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Dispaccio n.17: Bruno Vespa, l'eminenza grigia di Giorgia Meloni ⚫️ eepurl.com/ijRxhL

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Lo scoppio della guerra in Ucraina ha aperto porte a molte voci nuove e altre dimenticate. Medvedev è uno di questi, e ha, intelligentemente, scelto d’identificarsi con il filone di meme a lui ispirato. Nel suo canale Telegram ha così cominciato ad assumere la sua nuova forma “di ferro”. Il ritratto di Ivan Podvodny.

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Ecco allora che, alla pari di quel pezzo di Asia Centrale tornato dopo vent’anni nelle mani dei tagliagole, anche l’Ucraina potrebbe diventare terreno fertile per l’estremismo. L’approfondimento di Mario Motta.

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Le moderne campagne di recruitment delle aziende, con richiami continui alla costruzione di team, alla formazione di rapporti umani e alla volontarietà di sottoporsi all’iter selettivo, hanno tutta un’altra forma rispetto all’idea di lavoro tradizionale. L'analisi di Lorenzo Appetecchia.

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Su questa teoria è stato scritto di tutto. È stata paragonata alle nuove teorie militari di altri Paesi emergenti come la Cina e l’India. In generale si è tentato di comprendere il futuro sviluppo della politica estera russa sulla base di questa fantomatica dottrina. Ma considerare Gerasimov un ideologo è un errore. L'analisi di Sacha Cepparulo.

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La Francia è diventata un Paese dove un'espressione come “guerra civile” non è affatto tabù. La usano anche Houellebecq e Onfray su Front Populaire, ma mentre per quest’ultimo «la guerra civile è già qui, a bassa intensità», per Houellebecq si profila nel futuro. L'approfondimento di Alessio Trabucco.

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«Michel Houellebecq e io siamo d'accordo nell'osservare che la nostra civiltà giudaico-cristiana sta crollando. Tengo a precisare che mi sembra difficile, salvo grave cecità, non sottoscrivere questa semplicissima osservazione. Scuola, giustizia, cultura, polizia, esercito, sanità, editoria, cinema, letteratura, giornalismo sono in avanzato stato di degrado. Chi nega la realtà della decadenza è lui stesso un decadente». Michel Onfray nell'intervista a cura di Francesco Subiaco (traduzione di Giovanni Balducci).

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È la natura umana, forse, quella che porta anche in un momento cruciale nella storia del Paese – una fase che deciderà per lungo tempo le possibilità di esercitare la sovranità su territori riconosciuti come propri – a decidere in ultima istanza in favore della propria individualità, lasciando indietro la collettività, ignorando le luci della ribalta globali. L'analisi di Davide Arcidiacono.

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Davos nasce per unire il mondo dell’altissima finanza e delle imprese con i personaggi di spicco della politica internazionale. Ma il suo formato non è più sexy come una volta e sembra declinarsi di pari passo con il tramonto delle leadership occidentali. A riprova si possono citare le numerose assenze dei rappresentanti del governo Meloni che ha mandato solamente il Ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara. Sono gli alti funzionari delle istituzioni europee a non aver disertato, proprio per il carattere sovranazionale dell’appuntamento. Ma a livello locale i singoli governi fanno capire che ormai Davos è in fase terminale, esattamente come l’idea di “governo globale” che implicitamente cerca di proporre.

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Il PNRR è l’unica speranza per Roma per scrollarsi di dosso quello che Alberto Moravia definiva “lo spettacolo sconcertante di una capitale il cui fine principale anzi unico sia quello di vivere alla giornata o meglio di sopravvivere”. L'approfondimento di Antonio Maria Napoli.

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Corrado Claverini invita ad una riscoperta della varietà culturale insita ad ogni filosofia, veicolo imprescindibile per avviare un vero dialogo tra le nazioni. La recensione a cura di Massimiliano Vino.

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Se l’operazione sembra già complicata così, si deve tenere di conto che il piano di difesa nazionale taiwanese si fonda interamente sulla prevenzione da un possibile attacco cinese: le spiagge papabili per uno sbarco sono 14, già accuratamente mappate dallo Stato maggiore di Taipei. L'analisi di Enrico Raugi.

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L’intricata realtà del Caucaso, nella sua secolare compresenza di tante etnie rivali fra loro, è dura da capire prima ancora che da spiegare, come appare ahimè evidente nell’inconsistenza e pressapochismo di tanti superficiali articoli di giornale o trasmissioni televisive. L'approfondimento di Antonia Arslan.

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«I soggetti pubblici e privati che partecipano al ciclo logistico portuale sono numerosi e lo sforzo che va fatto è quello di metterli in rapporto tra loro in tempo reale, con una continua innovazione digitale, per aumentare l’efficienza e i tempi delle operazioni portuali e logistiche». L'analisi di Renato Midoro.

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L’intervento in Libia del 2011 rappresenta l’apogeo della solidità dell’alleanza NATO, capace addirittura di rimodellare in difetto la politica estera di una media potenza mediterranea come l’Italia. La visione di Gianmarco Serino.

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Giorgia Meloni si trova di fronte a sfide uniche. Dal post pandemia alla guerra in Ucraina, dalla crisi energetica alla gestione delle risorse del PNRR che la porranno di fronte ad un dilemma fondamentale: se sfruttare o sperperare la fiducia che gli elettori e i partner internazionali le hanno affidato. L'intervista di Francesco Subiaco a Roberto Napoletano.

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I Leopard e i Challenger, finora utilizzati esclusivamente nell’ambito di attività controinsurrezionali o di peacekeeping, sono estranei ad un contesto come quello ucraino, che da subito si è contraddistinto per il fortissimo attrito. L'approfondimento di Mario Motta.

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Come il folcloristico gelataio giocoliere dal baffo ottomano che intrattiene i turisti occidentali per le strade più affollate di Istanbul, vendendo coni che non sarà facile assaporare, così Erdoğan si sta prendendo beffe di quel gigante dai piedi d’argilla che è l’Occidente. Lo scenario di Emanuel Pietrobon.

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L’uomo che da decenni, con la stessa sigla e lo stesso studio si è costruito una roccaforte in seconda serata e ora potrebbe persino accaparrarsi la striscia serale su Rai1, dopo il telegiornale. Giornalista, scrittore, storico, conduttore televisivo, moderatore e conferenziere, ambasciatore di pace e di guerra, autore televisivo, uomo di spettacolo, Bruno Vespa è il volto eterno con una voce che ti culla, l’uomo perfetto per portare alla Meloni il consenso della “Repubblica Romana”.

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“La guerra non è altro che un duello su larga scala”. In queste parole René Girard legge l’intuizione antropologica che fa uscire il generale prussiano dallo stretto campo della strategia militare e lo innalza al livello dei grandi pensatori dell’Ottocento. La recensione a cura di Giulio D'Alessandro.

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Il mare coincide completamente con la tecnica, la tecnica di una nave e di una flotta: il mare è apparentemente privo di forma, simbolo di un Divenire puro. Di un incedere cieco, che si può dominare solo con l’ingegno e con l’arte. Così la storia consacrò inevitabilmente ad avanguardia del mare e della tecnica l’Inghilterra. La recensione a cura di Massimiliano Vino.

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