Forwarded from Cronache Ribelli
Il 29 settembre 1977, a Roma, presso piazza Igea una giovane militante di sinistra, Elena Pacinelli, era stata ferita da colpi d'arma da fuoco esplosi da una Mini Minor bianca. Il giorno successivo, militanti della sinistra extraparlamentare romana organizzarono un volantinaggio nella zona della Balduina, allora una delle aree di maggiore presenza missina a Roma.
Nel tardo pomeriggio un gruppo di circa venti militanti, tra cui il ventenne Walter Rossi, studente e lavoratore precario iscritto a Lotta Continua, arrivò in viale delle Medaglie d'Oro, nei pressi della sezione del MSI. Dalla sede uscirono alcuni neofascisti che iniziarono una fitta sassaiola. Gli antifascisti arretrarono di circa duecento metri, fino all'incrocio con via Marziale, nei pressi di un distributore di benzina.
A questo punto alcuni militanti missini avanzarono lungo viale delle Medaglie d'Oro, secondo alcune testimonianze erano scortati da un blindato della polizia.
Dal gruppo dei neofascisti partirono quindi alcuni colpi di pistola. Uno raggiunse Walter Rossi alla nuca, uccidendolo. Un altro proiettile ferì anche il benzinaio Giuseppe Marcelli, che si trovava nelle vicinanze. Rossi morì prima di poter essere trasportato in ospedale.
La polizia fermò nella notte 15 militanti del MSI, accusandoli inizialmente di omicidio volontario, tentato omicidio e rissa aggravata. Nel dicembre 1977 furono progressivamente scarcerati e nel febbraio 1980 furono prosciolti dall'accusa di omicidio volontario.
Nel 1981 alcuni appartenenti all'ambiente della destra eversiva indicarono Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi come autori degli spari. Fioravanti ammise di essere stato presente quel giorno e di essere armato, ma sostenne che il colpo mortale fosse stato esploso da Alibrandi. Nel luglio 1981 fu emesso un mandato di cattura contro quest'ultimo per l'omicidio di Rossi. Alibrandi morì però nel dicembre dello stesso anno durante uno scontro a fuoco con la polizia.
Come per altri giovani di sinistra uccisi dai neofascisti in quegli anni, anche per Walter Rossi non c’è stata alcuna giustizia
Nel tardo pomeriggio un gruppo di circa venti militanti, tra cui il ventenne Walter Rossi, studente e lavoratore precario iscritto a Lotta Continua, arrivò in viale delle Medaglie d'Oro, nei pressi della sezione del MSI. Dalla sede uscirono alcuni neofascisti che iniziarono una fitta sassaiola. Gli antifascisti arretrarono di circa duecento metri, fino all'incrocio con via Marziale, nei pressi di un distributore di benzina.
A questo punto alcuni militanti missini avanzarono lungo viale delle Medaglie d'Oro, secondo alcune testimonianze erano scortati da un blindato della polizia.
Dal gruppo dei neofascisti partirono quindi alcuni colpi di pistola. Uno raggiunse Walter Rossi alla nuca, uccidendolo. Un altro proiettile ferì anche il benzinaio Giuseppe Marcelli, che si trovava nelle vicinanze. Rossi morì prima di poter essere trasportato in ospedale.
La polizia fermò nella notte 15 militanti del MSI, accusandoli inizialmente di omicidio volontario, tentato omicidio e rissa aggravata. Nel dicembre 1977 furono progressivamente scarcerati e nel febbraio 1980 furono prosciolti dall'accusa di omicidio volontario.
Nel 1981 alcuni appartenenti all'ambiente della destra eversiva indicarono Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi come autori degli spari. Fioravanti ammise di essere stato presente quel giorno e di essere armato, ma sostenne che il colpo mortale fosse stato esploso da Alibrandi. Nel luglio 1981 fu emesso un mandato di cattura contro quest'ultimo per l'omicidio di Rossi. Alibrandi morì però nel dicembre dello stesso anno durante uno scontro a fuoco con la polizia.
Come per altri giovani di sinistra uccisi dai neofascisti in quegli anni, anche per Walter Rossi non c’è stata alcuna giustizia
Lo Spazio Sociale EX 51 lancia un nuovo percorso fotografico di controinformazione: un progetto collettivo per testimoniare, attraverso gli occhi e gli scatti di tutte e tutti noi, cosa significa resistenza nel 2026.
🔍 Come si svolgerà il percorso?
Confronto & Visione: Partiremo analizzando i lavori dei fotografi del passato e del presente che hanno saputo raccontare le nostre lotte, per condividere idee e visioni.
Tecnica & Pratica: Ci confronteremo sulle tecniche fotografiche più adatte a raccontare la realtà per poi sviluppare il progetto assieme.
💡 A chi è aperto?
A chiunque abbia voglia di raccontare!
Nessuna attrezzatura particolare: Basta una qualsiasi fotocamera (va bene anche uno smartphone).
Nessuna competenza tecnica richiesta: Conta la voglia di mettersi in gioco e fare controinformazione visiva.
🔍 Come si svolgerà il percorso?
Confronto & Visione: Partiremo analizzando i lavori dei fotografi del passato e del presente che hanno saputo raccontare le nostre lotte, per condividere idee e visioni.
Tecnica & Pratica: Ci confronteremo sulle tecniche fotografiche più adatte a raccontare la realtà per poi sviluppare il progetto assieme.
💡 A chi è aperto?
A chiunque abbia voglia di raccontare!
Nessuna attrezzatura particolare: Basta una qualsiasi fotocamera (va bene anche uno smartphone).
Nessuna competenza tecnica richiesta: Conta la voglia di mettersi in gioco e fare controinformazione visiva.
📌 INFO UTILI
🗓️ Primo incontro: 29 Ottobre 2026
ore 18,30 — 20,00
📍 Dove: Spazio Sociale EX 51
🎟️ Ingresso: Libero e aperto a tutte e tutti
📩 Se ti interessa partecipare o vuoi rimanere aggiornat, scrivici subito un messaggio in DM!*
🗓️ Primo incontro: 29 Ottobre 2026
ore 18,30 — 20,00
📍 Dove: Spazio Sociale EX 51
🎟️ Ingresso: Libero e aperto a tutte e tutti
📩 Se ti interessa partecipare o vuoi rimanere aggiornat, scrivici subito un messaggio in DM!*
Forwarded from Dans la rue
Il 22 ottobre 2009 moriva a Roma Stefano Cucchi, ucciso dai pestaggi e delle torture di cui sono responsabili e complici forze dell’ordine, personale carcerario, ospedaliero e giudiziario.
Ci sono voluti più di 10 anni di sforzi della famiglia e degli amici di stefano, per far venire a galla i nomi e i cognomi dei responsabili di questo omicidio. La rabbia e la determinazione di chi cercava giustizia si è scontrata a più riprese contro un muro di silenzi e ipocrisie; la risposta delle istituzioni e dei politici è stata quella di negare, di sminuire o di addossare la colpa alla vittima.
La storia di stefano non è un caso isolato, le violenze e le morti causate dalla polizia e dallo stato si susseguono anno dopo anno e ogni volta i politici e le istituzioni cercando di coprirle. Basta citare i casi di Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva o le torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per rendersene conto.
È di questi giorni la conferma che Stefano Del Corso, trovato impiccato nella sua cella del carcere di Oristano a ottobre dell’anno scorso, non si è suicidato. Anche lui è stato vittima di un omicidio, anche stavolta perpetrato dalle forze dell’ordine, anche stavolta insabbiato dalla magistratura e venuto a galla solo grazie alla determinazione delle persone vicine alla vittima.
Non veniteci a parlare di mele marce, sappiamo bene che marcio è tutto il sistema.
Per tutte le vittime dello stato: noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo.
Ci sono voluti più di 10 anni di sforzi della famiglia e degli amici di stefano, per far venire a galla i nomi e i cognomi dei responsabili di questo omicidio. La rabbia e la determinazione di chi cercava giustizia si è scontrata a più riprese contro un muro di silenzi e ipocrisie; la risposta delle istituzioni e dei politici è stata quella di negare, di sminuire o di addossare la colpa alla vittima.
La storia di stefano non è un caso isolato, le violenze e le morti causate dalla polizia e dallo stato si susseguono anno dopo anno e ogni volta i politici e le istituzioni cercando di coprirle. Basta citare i casi di Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva o le torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per rendersene conto.
È di questi giorni la conferma che Stefano Del Corso, trovato impiccato nella sua cella del carcere di Oristano a ottobre dell’anno scorso, non si è suicidato. Anche lui è stato vittima di un omicidio, anche stavolta perpetrato dalle forze dell’ordine, anche stavolta insabbiato dalla magistratura e venuto a galla solo grazie alla determinazione delle persone vicine alla vittima.
Non veniteci a parlare di mele marce, sappiamo bene che marcio è tutto il sistema.
Per tutte le vittime dello stato: noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo.