ideologico sulle moschee.
Si può ipotizzare che mantenga aperto un canale di finanziamento estero che sfugge ai controlli bancari ordinari.
Restano, appunto, ipotesi: quello che è un fatto è che un solo uomo, con un unico ente, decide ancora oggi chi entra e chi predica in almeno venti moschee di culto italiani.
Ali Abu Shwaima possiede, attraverso un unico ente, almeno venti immobili adibiti a moschea in tutta Italia.
Nessuno sa con certezza da dove siano arrivati i soldi per comprarli.
Nato ad Amman, in Giordania, il 13 ottobre 1950 arriva in Italia per studiare a Perugia nel 1969 e pochi mesi dopo, nel 1970, fonda lì l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia.
Studia medicina a Milano, ottiene la cittadinanza e lavora come medico nelle strutture sanitarie di Milano e Corsico. Un percorso di integrazione professionale ineccepibile, sulla carta.
Parallelamente, costruì qualcos'altro. Nel 1974 apre a Milano un punto di riferimento per i musulmani, ufficializzato nel 1977 come Centro Islamico. Nel 1989 fonda e presiede il Waqf al Islami fi Italia: un ente a cui i musulmani italiani potevano intestare le proprietà destinate a moschee.
Da quel momento, chi voleva comprare una moschea non diventava proprietario: la intestava a lui, o meglio, all'ente che lui presiedeva e presiede ancora oggi, unico titolare che quell'ente abbia mai avuto.
Il 9 gennaio 1990, ad Ancona, fa la stessa mossa su scala nazionale: diventa segretario generale dell'UCOII. A livello europeo, entra nella dirigenza dell'Europe Trust, il fondo che la FIOE usa per finanziare le proprie attività attraverso investimenti immobiliari — un patrimonio parallelo a quello italiano, gestito con la stessa logica, sotto un'altra sigla.
Guida anche il dipartimento da'wa della FIOE, dirige la sua rivista ufficiale, Al-Europiya, e presiede nel 1999/2000 l'Istituto Europeo di Scienze Umane, con un dipartimento di formazione degli imam.
E’ nella Consulta del Comune di Milano per gli stranieri e anche in quella della Regione Lombardia.
Poligamo praticante con due mogli e sette figli, dichiarò al Giornale: «Personalmente ho celebrato decine di matrimoni religiosi. Non mi sento assolutamente in colpa. Il problema è solo di voi italiani. La legge è infatti dalla nostra parte. Non solo la Corte Costituzionale ha abrogato l'articolo 560, quello che puniva il concubinato. Ma non si configura nemmeno il reato previsto dall'articolo 556, quello sulla bigamia, considerato che il secondo matrimonio è un semplice matrimonio religioso, senza alcun effetto civile».
I politici italiani lo corteggiano: a fine febbraio 2018, poco prima delle elezioni politiche e regionali, ospitò nella sua moschea di Segrate un incontro con il segretario milanese del PD Pietro Bussolati e la consigliera comunale Sumaya Abdel Qader.
Pochi giorni dopo, il bollettino della stessa moschea invitò esplicitamente "musulmani, familiari e amici" a votare per i partiti favorevoli allo ius soli.
Non si sa con certezza da dove siano arrivati i fondi per costruire, in trentacinque anni, un patrimonio immobiliare che nessuna legge italiana obbliga a rendere pubblico.
Si può ipotizzare che quell'opacità garantisca continuità di controllo ideologico sulle moschee.
Si può ipotizzare che mantenga aperto un canale di finanziamento estero che sfugge ai controlli bancari ordinari.
Restano, appunto, ipotesi: quello che è un fatto è che un solo uomo, con un unico ente, decide ancora oggi chi entra e chi predica in almeno venti moschee di culto italiani.
👍7🔥2🥱2
Free4Future
IL MEDICO CHE COMPRÒ LE MOSCHEE D'ITALIA Ali Abu Shwaima possiede, attraverso un unico ente, almeno venti immobili adibiti a moschea in tutta Italia. Nessuno sa con certezza da dove siano arrivati i soldi per comprarli. Nato ad Amman, in Giordania, il 13…
Avete perso qualche puntata della seconda settimana della serie?
Le trovate tutte qui:
https://substack.com/home/post/p-215817934
Le trovate tutte qui:
https://substack.com/home/post/p-215817934
Substack
Fratelli musulmani, la seconda settimana
Avete perso qualche puntata della seconda settimana serie? Le trovate tutti qui.
👌4🤣1
Giorno 6. Una al giorno. Tutti i giorni. Finché non saltano fuori i nomi.
La ragazza della foto è Tahel Bira, 15 anni. E' stata trucidata il 7 ottobre 2023 nella sua casa insieme al padre Oron, la madre Yasmin, la sorella maggiore Tair, e lo zio Tal.
Una intera famiglia massacrata in casa dai terroristi sterminazionisti di Hamas.
Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne di questo video.
E non sappiamo ancora chi sono.
Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Tahel e la sua famiglia.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo.
Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna nel video)
Ministro #matteopiantedosi sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
la Repubblica
La Stampa
Avvenire
Corriere della Sera
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
La ragazza della foto è Tahel Bira, 15 anni. E' stata trucidata il 7 ottobre 2023 nella sua casa insieme al padre Oron, la madre Yasmin, la sorella maggiore Tair, e lo zio Tal.
Una intera famiglia massacrata in casa dai terroristi sterminazionisti di Hamas.
Gli stessi terroristi ai quali inneggiano le donne di questo video.
E non sappiamo ancora chi sono.
Sappiamo cosa urlano invece: appoggio e sostegno ai terroristi sterminazionisti di hamas, che hanno trucidato Tahel e la sua famiglia.
Vogliamo sapere chi sono queste che in una piazza italiana, davanti al nostro Parlamento, cantano il loro appoggio ai terroristi bestiali, e non vogliono che sia approvata in Parlamento la legge contro l'antisemitismo.
Si capisce perché: inneggiano ai terroristi sterminazionisti di Hamas e Hezbollah chiamandoli "resistenza" (lo dice la donna nel video)
Ministro #matteopiantedosi sta già passando troppo tempo: chi sono queste due donne che inneggiano a terroristi stupratori assassini sterminazionisti?
la Repubblica
La Stampa
Avvenire
Corriere della Sera
voi, sempre così solerti, nemmeno voi sapete chi sono?
👍17🤪1
Qui trovate i primi due podcast della serie sulla Fratellanza Musulmana in Italia.
https://open.spotify.com/playlist/35ICHhgloWZHHHBbojpdlK
https://open.spotify.com/playlist/35ICHhgloWZHHHBbojpdlK
Spotify
FRATELLI MUSULMANI: LE MANI SULL'ITALIA
💊2🔥1👏1