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Benvenuti nel primo canale dedicato al DeepWeb! Qui vi racconteremo tutto ciò che incontreremo durante il nostro cammino nella seconda faccia di Internet!

📆 17/7/2017

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🌐 Noto venditore di documenti falsi arrestato in Germania

Le forze dell'ordine tedesche hanno arrestato un trio sospettato di gestire l'account del venditore "FakeIDDobby" su diversi mercati del Darkweb.

Secondo il comunicato stampa della polizia, i sospetti vendevano carte d'identità tedesche e documenti d'identità per Austria, Italia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria attraverso l'account del venditore "FakeIDDobby" su diversi market del Darkweb tra cui Wallstreet Market, Nightmare e Empire Market. La vendita dei documenti avrebbe fruttato ai sospetti un profitto di circa 45.000 euro.

Le indagini sono iniziate nel 2019 dopo che gli investigatori hanno trovato le inserzioni del trio per la vendita di documenti falsi sul Darkweb.

L'indagine ha portato alla scoperta dell'identità dei sospetti e delle transazioni di vendita. Gli investigatori hanno poi utilizzato le prove per acquisire mandati di perquisizione contro le proprietà degli indagati.

Il 20 gennaio 2021, gli investigatori hanno quindi eseguito mandati di perquisizione nelle case dei tre sospetti a Magdeburgo (Germania) e in un ufficio che era usato come laboratorio dai sospetti. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di dispositivi di archiviazione e di strumenti come stampanti, lastre di stampa, sigilli, prodotti chimici ed elementi in lamina.

La perquisizione ha anche portato all'arresto e alla detenzione di due 24enni che sono stati accusati di falsificazione di documenti. Il terzo sospetto, un 23enne, è stato arrestato e rilasciato al termine delle perquisizioni.

Se trovato colpevole, ognuno dei sospetti potrebbe essere condannato a un minimo di sei mesi e un massimo di dieci anni di carcere.
📮 Contesto socio-sanitario all'epoca di COVID-19

È ormai da un anno che, a livello globale, si vive un’asfissiante situazione emergenziale: in Italia sono molti gli ambiti che sono stati abbandonati a loro stessi, e, come sempre, tra questi figura quello delle tossicodipendenze e dell’uso di sostanze stupefacenti – campo di cui lo Stato si “occupa” superficialmente da sempre. Ogni anno viene presentata al Parlamento una relazione sul fenomeno delle tossicodipendenze, basata sui dati raccolti a livello nazionale l’anno precedente: l’ultima relazione cui si può accedere è quella stilata nel 2020 (dati aggiornati al 2019). Ad oggi, non è ancora stato presentato un rendiconto con i dati dell’anno appena passato, di qui la difficoltà a raccogliere dati statistici che siano precisi, ma già nella precedente si poteva leggere che “[…] Le conseguenze sociali ed economiche della pandemia da COVID-19 avranno un impatto di medio e lungo periodo più gravoso sulle popolazioni vulnerabili ed emarginate, che sono anche quelle maggiormente esposte ai rischi dell’uso di sostanze” – dunque, com’è cambiato l’uso (e abuso) di sostanze, durante e dopo il primo lockdown di marzo 2020?

A causa delle restrizioni governative lo spaccio su strada si è ridotto notevolmente, inducendo i consumatori, abituali e “nuovi”, ad acquistare quasi esclusivamente attraverso le piattaforme offerte dal dark web e dal mercato grigio. Inoltre, secondo quanto ipotizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), si è assistito ad un cambio di rotta in merito alla scelta delle sostanze: benzodiazepine, alcool, oppiacei ed oppioidi sintetici sono stati preferiti a discapito di stimolanti quali MDMA, amfetamine e cocaina, maggiormente consumati nei luoghi di socializzazione. A ciò va aggiunto che il Sistema Nazionale di Allerta Precoce (SNAP) è stato in grado di rintracciare 33 nuove sostanze psicoattive, tra le quali figurano l’MDMB-4en-PINACA ed il 4F-MDMB-PINACA, due tipologie di cannabinoidi sintetici già parzialmente conosciute nel 2019.

Già prima dell’emergenza sanitaria, l’uso di oppiacei e oppioidi sintetici (fentanili) aveva subito una preoccupante impennata, basti guardare i dati in merito ai decessi per overdose, provocati principalmente da eroina e che, nel corso del 2019 sono stati 373, circa l’11% in più rispetto al 2018 e il 24% in più rispetto al 2017. A complicare la situazione interviene il 30% di diagnosi tardive di AIDS, raddoppiate rispetto a quelle registrate nel 2005: l’indebolimento del sistema immunitario dovuto dal virus dell’HIV rende tali soggetti tossicodipendenti ancor più vulnerabili dinnanzi all’infezione da SARS-CoV-2, poiché affrontano una serie di problemi e minacce per la propria salute polmonare. Secondo il National Institute on Drug Abuse (NIDA), dato che gli oppiacei e/o oppioidi agiscono sul tronco encefalico (localizzato alla base del cervello, e che lo mette in continuità diretta con il midollo spinale) e riducono la frequenza respiratoria, il loro consumo mette a rischio di overdose fatale o potenzialmente letale, e può anche causare una pericolosa riduzione del livello di ossigeno nel sangue. La mancanza di O2 può essere dannosa per il sistema nervoso centrale: mentre le cellule cerebrali possono resistere a brevi periodi di scarsa fornitura di ossigeno, si danneggiano gravemente quando la situazione persiste. Come sostenuto in numerose ricerche scientifiche, la malattia polmonare cronica aumenta il rischio di mortalità per overdose per chi assume tali sostanze, motivo per cui la ridotta capacità polmonare causata da COVID-19 può mettere in serio pericolo queste persone.

📝 Prosegue in un prossimo post

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🚫 TikTok: verifica l’età mediante AI per vietarne l’uso agli under 13

La scorsa settimana l’autorità garante della privacy italiana ha chiesto di attuare delle azioni per tutelare i più giovani dopo la tragedia di Palermo, in cui una bambina di 10 anni morì a causa della “Blackout challange”.
Così la piattaforma di condivisione video prende provvedimenti per limitarne l’uso da parte dei bambini sotto i 13 anni.

Dal 9 febbraio TikTok chiederà di inserire nuovamente la propria data di nascita per effettuare il login e rimuoverà gli account degli utenti con meno di 13 anni. Per evitare escamotage da parte di questi, la piattaforma ha preso in considerazione l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e ne sta discutendo con il Garante privacy irlandese: "I dati del bambino sono già trattati, la differenza è usare questo trattamento per capire se ha meno di tredici anni", commenta Guido Scorza, componente del collegio del Garante privacy italiano e relatore del provvedimento su TikTok.
Poiché l’individuazione di tali soluzioni richiede un bilanciamento tra la necessità di accurate verifiche e il diritto alla protezione dei dati dei minori – spiega ancora Scorza in una nota ufficiale – la società si è impegnata ad avviare con l’Autorità privacy dell’Irlanda, Paese nel quale la piattaforma ha fissato il proprio stabilimento principale, una discussione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale a fini di age verification”.

TikTok inoltre ha anticipato l’inserimento di un bottone direttamente nell’app per segnalare gli utenti che sembrano avere meno di tredici anni. Con l’inserimento dell’AI rimane comunque il rischio di un illegittimo trattamento dei dati personali, anche di soggetti minori, a tal riguardo, il Garante dovrà continuare a vigilare sull’operato della piattaforma.
👮🏻‍♂️ Wallstreet Market: i presunti venditori verranno processati questo mese

Sono tre tedeschi di Herford, Nord Reno-Westfalia, gli uomini accusati di aver guadagnato oltre €211.000 attraverso 2.756 vendite sul famoso Walstreet Market, chiuso dalle forze dell’ordine nel maggio 2019. Quest’ultime, mediante le informazioni ottenute dai server sequestrati durante l’indagine di WSM, hanno scoperto che il gruppo aveva un fornitore nei Paesi Bassi.

Il gruppo è accusato di vendita di eroina, cocaina, ecstasy, anfetamine, metanfetamina e marijuana, per un totale di ben 22,7Kg di droga venduta nell’ultimo anno.
Il primo imputato, un 30enne di Herford, avrebbe fornito l’appartamento al gruppo come base operativa per la distribuzione della droga. Un altro imputato, un 31enne della stessa regione, avrebbe gestito l’operazione di distribuzione ed i conti del venditore sul darkweb, ricevendo gli ordini dai clienti ed inoltrando i dettagli ai suoi cospiratori. Infine l’ultimo imputato, un 28enne, si sarebbe occupato dei reclami dei clienti relativi alla qualità delle droghe, alla quantità o ai ritardi di spedizione, oltre ad aver assistito il leader del gruppo lasciando i pacchi negli uffici postali vicini.

Le forze dell'ordine tedesche hanno eseguito mandati di perquisizione e arresto nel maggio 2020. Durante una perquisizione negli appartamenti associati ai cospiratori, la polizia ha sequestrato droga, Bitcoin e armi da fuoco. L'inizio del processo è previsto per il 10 febbraio 2021.
💸 La polizia di Tokyo arresta 31 persone in relazione alla rapina al Coincheck del 2018

È stato scoperto che i sospetti avevano scambiato criptovaluta rubata su un exchange emerso nel darkweb dopo la rapina a Coincheck.

La polizia di Tokyo ha arrestato e accusato 31 persone in relazione all'hacking Coincheck del gennaio 2018, che ha visto il furto di circa 530 milioni di dollari (ora del valore di 38 milioni di dollari) dallo scambio di criptovaluta.
All'epoca, il furto ha provocato un maggiore controllo sul settore delle criptovalute, comprese le ispezioni in tutti gli scambi di criptovaluta a livello nazionale, l'emissione di ordini di miglioramento aziendale contro coloro con controlli interni scarsi e sistemi AML(Anti-Money Laundering) inadeguati e regole più severe per evitare che incidenti simili si verifichino in futuro.

Le persone sono state arrestate per aver scambiato presumibilmente più di 10 miliardi di JPY(YEN giapponesi, in base ai tassi di gennaio 2018) di criptovaluta NEM con altre valute digitali nonostante sapessero che le risorse erano state rubate, secondo rapporti locali.
La polizia afferma che presto concluderà la sua indagine sulle persone che si scambiano NEM rubati.

Nel marzo 2020, anche altre due persone, identificate come Masaki Kitamoto e Takayoshi Doi, sono state arrestate per scambio di NEM rubati a Coincheck.
Kitamoto ha ammesso di aver commesso un errore, sostenendo di aver rubato oltre 19 milioni di dollari dall'hacking di Coincheck.
🌐 La polizia tedesca sequestra 50 milioni di euro in Bitcoin, ma il criminale si rifiuta di fornire la password

La polizia tedesca ha sequestrato quasi 50 milioni di euro in Bitcoin ad un uomo condannato per truffa e accesso abusivo a sistema informatico. Peccato che quei soldi siano persi per sempre, il criminale infatti si rifiuta di fornire la private key.

Le forze dell'ordine di Kempten, una città della Baviera, hanno sequestrato un hardisk con oltre 1.500 Bitcoin durante un arresto nei confronti di un uomo accusato di truffa. 1.500 bitcoin, alla data odierna, equivalgono circa a 47 milioni di euro.

"Gli abbiamo chiesto di fornirci la password ma si è rifiutato, forse non la conosce nemmeno lui", ha spiegato il pubblico ministero Sebastian Murer. Una tesi molto risibile, visto che le criptovalute erano lo strumento usato dal criminale per guadagnarsi da vivere. L'uomo è stato condannato a 2 anni di carcere per aver installato un malware per il mining di criptovalute sui computer di centinaia di vittime ignare.

Che si ricordi la password o meno, a dire la verità, poco importa. Gli hardisk sono ora sotto il controllo delle forze dell’ordine. Quei 1.500 bitcoin vanno così ad aggiungersi all’immensa ricchezza in criptovalute andata persa per sempre. Secondo il New York Times, circa il 20% dei Bitcoin emessi fino ad oggi è contenuto in wallet andati persi o protetti da password che nessuno si ricorda più.
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In questa situazione allarmante i SerT sono stati dichiarati servizi essenziali e hanno continuato a lavorare garantendo la “terapia” a base di metadone, aumentandone la copertura fino a una settimana, ma non in tutta Italia è andata così. L’ItaNPUD, associazione di consumatori di sostanze psicoattive che si batte per la tutela dei diritti dei consumatori di sostanze stupefacenti, infatti, denuncia che molti centri sono stati chiusi e i servizi di Riduzione del Danno limitati; inoltre, sono stati interrotti i colloqui psicologici, le attività in gruppo delle comunità e molti SerD non hanno più accettato nuove persone, abbandonandole a loro stesse. Questo è uno tra i fattori che hanno contribuito non solo all’aumento dell’uso di sostanze come alcool e benzodiazepine (in grado di placare l’astinenza da oppiacei), bensì anche alla ricaduta di chi, da anni, era riuscito a rinascere grazie ad un vero percorso terapeutico di riabilitazione.

Nell’era pandemica, come già accennato, ciò che allarma specialmente tra la popolazione giovane, è anche l’esponenziale aumento dell’uso di alcolici, che si attesta attorno al 180% (fonte: ISS) – questo incremento è dovuto alla facilità di reperimento delle bevande alcoliche rispetto ad altre sostanze illegali, ma anche ai prezzi accessibili offerti dai rivenditori. In merito a ciò, il dottore Giovanni Galimberti, direttore presso il SerT di Monza, afferma che “[…] sono stati 160 gli accessi totali ai nostri servizi post lockdown, compresi di nuovi soggetti, ricaduti nella dipendenza e altri che hanno virato da altre dipendenze. Di questi sono 96 i nuovi mai conosciuti prima. Al di là del numero assoluto, a preoccuparmi maggiormente è stato proprio il boom di accessi appena terminate le restrizioni, ovvero tra maggio e giugno”.

Purtroppo per avere dati statistici precisi in merito all’aumento dell’uso di sostanze stupefacenti e del tasso di soggetti tossicodipendenti accertati, bisognerà aspettare l’annuale Relazione al Parlamento, ma i pochi dati che siamo riusciti a reperire riescono già a mettere in evidenza i danni che l’isolamento sociale prolungato è riuscito a produrre e che, probabilmente, continuerà a provocare.

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Come avrete notato, ultimamente siamo... Un po' a corto di post. Innanzitutto, prima di iniziare, colgo l'occasione per augurare una buona domenica e un buon San Valentino a tutti!

Ma torniamo a noi. Come stavo dicendo, gli articoli sul canale iniziano a scarseggiare. Stiamo quindi cercando qualcuno che sia disposto ad aiutarci a crearne di nuovi, settimanalmente o a seconda della disponibilità.
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🏦 Donna del New Jersey condannata a 63 mesi di prigione per frode bancaria da 2 milioni di dollari che coinvolge identità acquistate sul Darknet

Una donna della contea di Bergen, nel New Jersey, è stata condannata oggi a 5 anni e 2 mesi di prigione per un elaborato schema di franchi bancari che ha comportato perdite per oltre 2 milioni di dollari, ha annunciato il procuratore in carica Rachael Honig.

Alexis Taylor, 32 anni, di Hackensack, New Jersey, in precedenza si è dichiarata colpevole davanti al giudice distrettuale degli Stati Uniti John Michael Vazquez nella corte federale di Newark per un atto d'accusa, accusandola di cospirazione per commettere frode bancaria. Il giudice Vazquez ha emesso oggi la sentenza in videoconferenza.
Secondo i documenti depositati in questo caso e le dichiarazioni rese in tribunale:
Da marzo 2017 a giugno 2018, Taylor ha concordato con altri di eseguire uno schema per frodare varie istituzioni finanziarie situate nel New Jersey, New York e altrove.

Ha acquistato una quantità significativa di informazioni di identificazione personale rubate tramite il darkweb, comprese le informazioni sul conto bancario e le risposte alle domande di sicurezza online.
Taylor ha quindi utilizzato le informazioni per accedere ai conti delle vittime presso varie banche e altre istituzioni finanziarie.
Taylor, e altri che agivano sotto la sua direzione, si recavano nelle banche e impersonavano i titolari di conti delle vittime per prelevare fondi dai conti detenuti dalle vittime presso quelle istituzioni. Taylor comunicava anche con le banche per telefono e richiedeva che fossero effettuati bonifici dai conti delle vittime e sui conti detenuti da Taylor.
Infine, faceva parte del programma che Taylor si recasse a casa delle vittime e intercettasse le carte di debito e altri documenti finanziari dalla posta per facilitare la frode.

Oltre alla pena detentiva, il giudice Vazquez ha condannato Taylor a 4 anni di rilascio controllato.
Per il 10 maggio 2021 è prevista un'udienza per determinare quanto Taylor dovrebbe pagare per la restituzione.
🌐 Solo 270 indirizzi di criptovalute hanno riciclato più di un miliardo di dollari

Chainalysis, una nota società che si occupa di analizzare le blockchain delle criptovalute per tracciare il denaro, ha recentemente scoperto un enorme sistema di riciclaggio di denaro in criptovalute dal valore di 1,3 miliardi di dollari. Secondo Chainalysis, sarebbe gestito da appena 270 indirizzi.

L'uso illegale delle criptovalute ha a lungo preoccupato i governi e le forze dell'ordine, con il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen e il presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde che il mese scorso hanno entrambi chiesto una supervisione più stretta.

I 270 indirizzi alla base del report di Chainalysis gestirebbero il 55% dei fondi illeciti monitorati dallo studio. I numeri dell’economia sommersa in criptovalute, ad ogni modo, probabilmente sono estremamente più alti.

I fondi illeciti, si legge nell’analisi di Chainalysis, sono distribuiti in modo correlato ai volumi dell'economia in criptovalute delle diverse nazioni. Così non stupisce che in vertice alla classifica dei Paesi con il più alto scambio di fondi illeciti in Bitcoin e altre valute virtuali troviamo USA, Russia e Cina.

Le criptovalute negli ultimi anni hanno iniziato ad avere un ruolo da protagonista all’interno della cronaca internazionale. Solamente la scorsa settimana le autorità tedesche hanno sequestrato circa 50 milioni di euro in criptovalute. Soldi a cui lo Stato non avrà mai accesso, dato che il truffatore a cui sono stati sequestrati si rifiuta di rivelare la sua private key (ne abbiamo parlato in questo articolo).
💡Le allucinazioni collettive

L’affascinante tema delle allucinazioni collettive è, da sempre, oggetto di studio della psicologia transpersonale (o spirituale), una branca della psicologia che si occupa di integrare gli aspetti spirituali e trascendenti dell'esperienza umana con la struttura della psicologia moderna.

Ad oggi, le storie e le leggende circa tali particolari allucinazioni condivise sono piuttosto rare da rintracciare e quasi tutte – se non tutte, sono riconducibili ad un fenomeno comune: la segale cornuta. Ma di cosa si tratta? Innanzitutto, la segale è un cereale capillarmente diffuso in ambito culinario (sotto forma di farina) ideale per la preparazione di prodotti da forno; essa viene definita “cornuta” quando affetta da ergotismo. In questo caratteristico e singolare caso della natura, a causa del fungo claviceps purpurea, essa presenta delle piccole escrescenze a forma di corna, anche chiamate speroni: si tratta di veri e propri corpi fruttiferi del fungo contenenti diversi alcaloidi sia velenosi, sia psicoattivi appartenenti al gruppo delle ergotine, tra le quali viene annoverato l’acido lisergico, principale componente dell’LSD, acronimo per il termine tedesco Lysergsäurediethylamid, ovvero, dietilamide dell’acido lisergico.

Arcaiche testimonianze di visioni allucinogene collettive ci giungono dalla Grecia, e risalgono al periodo miceneo (1600 – 1100 a.C.!), durante il quale cominciò a diffondersi la celebrazione dei riti eleusini, propri del culto della dea Demetra, e che ebbero seguito anche in Italia, a Roma: vi presero parte il filosofo Cicerone ed anche imperatori quali Adriano e Marco Aurelio. Attraverso la celebrazione rigorosamente segreta di tali riti (suddivisi in due fasi, i “piccoli misteri” ed i “grandi misteri”) gli iniziati credevano che avrebbero ottenuto la giusta ricompensa dopo la morte; qual è il ruolo della segale cornuta? I “Misteri” comprendevano visioni e invocazioni a una vita oltre la morte, per tale ragione alcuni studiosi sono propensi a ritenere che il loro potere derivasse da agenti psichedelici, collegati all’assunzione del ciceone, bevanda sacra a base di acqua, menta e orzo (probabilmente contaminata dall’amanita muscaria) e dall’utilizzo di pane prodotto con segale affetta da ergotismo. Negli anni ’60 lo scrittore inglese Robert Graves, inoltre, notò che nel bassorilievo di Farsalo (del V secolo a.C.) erano rappresentate Demetra e sua figlia Persefone intente a scambiarsi dei funghi riconducibili al genere psylocibe, consumati per le loro proprietà psicoattive dovute agli alcaloidi psicotropi della psilocibina e psilocina.

📍In foto: nell'ambito dei misteri eleusini si fa riferimento al bassorilievo di Farsalo.

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🦙 La Border Force australiana ha trovato 270 grammi di metanfetamina dentro un lama giocattolo

L’uomo, proveniente da Dianella (Australia Ovest), è accusato dalla Corte Australiana di Perth di aver importato dagli Stati Uniti una quantità di metanfetamina del valore di $276.000 (circa €227.000).

L’indagine ha avuto inizio il 3 Gennaio 2021 dopo che un agente dell’Australian Border Force ha intercettato un pacco sospetto, inviato dagli Stati Uniti sotto forma di regalo di Natale.
Gli ufficiali di polizia hanno affermato di aver aperto il regalo e aver ispezionato il finto animale, all’interno del quale era presente una sostanza cristallina di colore bianco, successivamente riconosciuta come metanfetamina tramite un test sul campo.

Dalle parole del commissario dell’ABF Fleming:
“Gli ufficiali dell’Australian Border Force sono altamente preparati ed equipaggiati con tecnologie all’avanguardia per proteggere la comunità australiana da minacce come le droghe illegali. I nostri agenti sono presenti in ogni aeroporto internazionale australiano, sono esperti nell’intercettare droghe illecite aldilà della grandezza del oggetto o del luogo in cui i criminali tentano di nasconderlo e questa intercettazione è uno dei tanti esempi del loro ottimo lavoro.

L’ABF ha consegnato il caso e il pacco alla Polizia Federale Australiana per continuare l’indagine. Gli ufficiali della Polizia Federale hanno, poi sostituito la metanfetamina con una sostanza inerte prima di effettuare una consegna controllata alla residenza del destinatario il 12 Gennaio. Successivamente, gli ufficiali si sono recati all’indirizzo del destinatario con un mandato di perquisizione, dove hanno scoperto che il giocattolo e tutto il suo contenuto erano stati bruciati in un camino esterno.

Il ragazzo di 25 anni è stato comunque arrestato per aver tentato di possedere una quantità commercializzabile di metanfetamina.
🌐 Brave Browser: problemi di anonimato con Tor

Brave è un browser basato su Chromium che si pubblicizza come un browser orientato alla privacy con funzionalità incorporate per bloccare la pubblicità, disabilitare javascript, bloccare i cookie, e compiti simili. Una delle aggiunte più recenti al browser è una caratteristica chiamata "Finestra privata con Tor" che permette di accedere alla rete Tor.

Un bug in questa modalità di navigazione potrebbe rivelare i siti onion visitati dagli utenti. Il bug, infatti, permetterebbe ai provider DNS di avere accesso agli indirizzi onion visitati dagli utenti. Il bug sembra che sia causato dalla funzionalità di ad-blocking del browser.

Il bug di Brave è stato riportato alla luce il 21 gennaio a seguito di un’indagine di Hacker One. È stato ora risolto e il fix è stato aggiunto alla versione "Nightly" di Brave due settimane fa. Tuttavia, dal momento che il bug è tornato alla ribalta su Reddit e Twitter, Brave sta portando la soluzione alla versione ufficiale rapidamente.

Brave non ha mai promesso di essere privato e sicuro come Tor. "Brave con Tor non fornisce lo stesso livello di privacy di Tor Browser, se la vostra vita dipende dal rimanere anonimi, usate Tor Browser", aveva dichiarato Ryan Watson, VP IT di Brave, due anni fa su Reddit.
💊 Uomo di Ocala (FL) condannato a 12 anni di carcere per vendita di farmaci acquistati sul DeepWeb

Un uomo di Ocala che ha colpito un camion dei pompieri e un ufficiale dei vigili del fuoco sulla scena di un incidente tre anni fa, mentre guidava un veicolo che le autorità hanno definito pieno di droga - è stato condannato a 12 anni di prigione federale.

Dominique Lamar Oliver, 31 anni, si è dichiarato colpevole di cospirazione per la distribuzione di metanfetamine a ottobre.
Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Roy B. Dalton Jr. ha emesso la sentenza mercoledì.
Nel luglio 2018, una donna ha rallentato il suo veicolo mentre si avvicinava a un camion dei pompieri sulla County Road 326 a circa mezzo miglio a est della Northwest 77th Street.
Oliver le girò intorno e colpì un camion dei pompieri e un ufficiale dei vigili del fuoco.

Durante le indagini sull'incidente, i soldati della Florida Highway Patrol hanno recuperato la droga da uno zaino che Oliver aveva cercato di nascondere. È stato preso in custodia. Funzionari federali hanno detto che lo zaino conteneva marijuana, cocaina, pillole da prescrizione e diversi sacchetti usati per distribuire farmaci.
Le forze dell'ordine hanno anche trovato un pacco nel veicolo di Oliver che era indirizzato a lui. Il pacchetto conteneva 447 grammi di metanfetamina che i funzionari ritenevano fosse valutata tra $25.000 e $35.000.
Gli agenti dell'ufficio dell'ispettore generale del servizio postale degli Stati Uniti hanno indagato. Hanno appreso che, prima dell'incidente, Oliver aveva ricevuto 112 pacchi da diversi stati tra cui California, Washington e Nevada.

Oliver ha detto ai funzionari federali che stava ordinando marijuana, pillole e metanfetamine da quello che è stato descritto come il "DarkWeb" e distribuendo i narcotici illegali in tutto il Distretto Centrale della Florida, secondo i funzionari federali.
L'incidente è stato indagato dal servizio postale, dall'ufficio dell'ispettore generale e dall'FHP(Florida Highway Patrol).
📲 Data breach nelle chat Clubhouse

Un programmatore indipendente è riuscito a trasmettere in streaming su un sito Web alcuni contenuti audio condivisi su Clubhouse: quello che inizialmente è stato identificato (e confermato) come un data breach si configura come una violazione dati attraverso un abuso del servizio.

A pochi giorni di distanza dall’annuncio di Clubhouse in merito all’adozione di nuove misure di sicurezza per garantire la protezione dei dati degli utenti e rispondere alle numerose richieste di chiarimenti sui problemi privacy dell’app (tra cui anche quelli del Garante italiano), un attaccante ha dimostrato che le chat audio caratteristiche del social network non sono sicure “trafugando” i feed audio da più stanze per poi trasmetterli in streaming su un sito Web appositamente realizzato.
Ma quello che inizialmente è stato identificato (e confermato da parte della stessa Clubhouse) come un data breach dovuto allo sfruttamento di una qualche vulnerabilità di sicurezza, si configura in realtà come una violazione di dati in seguito ad un abuso del servizio e ad una violazione dei termini d’uso dell’app.
L’accaduto, comunque, non fa che rafforzare le preoccupazioni degli esperti sulla sicurezza e sulla privacy del social network che ha basato il suo successo proprio sulle chat audio.

In un post su LinkedIn, Pierguido Iezzi, Cybersecurity Strategy Director e Co Founder di Swascan, sottolinea che quanto successo “era da aspettarselo e, per dirla tutta, tutti lo stavamo aspettando. La visibilità e popolarità dell’applicazione ha attirato l’attenzione dei criminal hacker e, allo stesso tempo, anche quello dei ricercatori cyber. Era solo questione di tempo”
In risposta al data breach, la società ha bloccato in maniera permanente l’account utilizzato dall’attaccante e attivato immediatamente nuove misure di sicurezza per prevenire attacchi simili in futuro, ma allo stesso tempo non è stata in grado di garantire che non ciò non possa accadere di nuovo.

📑 I dettagli del data breach nelle chat di Clubhouse

Uno studio condotto da Federico Maggi, Senior Threat Researcher di Tren Micro, esclude però che quanto accaduto sia configurabile come una violazione di sicurezza dell’app Clubhouse.
In particolare, è successo che uno sviluppatore ha creato un sito Web che, funzionando da mirror, ha permesso ad altri di ascoltare alcune chat vocali di Clubhouse utilizzando l’account dello sviluppatore stesso invece di uno personale.
Ciò è configurabile sicuramente come una violazione dei termini di servizio dell’app (il programmatore ha violato i termini di servizio dell’app condividendo all’esterno contenuti vocali riservati esclusivamente a chi partecipava alle discussioni vocali), ma per condividere le chat non è stata sfruttata alcuna specifica vulnerabilità dell’applicazione e, soprattutto, il sito mirror non ha effettuato alcuna registrazione.

Da qui, secondo il ricercatore Trend Micro, la difficoltà di Clubhouse nel garantire che quanto accaduto possa ripetersi in futuro: infatti, anche se questo tipo di abuso del servizio può essere reso più difficile, nessun servizio Web o social network ne è immune in quanto non c’è un modo tecnico per bloccare in modo affidabile gli abusi senza impattare la disponibilità agli utenti legittimi.

🔓 Cosa sappiamo del programmatore che ha “violato” Clubhouse

Da quello che si sa finora, lo sviluppatore indipendente di origini cinesi di cui non si conosce l’identità ha progettato un’applicazione open source che ha permesso agli utenti di smartphone Android di accedere alle chat audio sebbene l’app funzioni solo su iPhone e il servizio sia su invito.
🌐Uomo australiano condannato per aver venduto ecstasy sul Darkweb

Paul Rodgerson, 42 anni, di Melbourne (Australia), è stato condannato per il suo ruolo nella vendita di pillole di MDMA ed ecstasy su diversi mercati del Darkweb, tra cui AlphaBay e Dream Market. Le pillole erano facilmente riconoscibili perché Rodgerson ci stampavano sopra un canguro come logo.

L'FBI ha stimato che Rodgerson e il suo partner Robert Olczyc hanno venduto più di 3.130 pillole a più di 72 acquirenti diversi e hanno guadagnato più di 32.000 dollari. Rodgerson e Olczyc operavano da una fabbrica a Moorabbin, Melbourne. I due usavano la fabbrica come centro di produzione, stoccaggio e distribuzione degli stupefacenti. Olczyc produceva le pillole mentre Rodgerson gestiva i conti dei venditori e processava gli ordini dei loro clienti.

La polizia federale australiana ha fatto irruzione nella fabbrica il 23 novembre 2016. Il raid ha portato al sequestro di 200 pillole di ecstasy, 300 grammi di MDMA nascosti in custodie di DVD, 15.000 dollari in contanti, e attrezzature utilizzate per produrre pillole di MDMA ed ecstasy. Il raid ha anche portato all'arresto di Rodgerson e Olczyc.

Olczyc si è dichiarato colpevole di importazione, traffico e produzione di MDMA ed è stato condannato a nove anni e otto mesi di carcere nell'ottobre 2019.

Rodgerson all'inizio ha negato di essere coinvolto nell'operazione e ha rifiutato di dare alla polizia l'accesso ai suoi dispositivi elettronici. In seguito si è dichiarato colpevole di quattro accuse tra cui traffico di MDMA e possesso di sostanze e attrezzature utilizzate per la fabbricazione di droga.

Il 18 febbraio 2021, Rodgerson è apparso davanti al tribunale della contea di Victoria per il processo. Alla fine dell'udienza, il giudice Michael Tinney ha condannato Rodgerson a sei anni e cinque mesi di reclusione.
💊 Un venditore di DarkMarket è stato arrestato in Germania.

La procura di Koblenz ha annunciato l'arresto di un venditore di successo su DarkMarket, un mercato presente sul DeepWeb.

L'indagine ha portato all'arresto di otto sospetti di aver partecipato nell'organizzazione del traffico di droga. Il gruppo, secondo l'annuncio, importava droga dai Paesi Bassi per rivenderla su DarkMarket, oltre che su altri marketplace.
Il venditore ha completato 1.400 transazioni sul mercato recentemente sequestrato, 200 delle quali riguardanti grandi quantità di droga.
Le autorità non hanno rilasciato il nome dell'account presumibilmente gestito dai sospetti trafficanti di droga.

La dogana tedesca ha iniziato le indagini all'inizio del 2020 dopo aver collegato il sequestro di almeno 180 pacchetti di droga alla stessa organizzazione di trafficanti. Durante l'indagine, la dogana ha intercettato più di 10 chilogrammi di anfetamina e quasi 8.000 pillole di ecstasy. I destinatari dei pacchi erano persone che si trovavano in diversi paesi d'Europa.
Nel gennaio 2021, la dogana ha lavorato con la Polizia di Stato per identificare otto persone sospettate di avere legami con l'organizzazione responsabile della spedizione dei pacchetti di anfetamina ed ecstasy. Le autorità non hanno rivelato in che modo siano stati identificati i sospetti, sostenendo che il caso abbia comportato un lavoro di "ampia indagine".

L'8 febbraio 2021, le forze dell'ordine hanno fatto irruzione in nove diverse proprietà. Durante le perquisizioni, gli investigatori hanno trovato e sequestrato 30 chilogrammi di droga, tra cui 25 chilogrammi di anfetamina, corrispondenti ad un valore di oltre 303.257 dollari (250.000 euro). Anche se gli investigatori hanno identificato otto sospetti, i raid hanno portato solo a tre arresti, secondo un recente comunicato stampa. Gli otto sospetti sono uomini e donne tra i 28 e i 65 anni.
Le indagini sono ancora in corso.
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🌐 Vaccini COVID-19 in vendita nei mercati del Dark Web

Dall'inizio della pandemia, su svariati market del Dark Web, sono apparsi in vendita articoli o servizi inerenti al COVID, tra cui i dispositivi di protezione e, naturalmente, i vaccini.

Secondo gli esperti di Kaspersky, nota società di cyber security, in almeno 15 marketplace, ci sono annunci riguardanti i tre principali vaccini anti-COVID: Pfizer/BioNTech, AstraZeneca e Moderna. Sono stati rilevanti anche annunci pubblicitari di vaccini non verificati.

I prezzi per una dose vanno da 250 a 1.200 dollari. I venditori provengono principalmente da Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, e spesso per le comunicazioni vengono utilizzate app di messaggistica come Wickr e Telegram.

I venditori richiedono prevalentemente pagamenti in bitcoin e, in alcuni casi, vengono accettate anche altre criptomonete. Molti dei venditori individuati dai ricercatori di Kaspersky hanno effettuato da 100 a 500 transazioni di questo tipo.

Ovviamente è estremamente probabile che si tratti di truffe, anche se non è chiaro quanti venditori di vaccini stiano distribuendo medicinali veri e propri.

Ci sono recensioni positive su alcuni post, il che suggerirebbe che almeno alcuni utenti stiano ricevendo le dosi. Naturalmente, non c’è modo di sapere se queste recensioni sono state scritte da clienti reali.

Le istituzioni mediche, le farmacie e gli ospedali di tutto il mondo spesso concludono la giornata con dosi di vaccino non utilizzate. E' possibile che qualcuno che lavora in queste strutture si stia appropriando di queste dosi extra per poi contattare gli intermediari del Dark Web e rivenderle.

Ovviamente, una dose venduta sul Dark Web può contenere praticamente qualsiasi cosa, da un’innocua soluzione salina a una sostanza pericolosa. Inolte, se anche il vaccino fosse originale, la dose potrebbe non essere efficace una volta giunta a destinazione, a causa dei requisiti di conservazione del farmaco. Per esempio, le dosi di vaccino di Pfizer/BioNTech devono essere conservate a -70 gradi.

Tessera di vaccinazione falsificata in vendita sul Dark Web

Altri paesi richiedono di presentare una prova che attesti l’assenza di infezione da COVID prima di poter svolgere determinate attività. I truffatori hanno approfittato anche di questo. Per esempio, in Russia, gli utenti del Dark Web possono acquistare un certificato falso, secondo il quale la persona in questione non è affetta da COVID. Il certificato è in vendita tra i 50 e i 70 dollari.
👁 Violate oltre 150mila telecamere di sorveglianza, Prigioni, banche e Tesla tra le vittime.

La notizia è stata segnalata da Bloomberg News dopo che gli hacker hanno postato su Twitter uno screenshot con l’hashtag #OperationPanopticon come prova dell'accesso ad alcune telecamere di Cloudflare, società specializzata in sicurezza informatica e servizi DNS distribuiti, e della società di punta di Elon Musk.

Uno dei membri del gruppo hacker, Tillie Kottman, ha rivelato che l’attacco è avvenuto grazie all’accesso a uno degli account amministratori della compagnia di sorveglianza Verkada. Secondo BleepingComputer, Kottman ha effettuato un’azione di “reverse engineering” del firmware usato da Verkada, software in cui ha trovato le credenziali dell’account violato.
L’account Twitter di Kottman è stato successivamente rimosso dal social per “diffusione di materiale hackerato.”

“Abbiamo disabilitato tutti gli account amministratori per prevenire ogni accesso non autorizzato” ha detto un portavoce dell’azienda vittima dell’attacco.

Quando gli è stato chiesto della motivazione dell’attacco, Kottman ha spiegato che le ragioni erano “molta curiosità, lottare per la libertà d’informazione e contro la proprietà intellettuale, una grande dose di anti-capitalismo e un pizzico di anarchia – ah ed è anche troppo divertente per non farlo”.