Free4Future
1.47K subscribers
1.57K photos
553 videos
11 files
789 links
Non c'è pace senza verità. Notizie video e approfondimenti sul Medio e Vicino Oriente
Abbiamo attivato il gruppo per ricevere i vostri messaggi, suggerimenti, commenti
https://t.me/+TLUWaMOIcR5iMWU0
Download Telegram
YOUSSEF NADA, MINISTRO NELL’OMBRA
Al posto di un ministero degli esteri, alla fine degli anni ‘70 la Fratellanza Musulmana poteva contare su Youssef Nada.
Nada era nato ad Alessandria d'Egitto nel 1931, in una famiglia benestante ed entrò nella Fratellanza ancora adolescente. A ventitré anni finì in carcere, uno delle migliaia di membri imprigionati da Nasser dopo il 1954, quando l’Egitto represse il movimento. Rilasciato dopo due anni, lasciò l'Egitto per non tornarci mai più.
Si trasferì in Libia, dove visse fino al 1969, quando il colpo di stato guidato da Gheddafi lo costrinse a fuggire per la seconda volta. Trovò rifugio in Austria e lì, quasi dal nulla, mise in piedi un'attività di prodotti caseari, primo tassello di un impero finanziario esteso tra Medio Oriente ed Europa.
Fu con quel capitale, e con la propria rete di contatti, che negli anni Settanta si stabilì a Campione d'Italia. Nello stesso periodo, la Guida generale del movimento, Umar al-Tilmisani, gli affidò la responsabilità delle relazioni esterne della Fratellanza: da allora Nada viaggiò per il mondo con un passaporto italiano, incontrando capi di stato e leader islamici come se rappresentasse un paese vero, e la sua villa divenne il centro operativo da cui gestiva il tutto.
Negli anni Ottanta fondò la Al Taqwa Bank, con l’aiuto di Ali Ghaleb Himmat. Si trattava di un istituto che le autorità occidentali avrebbero poi indicato come una delle principali casse di compensazione finanziaria del movimento in Occidente.
Il 7 novembre 2001 la polizia svizzera perquisì la sua villa. Nei giorni successivi il suo nome comparve nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell'ONU, riservata a coloro che erano stati sospettati di avere legami con al-Qaeda. Nada contestò le accuse in ogni sede legale a disposizione e nel 2009, senza trovare prove a sostegno delle accuse, le autorità svizzere e italiane chiusero le rispettive indagini e chiesero la cancellazione del suo nome dalla lista. Morì nel dicembre 2024, a 93 anni.
Forwarded from Lion Udler (Lion Udler)
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
#Israele 🇮🇱 #Grecia 🇬🇷

Il Ministro della Salute greco, Adonis Georgiadis:

L'alleanza con Israele garantisce la libertà dello Stato greco, e la libertà dello Stato greco contro la minaccia turca, o qualsiasi altra minaccia, è una questione molto importante.

Serviamo gli interessi del popolo greco, non del popolo palestinese. Siamo qui per il popolo greco.

E il popolo greco considera l'alleanza con Israele una cosa molto importante.
Un appuntamento interessante, con @PaolaConcia
E visto che in rete si parla della conferenza di Durban, vi ricordiamo le due conferenze che hanno condannato gli ebrei europei allo sterminio

Le conferenze che hanno condannato gli ebrei
Nel gennaio 1942 e nell’aprile 1943 si svolsero due conferenze che, pur in contesti opposti, furono cruciali nel determinare la sorte degli ebrei europei: la Conferenza di Wannsee e la Conferenza di Bermuda. La prima stabilì l’organizzazione amministrativa dello sterminio; la seconda sancì l’assenza di un intervento internazionale che potesse ostacolare le mire naziste. Questi due eventi circoscrivono uno dei passaggi più critici della storia della Seconda Guerra Mondiale.
La Conferenza di Wannsee, convocata il 20 gennaio 1942 nella periferia di Berlino, riunì i rappresentanti delle SS e dei principali ministeri del Reich. Non si trattò del punto di inizio dello sterminio, dal momento che era già stato avviato nei territori orientali occupati sin dall’estate del 1941. Ne rappresentò, però, la formalizzazione burocratica. Questo protocollo, uno dei documenti più rilevanti dell’intera storia della Shoah, mostra come l’apparato statale tedesco si coordinò per rendere esecutiva la “soluzione finale della questione ebraica”: deportazioni sistematiche verso i centri di uccisione, ripartizione delle competenze, definizione delle categorie da includere ed escludere, tempi, metodi, responsabilità.
Nel frattempo, le notizie sui massacri raggiunsero Londra e Washington con crescente frequenza. Fra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, vennero prodotti rapporti dettagliati sul funzionamento dei ghetti e delle deportazioni. Si conoscevano le stime relative agli omicidi di massa nelle camere a gas; circolavano testimonianze dei sopravvissuti e documenti dei governi in esilio. Di fronte a queste informazioni, gli Alleati decisero di convocare una conferenza congiunta per discutere la questione. La sede scelta fu l’arcipelago delle Bermuda. L’incontro si aprì il 19 aprile 1943, proprio nei giorni in cui nel ghetto di Varsavia scoppiava la rivolta.
La Conferenza di Bermuda, tuttavia, non si propose di affrontare lo sterminio in corso. Fin dalla sua preparazione, l’incontro fu definito da una serie di vincoli che ne limitarono drasticamente il raggio d’azione: non si discusse della “soluzione finale”, non si considerarono aumenti delle quote migratorie statunitensi, non si esaminò la possibilità di aprire la Palestina a migliaia di disperati, non si presero in considerazione scambi, corridoi, piani di evacuazione o misure di pressione diplomatica.
Gli interventi dei delegati mostrano una chiara volontà di evitare un coinvolgimento nel salvataggio degli ebrei: ogni scenario che implicava la protezione di un grande numero di essi, venne respinto come irrealistico, destabilizzante o impraticabile. Anche le proposte relative all’evacuazione parziale dei bambini o dei profughi già raccolti in Paesi neutrali, vennero accantonate.
I risultati raggiunti dalla conferenza furono irrisori, si stabilì solo il trasferimento di qualche centinaio di rifugiati, già presenti in Spagna, verso territori controllati dagli Alleati. Quelli dell’Europa occupata furono abbandonati a sé stessi. Mentre le camere a gas di Birkenau funzionavano a pieno regime, la diplomazia internazionale produsse una dichiarazione priva di utilità.
La portata storica della Conferenza di Bermuda consiste precisamente in questo: nel momento in cui era già nota la dimensione genocidaria della politica nazista, le due principali potenze alleate, Stati Uniti e Gran Bretagna, rimasero a guardare. Si decise, in piena coscienza, di non prendere misure o provvedimenti per salvare delle vite umane. E laddove Wannsee legittimò l’industria del genocidio, Bermuda definì l’assenza di un apparato di salvataggio.
L’accostamento fra le due conferenze serve a comprendere un dato fondamentale della storia della Shoah: le grandi democrazie occidentali sapevano dello sterminio in atto ma reputarono che un intervento drastico fosse politicamente irrilevante.
https://youtu.be/DDYkJ8Wn9WA?si=0LxEotcgRb4Suvh8
Siamo lieti di riferire che il capo della sicurezza generale di Hamas è sopravvissuto alla carestia.
Free4Future
Siamo lieti di riferire che il capo della sicurezza generale di Hamas è sopravvissuto alla carestia.
La scala di questa operazione è sbalorditiva: i servizi segreti israeliani hanno condotto un'incursione unica a Gaza.

L'ampiezza dell'operazione delle forze speciali israeliane condotta questa mattina nella parte occidentale di Gaza City è notevole. Soldati di un'unità delle forze speciali militari, supportati dal servizio di sicurezza Shin Bet, sono entrati in un territorio controllato da Hamas vicino all'Ospedale Americano nell'area di Al-Katiba.

L'obiettivo principale dell'operazione era catturare vivo il capo del Servizio di Sicurezza Generale di Hamas, responsabile del controspionaggio e della sicurezza interna dell'organizzazione.

L'operazione si è svolta in mezzo a uno scambio limitato di fuoco. Dopo aver detenuto l'alto funzionario di Hamas, le forze israeliane hanno iniziato il loro ritiro sotto una massiccia copertura dell'aviazione. Si dice che gli aerei abbiano condotto circa dieci attacchi di precisione contro posizioni nemiche, proteggendo la squadra a terra e fornendo un corridoio sicuro per l'evacuazione.

Secondo le informazioni disponibili, non ci sono state vittime israeliane.

L'operazione ha dimostrato un alto livello di coordinazione tra unità terrestri, servizi segreti e aviazione. Catturare una figura chiave nel sistema di intelligence di Hamas in profondità all'interno di un territorio controllato dall'organizzazione, in pieno giorno, è un evento eccezionalmente raro nella storia moderna dei servizi segreti.

Fonte: The Jerusalem Post
Forwarded from Progetto Dreyfus
Secondo un'inchiesta del Financial Times, la Russia sta aiutando l'Iran a sviluppare una tecnologia per missili da crociera supersonici in grado di minacciare le portaerei statunitensi e altre unità navali in Medio Oriente. Il programma sarebbe stato avviato nel 2023 e avrebbe coinvolto alcuni dei principali specialisti russi del settore.

Il rapporto riferisce che l'Iran ha già realizzato e testato un sistema di propulsione a statoreattore (ramjet), progettato per consentire ai missili da crociera di viaggiare a velocità diverse volte superiori a quella del suono. Tuttavia, al momento non vi sono prove che l'Iran abbia effettivamente schierato un missile dotato di tale tecnologia. Il Financial Times ha definito questa collaborazione come uno dei più significativi trasferimenti noti di tecnologia militare strategica da Mosca a Teheran.

ILTV
🤬2
Goebbels si sente meglio. Inshallah.
https://www.amazon.it/dp/B0GX5PCCBY
Sicuramente avete un amico propal a cui regalarlo 😀
Free4Future
https://www.amazon.it/dp/B0GX5PCCBY Sicuramente avete un amico propal a cui regalarlo 😀
Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato dalla Striscia di Gaza il più sanguinoso attacco contro Israele dalla sua fondazione, chiamando quell'operazione Tempesta di Al-Aqsa. Novantaquattro anni prima, nel 1929, un'altra strage era stata scatenata con lo stesso identico pretesto: la minaccia alla Moschea di Al-Aqsa. Dietro entrambe, la stessa architettura dell'odio.
Questo libro racconta chi l'ha costruita.
Hajj Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, è una delle figure più influenti e più dimenticate del Novecento. Incontrò Hitler nel novembre del 1941 e ne ottenne la promessa di estendere la Soluzione Finale al Medio Oriente. Supervisionò il reclutamento delle divisioni SS musulmane nei Balcani. Trasmise propaganda antisemita in arabo da Radio Zeesen, raggiungendo milioni di ascoltatori dal Marocco all'Iraq. Scrisse lettere ai governi di Ungheria, Romania e Bulgaria per impedire agli ebrei di fuggire verso la Palestina, chiedendo che fossero invece inviati in Polonia.
Non fu mai processato.
Attraverso documenti d'archivio, verbali diplomatici e le testimonianze rese sotto giuramento a Norimberga, questo saggio ricostruisce l'intera parabola di al-Husseini: dalla Gerusalemme del Mandato britannico alla Berlino di Hitler, dall'Egitto di Nasser alla Beirut dove morì nel 1974, libero e impunito. E dimostra come il sistema ideologico che costruì — la fusione tra antisemitismo europeo e teologia islamica, l'odio verso gli ebrei trasformato in obbligo religioso — non sia morto con lui, ma abbia attraversato le generazioni fino ad Arafat, fino a Hamas, fino al 7 ottobre.
Una storia che non è ancora finita.
6 settembre. Nella giornata europea della cultura ebraica questi fanno la "run to Gaza". Patrocinata dal comune.

@twitorino
In anteprima l'argomento del reel di domani.
Nel 1965 Nasser colpì duramente la Fratellanza Musulmana: migliaia di arresti, dirigenti costretti alla fuga e, l’anno successivo, l’impiccagione di Sayyid Qutb.
Una parte degli esuli trovò spazio in Europa. A Monaco esisteva già una comunità musulmana composta da uomini dell’Asia centrale e del Caucaso che erano stati arruolati nelle unità musulmane della Wehrmacht, e erano rimasti in Germania.
Quella comunità cercava una moschea e una nuova leadership religiosa.
Fu qui che entrò in scena Said Ramadan, genero del fondatore della Fratellanza Hasan al-Banna, sodale del Mufti di Gerusalemme. Ramadan partecipò al progetto della moschea, attirò finanziamenti sauditi e costruì relazioni destinate a durare per decenni.
Dal Cairo alla Germania Ovest, in pochi anni prese così forma una rete islamista nel cuore dell’Europa.
Domani ricostruiamo come nacque, chi la finanziò e quali conseguenze ebbe.
Tutto a posto in Germania?

Brandeburgo (est) – martedì mattina
Attacco alla sottostazione di Preilack/Turnow-Preilack (vicino alla centrale di Jänschwalde). Dispositivi artigianali tipo razzi hanno provocato cortocircuiti e esplosioni.
indagini per terrorismo e sabotaggio.

Renania Settentrionale-Vestfalia (ovest, zona Colonia) – martedì sera
Sottostazione di Bergheim.
Cortocircuito provocato sulle linee ad alta tensione. Si sono visti lampi e sentite detonazioni. Cinque blocchi delle centrali RWE offline.
Inchiesta per sabotaggio.

Baviera (Augsburg) – questa mattina all’alba
Esplosione in un passaggio vicino alla stazione centrale. Due feriti lievi . Non è un attacco alla rete elettrica, ma un’esplosione in un’altra regione nello stesso lasso di tempo, quindi i tg tedeschi (e le indagini) li mettono insieme.
1🤬1
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
Il complotto che ha portato la Fratellanza in Europa

Nell'agosto del 1965 la polizia segreta egiziana arrestò in poche settimane migliaia di persone legate alla Fratellanza Musulmana. L'accusa fu di aver organizzato un complotto per assassinare il presidente Gamal Abdel Nasser. Il complotto esisteva davvero: un'organizzazione clandestina con campi di addestramento paramilitare, della quale anche Sayyid Qutb — l'ideologo che aveva riscritto il pensiero della Fratellanza in chiave di rottura totale con lo stato — risultò al corrente. Nell'agosto 1966 Qutb venne impiccato, insieme ad altri due dirigenti. Migliaia di altri membri della Fratellanza furono arrestati. Non era la prima ondata — Nasser aveva già colpito il movimento nel 1954 — ma fu la più dura, e per una generazione di dirigenti segnò la fine di ogni possibilità di restare in Egitto.
Chi riuscì a scappare andò quasi ovunque: Arabia Saudita, Giordania, Siria. Ma l'Europa offriva due cose che il mondo arabo, in quegli anni, non poteva garantire: la libertà di movimento sotto stati che non rispondevano all’Egitto, e una popolazione musulmana già presente su cui appoggiarsi.
💯5
Come nascono le serie di F4F? Dieci settimane su Riprendiamoci la Memoria, tre su La Brigata Ebraica, quattro su Il Quarto Reich Arabo, cinque su Attacco all'Europa, sei su Le mani della Fratellanza Musulmana sull'Italia. Il metodo è sempre lo stesso: fonti verificate, ricostruzione cronologica precisa, nessuno slogan al posto dei fatti.
Da oggi tre articoli per raccontare cosa c'è dietro il lavoro che pubblichiamo ogni settimana: come nascono le nostre serie, perché abbiamo deciso di occuparci della Fratellanza Musulmana proprio adesso, e qual è il metodo che seguiamo per ogni singolo contenuto.
Si comincia da qui, dal primo pezzo: come nascono le serie di F4F.
https://free4future.substack.com/p/come-nascono-le-serie-di-free4future?r=5pizll&utm_campaign=post&utm_medium=web&showWelcomeOnShare=true
👏5
⭕️Spagna: antisemitismo in aumento del 14,5% nel 2025

Continua a crescere l’antisemitismo in Spagna. Secondo il nuovo rapporto della Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna (FCJE) e del Movimento contro l’Intolleranza, nel 2025 sono stati documentati 221 episodi antisemiti, contro i 193 registrati nel 2024: un aumento del 14,5%.

Il rapporto denuncia una crescente normalizzazione dell’odio antiebraico, ormai presente negli ambienti sociali, educativi, culturali e online. La tendenza si sarebbe intensificata dopo il massacro compiuto da Hamas in Israele il 7 ottobre 2023.

Il presidente della FCJE, David Obadía, ha descritto una situazione particolarmente grave: le istituzioni ebraiche devono operare sotto speciali misure di sicurezza e le scuole ebraiche necessitano della presenza della polizia, mentre insulti e discriminazioni sarebbero diventati parte della vita quotidiana.

Particolarmente significativo anche il dato ufficiale del ministero dell’Interno spagnolo, che utilizza criteri più restrittivi: i crimini d’odio antisemiti registrati sono passati da 23 nel 2023 a 37 nel 2024 e a 69 nel 2025.

Le organizzazioni ebraiche avvertono inoltre che il numero reale degli episodi potrebbe essere sensibilmente superiore a quello documentato, a causa della mancata denuncia di molti casi.
🌚4👍31🤬1
Please open Telegram to view this post
VIEW IN TELEGRAM
Il piano a cento anni
Il 7 novembre 2001 la polizia svizzera bussò a due porte. La prima era la sede della Al Taqwa Bank, a Lugano. La seconda era una villa a Campione d'Italia, di proprietà di un finanziere egiziano di settant'anni: Youssef Nada.
Gli agenti esaminarono la casa centimetro per centimetro. Trovarono conti, contratti, corrispondenza: il materiale che ci si aspetta nella casa di un finanziere sospettato. Tra le carte c'era anche un foglio diverso dagli altri: un testo in arabo, senza titolo, datato 1° dicembre 1982. Quel giorno nessuno ne colse la portata. Ci vollero anni prima che gli analisti gli dessero un nome: «The Project ».
Per capire perché quel foglio era finito lì, bisogna fare un passo indietro di vent'anni, fino alla Germania.
A Monaco di Baviera viveva, dal dopoguerra, una comunità originaria dell'Asia centrale e del Caucaso. Erano uomini arruolati dalla Wehrmacht contro l'Unione Sovietica, rimasti in città dopo la sconfitta della Germania nazista. Erano musulmani, reduci dell'esercito di Hitler.
Quella comunità aveva bisogno di una moschea. In quel vuoto si inserì, alla fine degli anni Cinquanta, la Fratellanza Musulmana in esilio, che prese il controllo del progetto creando un proprio avamposto stabile in Europa.
Il documento trovato a Campione raccontava qualcosa di più ambizioso di una singola moschea. Gli analisti che lo studiarono confrontarono il testo con altri materiali della Fratellanza e conclusero che era autentico e che rifletteva una posizione condivisa dal movimento. Il testo era un piano verso una strategia mondiale per la politica islamista. Gli storici lo hanno soprannominato "il piano a cento anni".
Cento anni è l'orizzonte temporale dichiarato nel testo, una cifra tecnica più che una metafora. Descrive una strategia pensata per sopravvivere ai cicli elettorali, ai cambi di governo, alle generazioni. Una strategia lontana dal colpo di stato o dall'azione dimostrativa capace di far notizia in un giorno.
I dodici punti si leggono come un manuale operativo, con il tono asciutto di una circolare interna. Si parla di centri studi per analizzare la portata politica del movimento, e di analisi di fattibilità prima di aprire ogni nuova istituzione. Si raccomanda flessibilità alle cellule locali, purché coerenti con la strategia generale. Si invita a evitare scontri diretti che potrebbero esporre il movimento a una rappresaglia distruttiva. Si chiede di «influenzare i centri di potere locali e globali al servizio dell'Islam». E indica la causa palestinese come chiave di volta per costruire consenso e mobilitazione nel mondo islamico.
È un piano di radicamento, un concetto che nella dottrina della Fratellanza ha un nome preciso: tamkeen. Significa presenza che si consolida un mattone alla volta, fino a diventare troppo profonda per essere rimossa.
Indica anche gli strumenti: quotidiani, riviste, radio, programmi televisivi, case editrici per libri islamici. Infrastrutture concrete, cui si aggiungeranno moschee, scuole, federazioni e canali di finanziamento.
Un rapporto sulla strategia della Fratellanza in Occidente rilegge, alla luce del documento, tre fasi della presenza islamista: la ricerca di un ruolo di interlocutore moderato presso le istituzioni occidentali dopo l'11 settembre 2001, le alleanze nei campus tra il 2007 e il 2017 durante le campagne contro Israele e, più di recente, le mobilitazioni studentesche pro-Palestina. È una lettura interpretativa degli analisti che studiano il documento, un'ipotesi di continuità di metodo da trattare con cautela. Resta il fatto che è ancora oggetto di studio.
Quel documento venne trovato per caso, durante un'indagine che cercava legami con al-Qaeda. La sua scoperta, arrivata per una strada diversa, conta forse di più. Non era stato scritto per un investigatore occidentale: era un documento interno, utile a organizzare i convinti più che a reclutare gli scettici. In un'enclave italiana di duemila abitanti, quel giorno di novembre, quell'obiettivo perse la sua segretezza.
👏13👍2💊1
Vannacci in Italia fa il gioco della sinistra, e la sinistra fa il gioco di Vannacci.
Come ha detto Daniele Capezzone, direttore de Il Tempo: ”Compri Vannacci e ti arrivano a casa Conte e Schlein”
👏15🤬1🐳1