COME HO SMESSO DI ESSERE EBREO
"Per mia fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista), sul finire del 1948, al suo arrivo in Israele, mia madre fu riconosciuta come «ebrea»: è per questo che sui miei documenti risulto di cittadinanza «ebraica».
Secondo le leggi in vigore nello stato israeliano, conformi in questo ai canoni della halakhah, la legge religiosa ebraica, smettere di essere un ebreo non è un mio diritto.
Il fatto di essere o non essere ebreo non ha nulla a che vedere con il libero arbitrio. Soltanto in una specifica eventualità, l’anagrafe israeliana potrebbe accettare di modificare la mia nazionalità: se mi convertissi a un’altra religione.
Il problema è che io non credo affatto all’esistenza di un essere supremo. Nella mia vita ho sempre pensato che l’uomo abbia creato Dio, e non viceversa, e che quell’invenzione, cioè Dio, sia uno dei ritrovati più ambigui, affascinanti e pericolosi della società umana.
Il mio ateismo non mi lascia alternative: non potendo cambiare religione, resto incatenato alla mia assurda identità «ebraica».
Di convertirmi al cristianesimo non mi passa neppure per la testa, e non solo perché mi turba il pensiero dell’inquisizione e del sangue versato dai crociati, ma perché non credo che Gesù Cristo sia figlio di Dio.
Convertirmi all’islam non mi appare certo più attraente... la sharia, consente a un uomo di sposare fino a quattro donne, mentre la donna non gode del privilegio inverso... Non credo che Maometto sia un profeta.
Non mi convertirò neppure all’induismo, perché non approvo le tradizioni che sacralizzano le divisioni in caste, fosse pure in maniera indiretta o edulcorata.
Non mi sento la forza di trascendere la morte e non credo nella trasmigrazione delle anime, per cui non potrò farmi buddista.
Sono disposto ad ammettere che il mio cervello, con le sue facoltà imperfette, vacilla di fronte all’universo infinito e stenta a coglierne l’immensità a partire dalla spietata finitudine dell’esistenza umana, ma sono e resto un cittadino laico e ateo."
"Per mia fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista), sul finire del 1948, al suo arrivo in Israele, mia madre fu riconosciuta come «ebrea»: è per questo che sui miei documenti risulto di cittadinanza «ebraica».
Secondo le leggi in vigore nello stato israeliano, conformi in questo ai canoni della halakhah, la legge religiosa ebraica, smettere di essere un ebreo non è un mio diritto.
Il fatto di essere o non essere ebreo non ha nulla a che vedere con il libero arbitrio. Soltanto in una specifica eventualità, l’anagrafe israeliana potrebbe accettare di modificare la mia nazionalità: se mi convertissi a un’altra religione.
Il problema è che io non credo affatto all’esistenza di un essere supremo. Nella mia vita ho sempre pensato che l’uomo abbia creato Dio, e non viceversa, e che quell’invenzione, cioè Dio, sia uno dei ritrovati più ambigui, affascinanti e pericolosi della società umana.
Il mio ateismo non mi lascia alternative: non potendo cambiare religione, resto incatenato alla mia assurda identità «ebraica».
Di convertirmi al cristianesimo non mi passa neppure per la testa, e non solo perché mi turba il pensiero dell’inquisizione e del sangue versato dai crociati, ma perché non credo che Gesù Cristo sia figlio di Dio.
Convertirmi all’islam non mi appare certo più attraente... la sharia, consente a un uomo di sposare fino a quattro donne, mentre la donna non gode del privilegio inverso... Non credo che Maometto sia un profeta.
Non mi convertirò neppure all’induismo, perché non approvo le tradizioni che sacralizzano le divisioni in caste, fosse pure in maniera indiretta o edulcorata.
Non mi sento la forza di trascendere la morte e non credo nella trasmigrazione delle anime, per cui non potrò farmi buddista.
Sono disposto ad ammettere che il mio cervello, con le sue facoltà imperfette, vacilla di fronte all’universo infinito e stenta a coglierne l’immensità a partire dalla spietata finitudine dell’esistenza umana, ma sono e resto un cittadino laico e ateo."
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Come ho smesso di essere ebreo.pdf
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Come ho smesso di essere ebreo, Shlomo Sand.
(le prime 20 pagine in PDF)
(le prime 20 pagine in PDF)
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PERCHÉ NON SONO MUSULMANO
“I musulmani sono le prime vittime dell'Islam. Innumerevoli volte nel corso dei miei viaggi in Oriente ho osservato che il fanatismo ha origine da un ristretto numero di uomini pericolosi che costringono gli altri alla pratica religiosa attraverso il terrore.
Liberare il Musulmano dalla propria religione è il miglior servizio che una persona possa rendergli."
(Ernest Renan 1823-1892)
“I musulmani sono le prime vittime dell'Islam. Innumerevoli volte nel corso dei miei viaggi in Oriente ho osservato che il fanatismo ha origine da un ristretto numero di uomini pericolosi che costringono gli altri alla pratica religiosa attraverso il terrore.
Liberare il Musulmano dalla propria religione è il miglior servizio che una persona possa rendergli."
(Ernest Renan 1823-1892)
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Ibn Warraq (nella foto)
Perché non sono musulmano
Ed. Ariele 2002 – pagg. 392 – 19 €
Un’opera unica e imponente: quasi 400 pagine dense di fonti, storia, citazioni, dati incontrovertibili che mostrano il volto psicopatico, assassino e totalitario dell’Islam tout court (non ne esiste uno moderato e uno radicale, perché le basi dottrinali e teoriche portano solo e sempre allo stesso obbiettivo criminale).
L’autore (Il nome Ibn Warraq è ovviamente uno pseudonimo) è nato nel 1946 a Rajkot (India), ma la famiglia musulmana si traferì nelle Repubblica islamica del Pakistan appena nata (1947).
E’ stato costretto ad emigrare negli Stati Uniti, dove vive in anonimato e in uno stato di perenne protezione, perché le sue opere gli sono valse la condanna a morte da parte dei sicari musulmani di tutto il mondo.
Perché non sono musulmano
Ed. Ariele 2002 – pagg. 392 – 19 €
Un’opera unica e imponente: quasi 400 pagine dense di fonti, storia, citazioni, dati incontrovertibili che mostrano il volto psicopatico, assassino e totalitario dell’Islam tout court (non ne esiste uno moderato e uno radicale, perché le basi dottrinali e teoriche portano solo e sempre allo stesso obbiettivo criminale).
L’autore (Il nome Ibn Warraq è ovviamente uno pseudonimo) è nato nel 1946 a Rajkot (India), ma la famiglia musulmana si traferì nelle Repubblica islamica del Pakistan appena nata (1947).
E’ stato costretto ad emigrare negli Stati Uniti, dove vive in anonimato e in uno stato di perenne protezione, perché le sue opere gli sono valse la condanna a morte da parte dei sicari musulmani di tutto il mondo.
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Ibn Warraq - Perche non sono musulmano.pdf
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SE LO CONOSCI LO EVITI, SE LO CONOSCI LO COMBATTI
Edizione integrale in PDF del libro “Perché non sono musulmano” che postiamo solo per dare modo a donne, ragazze e ragazzi musulmani di liberarsi dalle loro catene venendo a contatto con questo libro.
Per loro sarebbe molto rischioso, persino letale (Saman Abbas docet) ordinare e acquistare in una libreria un testo del genere, quindi l’unica speranza è che vengano a contatto per caso con la copia digitale navigando in rete.
Invitiamo invece chi può ad acquistare questo libro direttamente dalla casa editrice Ariele, in libreria oppure nelle librerie online, per permettere a queste piccole e coraggiose case editrici di sopravvivere.
“L'Islam è l'unione indistinta tra spirituale e temporale, è il regno dei dogmi, è la catena più pesante che l'umanità abbia mai portato.”
(Ernest Renan 1823-1892)
Edizione integrale in PDF del libro “Perché non sono musulmano” che postiamo solo per dare modo a donne, ragazze e ragazzi musulmani di liberarsi dalle loro catene venendo a contatto con questo libro.
Per loro sarebbe molto rischioso, persino letale (Saman Abbas docet) ordinare e acquistare in una libreria un testo del genere, quindi l’unica speranza è che vengano a contatto per caso con la copia digitale navigando in rete.
Invitiamo invece chi può ad acquistare questo libro direttamente dalla casa editrice Ariele, in libreria oppure nelle librerie online, per permettere a queste piccole e coraggiose case editrici di sopravvivere.
“L'Islam è l'unione indistinta tra spirituale e temporale, è il regno dei dogmi, è la catena più pesante che l'umanità abbia mai portato.”
(Ernest Renan 1823-1892)
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SEMBRAVA HALLOWEEN, MA ERA SOLO NOSTALGIA PER I PROPRI CARI DEFUNTI
"La celebrazione di Halloween ha da decenni preso piede anche in Italia, tanto da proporsi oggi come uno degli appuntamenti più attesi. Bambini mascherati che girano per le case a gridare «dolcetto o scherzetto?», feste a tema, zucche intagliate, clima horror: tutti questi elementi ci sono sempre più familiari e stanno, per molti, diventando irrinunciabili.
Ciò non manca di suscitare un dibattito che vede da una parte i favorevoli, dall’altra coloro che storcono il naso davanti a usanze ritenute importate, estranee alle nostre tradizioni, quindi da noi frutto di imitazione. Ma è davvero così?
Ora, se è vero che il “boom” odierno è dovuto principalmente a suggestioni mediatiche provenienti da oltreoceano, è vero altrettanto che nel folklore di tutte le regioni d’Italia, nei giorni che vanno dalla vigilia di Ognissanti (31 ottobre) a San Martino (11 novembre) sono da sempre presenti, o almeno lo erano fino a pochi decenni fa, tutti gli elementi costitutivi della festa, improntata sulla celebrazione di un «ritorno dei morti».
Dalle Alpi alla Sicilia troviamo (o trovavamo), in quelle date, riti di accoglienza per i defunti, dolci tradizionali dal nome macabro (come ad esempio «ossa di morto»), questue di bambini nelle case, zucche intagliate, cene e libagioni, racconti terrificanti. Questo a dimostrazione che l’intero bagaglio della ricorrenza è non solo, come è ovvio, di derivazione europea, ma anche di larghissima diffusione, che supera e precede i confini della cultura celtica a cui normalmente è attribuito.
Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi compiono in questo volume un viaggio suggestivo e sorprendente nel folklore del nostro Paese, oltre che nella recente storia dell’affermazione, da noi, di una «nuova festa» che in realtà non ha niente di nuovo."
(Baldini/Bellosi - Halloween. Origine e significato... - Il ponte vecchio)
"La celebrazione di Halloween ha da decenni preso piede anche in Italia, tanto da proporsi oggi come uno degli appuntamenti più attesi. Bambini mascherati che girano per le case a gridare «dolcetto o scherzetto?», feste a tema, zucche intagliate, clima horror: tutti questi elementi ci sono sempre più familiari e stanno, per molti, diventando irrinunciabili.
Ciò non manca di suscitare un dibattito che vede da una parte i favorevoli, dall’altra coloro che storcono il naso davanti a usanze ritenute importate, estranee alle nostre tradizioni, quindi da noi frutto di imitazione. Ma è davvero così?
Ora, se è vero che il “boom” odierno è dovuto principalmente a suggestioni mediatiche provenienti da oltreoceano, è vero altrettanto che nel folklore di tutte le regioni d’Italia, nei giorni che vanno dalla vigilia di Ognissanti (31 ottobre) a San Martino (11 novembre) sono da sempre presenti, o almeno lo erano fino a pochi decenni fa, tutti gli elementi costitutivi della festa, improntata sulla celebrazione di un «ritorno dei morti».
Dalle Alpi alla Sicilia troviamo (o trovavamo), in quelle date, riti di accoglienza per i defunti, dolci tradizionali dal nome macabro (come ad esempio «ossa di morto»), questue di bambini nelle case, zucche intagliate, cene e libagioni, racconti terrificanti. Questo a dimostrazione che l’intero bagaglio della ricorrenza è non solo, come è ovvio, di derivazione europea, ma anche di larghissima diffusione, che supera e precede i confini della cultura celtica a cui normalmente è attribuito.
Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi compiono in questo volume un viaggio suggestivo e sorprendente nel folklore del nostro Paese, oltre che nella recente storia dell’affermazione, da noi, di una «nuova festa» che in realtà non ha niente di nuovo."
(Baldini/Bellosi - Halloween. Origine e significato... - Il ponte vecchio)
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Halloween. Origine, significato e tradizione.pdf
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I primi capitoli in PDF (50 pagine) di "Baldini/Bellosi - Halloween. Origine, significato e tradizione" - prima edizione Einaudi.
CAMBIAMENTI CLIMATICI D’ANNATA
"Spesso le luci e le finestre della volta celeste sono spente, e non rischiarano e illuminano più questo mondo di canaglie ma anelano con noi alla nostra redenzione.
E così come nelle vecchie case le luci si vanno spegnendo e in un corpo decrepito il viso si scava, anche il mondo, gelido e senescente, appare sempre più scarnito, il sole e la luna e le altre stelle non rilucono, non rischiarano e non agiscono più con la forza usitata;
le giornate di sereno sono sempre malcerte, l’inverno e l’estate si scambiano di posto, i frutti e le piante della terra non maturano più come una volta, non nutrono più come nei tempi antichi."
(Daniel Schaller – 1595)
"L’inverno in tutta la contrada è stato gelido, spietato, tanto che gli uccelli e l’altra selvaggina si lasciavano acchiappare a mani nude. Estate torrida e secca, le cavallette si sono divorate tutto e i prezzi sono saliti a dismisura."
(Christoph Schorer - 1660)
"Spesso le luci e le finestre della volta celeste sono spente, e non rischiarano e illuminano più questo mondo di canaglie ma anelano con noi alla nostra redenzione.
E così come nelle vecchie case le luci si vanno spegnendo e in un corpo decrepito il viso si scava, anche il mondo, gelido e senescente, appare sempre più scarnito, il sole e la luna e le altre stelle non rilucono, non rischiarano e non agiscono più con la forza usitata;
le giornate di sereno sono sempre malcerte, l’inverno e l’estate si scambiano di posto, i frutti e le piante della terra non maturano più come una volta, non nutrono più come nei tempi antichi."
(Daniel Schaller – 1595)
"L’inverno in tutta la contrada è stato gelido, spietato, tanto che gli uccelli e l’altra selvaggina si lasciavano acchiappare a mani nude. Estate torrida e secca, le cavallette si sono divorate tutto e i prezzi sono saliti a dismisura."
(Christoph Schorer - 1660)
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Forwarded from Covid Truffa: Cronache dal virus che non c'è (Nulla Veritas)
IL MEIN KAMPF DI SPERANZA
La Bestia ci riprova. Dopo aver ritirato dal commercio in fretta e furia, il 22 ottobre del 2020, il libro “Perché guariremo”, dal 19 gennaio 2024 è di nuovo in vendita. Ma questa volta persino la precedente casa editrice “Feltrinelli” lo ha schifato.
A pubblicare la versione moderna de “La mia battaglia” di hitleriana memoria, ci ha pensato la casa editrice Solferino, che fa parte del gruppo “Rizzoli-Corriere della Sera Media Group”, di proprietà di Urbano Cairo, lo stesso che possiede anche La7, tutti in prima linea nella propaganda criminale per l’attuazione delle varie agende globaliste.
Questa volta il ricavato dei diritti d’autore non sarà devoluto, come per la prima edizione, alla ricerca degli “Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS)”, il che è una ottima notizia visto che sono stati dei veri lager sanitari in prima linea per l’attuazione dei protocolli assassini negli ospedali, prima e per la campagna genocida di inoculazione del siero tossico, dopo.
Ma ovviamente Speranza e Solferino non devono guadagnare nemmeno un centesimo dalla vendita di questo libro dell’orrore e quindi lo pubblichiamo in versione integrale, per chi volesse saggiarne gli orrori.
Rispetto alla prima versione, il libro contiene in più una nuova Premessa e una quinta parte finale di circa 30 pagine.
L’unica utilità di questo libro è che va ad arricchire il già stracolmo dossier sui crimini dell’ex Ministro della (in)Sanità, il cui “esito fatale” (per usare un termine caro agli insabbiatori degli effetti avversi da siero tossico), in un nuovo processo di Norimberga, è già segnato.
La Bestia ci riprova. Dopo aver ritirato dal commercio in fretta e furia, il 22 ottobre del 2020, il libro “Perché guariremo”, dal 19 gennaio 2024 è di nuovo in vendita. Ma questa volta persino la precedente casa editrice “Feltrinelli” lo ha schifato.
A pubblicare la versione moderna de “La mia battaglia” di hitleriana memoria, ci ha pensato la casa editrice Solferino, che fa parte del gruppo “Rizzoli-Corriere della Sera Media Group”, di proprietà di Urbano Cairo, lo stesso che possiede anche La7, tutti in prima linea nella propaganda criminale per l’attuazione delle varie agende globaliste.
Questa volta il ricavato dei diritti d’autore non sarà devoluto, come per la prima edizione, alla ricerca degli “Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS)”, il che è una ottima notizia visto che sono stati dei veri lager sanitari in prima linea per l’attuazione dei protocolli assassini negli ospedali, prima e per la campagna genocida di inoculazione del siero tossico, dopo.
Ma ovviamente Speranza e Solferino non devono guadagnare nemmeno un centesimo dalla vendita di questo libro dell’orrore e quindi lo pubblichiamo in versione integrale, per chi volesse saggiarne gli orrori.
Rispetto alla prima versione, il libro contiene in più una nuova Premessa e una quinta parte finale di circa 30 pagine.
L’unica utilità di questo libro è che va ad arricchire il già stracolmo dossier sui crimini dell’ex Ministro della (in)Sanità, il cui “esito fatale” (per usare un termine caro agli insabbiatori degli effetti avversi da siero tossico), in un nuovo processo di Norimberga, è già segnato.
Perché guariremo 2024.epub
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Nuova edizione 2024 in Epub
Perché guariremo 2024.mobi
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Nuova edizione 2024 in Mobi
Perché guariremo 2024.pdf
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Nuova edizione 2024 in PDF
Perchè guariremo 2020.pdf
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Vecchia edizione in PDF (immagini)
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Forwarded from Covid truffa clericali, teocratici, santoni, reazionari
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2) EDUCAZIONE AL CANNIBALISMO: LA PRIMA COMUNIONE
“Considerate una delle pietre angolari della fede cattolica: ‘Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera viva, reale e sostanziale, il suo Corpo e Sangue con la sua anima e divinità.’ (dal Catechismo della Chiesa cattolica di Roma).
Gesù Cristo, che, come è noto, è nato da una vergine, l'ha fatta in barba alla morte ed è asceso al cielo in carne e ossa, adesso può essere mangiato sotto forma di ostia. Poche parole in latino pronunciate sul vostro vino preferito e potete anche bere il suo sangue. Si può mettere in dubbio che chiunque sostenesse in modo autonomo queste credenze sarebbe preso per matto?
Abbiamo vari termini per descrivere le persone che abbracciano molte credenze per le quali non esiste una giustificazione razionale. Se le loro credenze sono estremamente comuni, le chiamiamo "religiose". Altrimenti, quegli individui vengono definiti "matti", "psicotici" o "illusi". La maggioranza dei credenti è perfettamente sana, naturalmente, compresi coloro che commettono atrocità in nome delle loro credenze.
Nella nostra società è considerato normale credere che il Creatore dell'universo possa ascoltare i nostri pensieri, mentre è sintomo di malattia mentale credere che stia comunicando con noi in codice Morse attraverso la pioggia che batte sui vetri della camera da letto. Così, anche se in genere le persone religiose non sono folli, le loro credenze lo sono in modo assoluto.
Tutte le religioni si sono limitate a canonizzare pochi frutti dell'ignoranza e dello squilibrio mentale degli antichi e a tramandarli a noi, come se si trattasse di verità primordiali.
(La fine della fede - Sam Harris - Nuovi Mondi Media, 2006)
(Articolo precedente qui)
“Considerate una delle pietre angolari della fede cattolica: ‘Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera viva, reale e sostanziale, il suo Corpo e Sangue con la sua anima e divinità.’ (dal Catechismo della Chiesa cattolica di Roma).
Gesù Cristo, che, come è noto, è nato da una vergine, l'ha fatta in barba alla morte ed è asceso al cielo in carne e ossa, adesso può essere mangiato sotto forma di ostia. Poche parole in latino pronunciate sul vostro vino preferito e potete anche bere il suo sangue. Si può mettere in dubbio che chiunque sostenesse in modo autonomo queste credenze sarebbe preso per matto?
Abbiamo vari termini per descrivere le persone che abbracciano molte credenze per le quali non esiste una giustificazione razionale. Se le loro credenze sono estremamente comuni, le chiamiamo "religiose". Altrimenti, quegli individui vengono definiti "matti", "psicotici" o "illusi". La maggioranza dei credenti è perfettamente sana, naturalmente, compresi coloro che commettono atrocità in nome delle loro credenze.
Nella nostra società è considerato normale credere che il Creatore dell'universo possa ascoltare i nostri pensieri, mentre è sintomo di malattia mentale credere che stia comunicando con noi in codice Morse attraverso la pioggia che batte sui vetri della camera da letto. Così, anche se in genere le persone religiose non sono folli, le loro credenze lo sono in modo assoluto.
Tutte le religioni si sono limitate a canonizzare pochi frutti dell'ignoranza e dello squilibrio mentale degli antichi e a tramandarli a noi, come se si trattasse di verità primordiali.
(La fine della fede - Sam Harris - Nuovi Mondi Media, 2006)
(Articolo precedente qui)
UN LEGGE DEVE IMPEDIRE A NO VAX E NEGAZIOSTI CLIMATICI DI PARLARE
“Anzitutto, si dovrebbe parlare di scientificamente corretto, che significa rispettare l’oggettività dei fatti. Cosa sia scientificamente corretto lo stabilisce la scienza, però, e la legge dovrebbe proibire agli ignoranti di dire la loro su ciò che ignorano, appunto.
Lasciando umilmente la parola agli specialisti si eviterebbero tanti inutili discorsi dei nullologi e dei tuttologi, che vengono troppo spesso inutilmente amplificati dai media.
Per esempio, le opinioni dei no-vax ai tempi del Covid. O quelle dei negazionisti climatici ai tempi del riscaldamento globale.
(Piergiorgio Odifreddi - C'è del marcio in Occidente – pag. 169 )
“Anzitutto, si dovrebbe parlare di scientificamente corretto, che significa rispettare l’oggettività dei fatti. Cosa sia scientificamente corretto lo stabilisce la scienza, però, e la legge dovrebbe proibire agli ignoranti di dire la loro su ciò che ignorano, appunto.
Lasciando umilmente la parola agli specialisti si eviterebbero tanti inutili discorsi dei nullologi e dei tuttologi, che vengono troppo spesso inutilmente amplificati dai media.
Per esempio, le opinioni dei no-vax ai tempi del Covid. O quelle dei negazionisti climatici ai tempi del riscaldamento globale.
(Piergiorgio Odifreddi - C'è del marcio in Occidente – pag. 169 )
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Forwarded from Covid Truffa: Cronache dal virus che non c'è (Nulla Veritas)
1) COME GLI AFRICANI SI DIFESERO DALLE ORDE DELL’OMS
Medici, infermieri, esperti, funzionari, missionari, volontari, Ong, Croce Rossa, Chiese di tutte le confessioni, sorosiani e gatesiani, con la complicità dei corrotti capi di governo e amministratori locali, rinchiusero intere città e villaggi, vaccinarono a forza, rapirono, deportarono in lager "ospedalieri", somministrarono antivirali e protocolli “speciali”, uccidendo migliaia di persone, conteggiandole poi come morti di Ebola.
"Facely Camara è un giovane giornalista radiofonico. Lavora per Zaly Liberté FM, un’emittente della Guinea, ed è tirocinante alla Search for Common Ground, un’organizzazione no-profit per la risoluzione dei conflitti attiva in molti Paesi africani.
Il 16 settembre 2014, insieme a un collega giornalista e a un tecnico, Facely si aggrega a una delegazione di funzionari medici e amministrativi diretta a Womey, un remoto villaggio delle foreste guineane, per una campagna di sensibilizzazione sull’ebola.
Due giorni dopo, il suo corpo e quelli di altri sette membri della missione, tra cui un pastore evangelico, vengono ritrovati trucidati nella fossa biologica di una scuola.
I superstiti del massacro, fuggiti nella boscaglia, raccontano di essere stati assaliti con mazze, pietre e machete dagli abitanti del villaggio, convinti che l’équipe di salute pubblica fosse giunta per spargere il morbo.
Non senza contraddizione, la paura della malattia convive però con la convinzione che il virus non esista. Un agente di polizia riferisce che, per la gente del posto, l’ebola «non è altro che un’invenzione dei bianchi per uccidere i neri».
Poco più di due settimane prima, il 29 agosto, a Nzérékoré, la città di Facely, si era verificato un altro agguato. Mentre irroravano disinfettante nella zona del mercato, gli operatori sanitari erano stati aggrediti con l’accusa che l’ebola fosse una “bugia” e che ci fosse una cospirazione per avvelenare di proposito la popolazione. Il tumulto si era poi allargato fino all’ospedale, provocando 22 feriti.
Episodi simili vengono riportati anche nelle confinanti Liberia e Sierra Leone, entrambe colpite dall’epidemia. Nella baraccopoli di West Point, ai margini della capitale liberiana Monrovia, il 16 agosto la folla saccheggia un centro per la quarantena, rubando equipaggiamento medico, cibo, persino le lenzuola insanguinate dei malati, e libera i pazienti.
Un mese dopo, a Matainkay, in Sierra Leone, vengono attaccati gli addetti alle sepolture mentre è in corso un lockdown nazionale di tre giorni per fermare la propagazione del virus.
Medici Senza Frontiere e la Croce Rossa riferiranno di altri casi di violenza per tutto il 2014: nella sola Guinea, i volontari della Croce Rossa subiranno una media di dieci attacchi al mese nella seconda parte dell’anno.
L’ostilità verso le misure di contenimento si inserisce tuttavia in un contesto di decisioni sanitarie e politiche talora insensibili e controproducenti. In Liberia, ad esempio, il governo dispone il confinamento domestico per il tracciamento dei contatti, senza però procurare i viveri e l’assistenza igienico-sanitaria di base.
Quando le ambulanze prelevano i casi sospetti, ai parenti viene di rado comunicato dove vengono portati i loro cari, se sono risultati positivi o se sono infine sopravvissuti.
Cominciano così a viaggiare voci secondo cui le unità per il trattamento dell’ebola sarebbero campi di sterminio e alle vittime verrebbero asportati sangue e organi per essere rivenduti sul mercato nero. La stessa epidemia sarebbe una gigantesca montatura a scopo di lucro delle autorità e delle Ong.
Le migliaia di persone che assaltano l’ospedale di Kenema, in Sierra Leone, tentando di far scappare i degenti e di incendiare la struttura, gridano che il virus non esiste, che è un’invenzione dei politici per ricevere aiuti internazionali, addirittura una copertura per eseguire rituali cannibalistici ". (continua)
(Foto: una bambina ritenuta malata viene sequestrata per la quarantena) #ebola
Medici, infermieri, esperti, funzionari, missionari, volontari, Ong, Croce Rossa, Chiese di tutte le confessioni, sorosiani e gatesiani, con la complicità dei corrotti capi di governo e amministratori locali, rinchiusero intere città e villaggi, vaccinarono a forza, rapirono, deportarono in lager "ospedalieri", somministrarono antivirali e protocolli “speciali”, uccidendo migliaia di persone, conteggiandole poi come morti di Ebola.
"Facely Camara è un giovane giornalista radiofonico. Lavora per Zaly Liberté FM, un’emittente della Guinea, ed è tirocinante alla Search for Common Ground, un’organizzazione no-profit per la risoluzione dei conflitti attiva in molti Paesi africani.
Il 16 settembre 2014, insieme a un collega giornalista e a un tecnico, Facely si aggrega a una delegazione di funzionari medici e amministrativi diretta a Womey, un remoto villaggio delle foreste guineane, per una campagna di sensibilizzazione sull’ebola.
Due giorni dopo, il suo corpo e quelli di altri sette membri della missione, tra cui un pastore evangelico, vengono ritrovati trucidati nella fossa biologica di una scuola.
I superstiti del massacro, fuggiti nella boscaglia, raccontano di essere stati assaliti con mazze, pietre e machete dagli abitanti del villaggio, convinti che l’équipe di salute pubblica fosse giunta per spargere il morbo.
Non senza contraddizione, la paura della malattia convive però con la convinzione che il virus non esista. Un agente di polizia riferisce che, per la gente del posto, l’ebola «non è altro che un’invenzione dei bianchi per uccidere i neri».
Poco più di due settimane prima, il 29 agosto, a Nzérékoré, la città di Facely, si era verificato un altro agguato. Mentre irroravano disinfettante nella zona del mercato, gli operatori sanitari erano stati aggrediti con l’accusa che l’ebola fosse una “bugia” e che ci fosse una cospirazione per avvelenare di proposito la popolazione. Il tumulto si era poi allargato fino all’ospedale, provocando 22 feriti.
Episodi simili vengono riportati anche nelle confinanti Liberia e Sierra Leone, entrambe colpite dall’epidemia. Nella baraccopoli di West Point, ai margini della capitale liberiana Monrovia, il 16 agosto la folla saccheggia un centro per la quarantena, rubando equipaggiamento medico, cibo, persino le lenzuola insanguinate dei malati, e libera i pazienti.
Un mese dopo, a Matainkay, in Sierra Leone, vengono attaccati gli addetti alle sepolture mentre è in corso un lockdown nazionale di tre giorni per fermare la propagazione del virus.
Medici Senza Frontiere e la Croce Rossa riferiranno di altri casi di violenza per tutto il 2014: nella sola Guinea, i volontari della Croce Rossa subiranno una media di dieci attacchi al mese nella seconda parte dell’anno.
L’ostilità verso le misure di contenimento si inserisce tuttavia in un contesto di decisioni sanitarie e politiche talora insensibili e controproducenti. In Liberia, ad esempio, il governo dispone il confinamento domestico per il tracciamento dei contatti, senza però procurare i viveri e l’assistenza igienico-sanitaria di base.
Quando le ambulanze prelevano i casi sospetti, ai parenti viene di rado comunicato dove vengono portati i loro cari, se sono risultati positivi o se sono infine sopravvissuti.
Cominciano così a viaggiare voci secondo cui le unità per il trattamento dell’ebola sarebbero campi di sterminio e alle vittime verrebbero asportati sangue e organi per essere rivenduti sul mercato nero. La stessa epidemia sarebbe una gigantesca montatura a scopo di lucro delle autorità e delle Ong.
Le migliaia di persone che assaltano l’ospedale di Kenema, in Sierra Leone, tentando di far scappare i degenti e di incendiare la struttura, gridano che il virus non esiste, che è un’invenzione dei politici per ricevere aiuti internazionali, addirittura una copertura per eseguire rituali cannibalistici ". (continua)
(Foto: una bambina ritenuta malata viene sequestrata per la quarantena) #ebola
Forwarded from Covid Truffa: Cronache dal virus che non c'è (Nulla Veritas)
2) CRONACHE AFRICANE DEL “VIRUS” TARGATO OMS DEL 2014
Per impersonare alla perfezione un nazista, ci vuole un attore nazista, dicevano in un vecchio film. Allo stesso modo per capire bene i crimini dei globalisti sanitari, ci vuole un globalista come l’autore del passo virgolettato pubblicato nel post precedente, tratto dal libro L’ideologia della paura di Jacopo Di Miceli.
A dispetto delle intenzioni “anticomplottiste” di questo pamphlet, il libro in realtà è una miniera di notizie e considerazioni che confermano l’esatto opposto della tesi di fondo dell’autore. Il tipico caso di espiazione dei propri misfatti tramite la confessione involontaria, mediante accuse rivolte ad altri.
(Foto 2014, Nbc. Liberia. Bambino ritenuto infetto, trascinato via a forza dalla manovalanza locale di Ong e Oms e deportato in un centro di isolamento e quarantena. Alcuni di questi bambini, separati dalle loro famiglie e nel clima di prevaricazione, disperazione e caos del momento, furono poi oggetto di schiavitù sessuale, prostituzione e commercio di organi)
#ebola
Per impersonare alla perfezione un nazista, ci vuole un attore nazista, dicevano in un vecchio film. Allo stesso modo per capire bene i crimini dei globalisti sanitari, ci vuole un globalista come l’autore del passo virgolettato pubblicato nel post precedente, tratto dal libro L’ideologia della paura di Jacopo Di Miceli.
A dispetto delle intenzioni “anticomplottiste” di questo pamphlet, il libro in realtà è una miniera di notizie e considerazioni che confermano l’esatto opposto della tesi di fondo dell’autore. Il tipico caso di espiazione dei propri misfatti tramite la confessione involontaria, mediante accuse rivolte ad altri.
(Foto 2014, Nbc. Liberia. Bambino ritenuto infetto, trascinato via a forza dalla manovalanza locale di Ong e Oms e deportato in un centro di isolamento e quarantena. Alcuni di questi bambini, separati dalle loro famiglie e nel clima di prevaricazione, disperazione e caos del momento, furono poi oggetto di schiavitù sessuale, prostituzione e commercio di organi)
#ebola
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WHITE GUILT (COLPA BIANCA)
Il razzismo contro i bianchi al tempo della società multietnica
"In queste pagine è richiamato, senza filtri, il più controverso tabù dell’Occidente multietnico: il razzismo contro gli europei e i loro discendenti.
Che sia auto-inflitta dalle élite culturali della sinistra progressista o perpetrata nei bassifondi delle periferie più desolate, questa forma di discriminazione colpisce quotidianamente milioni di individui, ai quali viene contestato un peccato originale: essere bianchi.
Dalle metropoli americane alle banlieue parigine, dalle fattorie del Sud Africa ai fiordi della Scandinavia, dalle aule parlamentari ai salotti televisivi, dalle cattedre universitarie alla stampa patinata: la cronaca degli eventi, rigorosamente censurata dai media mainstream, assume i tratti di un’ecatombe silenziosa.
Emanuele Fusi compie un viaggio nei meandri di questa isteria progressista che – dietro la maschera dei “diritti civili” – cela una pericolosa tentazione auto-razzista, pronta a ridisegnare i parametri della democrazia e ad operare evidenti cortocircuiti culturali:
buona parte degli attacchi in questione, infatti, proviene da un’intellighenzia occidentale che appartiene – etnicamente parlando – al medesimo ceppo delle sue vittime.
L’autore passa in rassegna gli interventi di moltissimi esponenti impegnati in questa feroce opera di etno-masochismo: accademici e opinionisti di sicura fama, giornalisti ed esponenti politici di primo piano, magnati della finanza internazionale e stelle dello spettacolo.
Quella in atto – a giudicare dai curriculum dei protagonisti – è una forma di razzismo autorizzata e “politicamente corretta”, che nessuno denuncia e condanna. Il “pensiero unico” – in linea con l’omologazione planetaria tesa a sradicare ogni forma di identità – sembra porci dinanzi ad una scelta drammatica: il meticciato universale o la meritata estinzione."
(Emanuele Fusi, White guilt, Passaggio al bosco, 2019 - 180 pag.)
Il razzismo contro i bianchi al tempo della società multietnica
"In queste pagine è richiamato, senza filtri, il più controverso tabù dell’Occidente multietnico: il razzismo contro gli europei e i loro discendenti.
Che sia auto-inflitta dalle élite culturali della sinistra progressista o perpetrata nei bassifondi delle periferie più desolate, questa forma di discriminazione colpisce quotidianamente milioni di individui, ai quali viene contestato un peccato originale: essere bianchi.
Dalle metropoli americane alle banlieue parigine, dalle fattorie del Sud Africa ai fiordi della Scandinavia, dalle aule parlamentari ai salotti televisivi, dalle cattedre universitarie alla stampa patinata: la cronaca degli eventi, rigorosamente censurata dai media mainstream, assume i tratti di un’ecatombe silenziosa.
Emanuele Fusi compie un viaggio nei meandri di questa isteria progressista che – dietro la maschera dei “diritti civili” – cela una pericolosa tentazione auto-razzista, pronta a ridisegnare i parametri della democrazia e ad operare evidenti cortocircuiti culturali:
buona parte degli attacchi in questione, infatti, proviene da un’intellighenzia occidentale che appartiene – etnicamente parlando – al medesimo ceppo delle sue vittime.
L’autore passa in rassegna gli interventi di moltissimi esponenti impegnati in questa feroce opera di etno-masochismo: accademici e opinionisti di sicura fama, giornalisti ed esponenti politici di primo piano, magnati della finanza internazionale e stelle dello spettacolo.
Quella in atto – a giudicare dai curriculum dei protagonisti – è una forma di razzismo autorizzata e “politicamente corretta”, che nessuno denuncia e condanna. Il “pensiero unico” – in linea con l’omologazione planetaria tesa a sradicare ogni forma di identità – sembra porci dinanzi ad una scelta drammatica: il meticciato universale o la meritata estinzione."
(Emanuele Fusi, White guilt, Passaggio al bosco, 2019 - 180 pag.)
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Forwarded from Covid Truffa: Cronache dal virus che non c'è (Nulla Veritas)
CIAO, RUSSI! LOTTA A NAZISMO E FASCISMO, MA PER COSA?
Con l’inizio dell’Operazione speciale della Russia in Ucraina, è iniziata l’isteria collettiva antirussa, ben orchestrata e alimentata fino alla paranoia dalla Nato, dall’UE, dai governi occidentali, dai giornalisti e intellettuali di regime.
Nel discorso della Zakharova si fa cenno ad un tema che è stato sempre tabù in Italia, ovvero la presenza massiccia di partigiani sovietici nel nostro territorio. Il libro “Ciao, Russi. Partigiani sovietici in Italia, 1943-1945” era l’unico che se ne occupava.
Ma nel clima di deliro russofobico, anche questo libro ha subito una vera e propria “damnatio memoria”: non solo non è stato mai più ristampato, ma non se ne trova più nessuna traccia in rete, nemmeno nei siti di vendita di oggetti usati, su cui di solito è possibile trovare qualsiasi libro.
La citazione storica della Zakharova è meritoria, ma troppo semplificatrice, schematica e propagandistica. Infatti il fenomeno della Resistenza partigiana è complesso, poiché al suo interno c’erano diverse correnti che lottavano non per la libertà tout court, ma per instaurare una nuova egemonia ideologica e politica:
da una parte le Brigate Garibaldi, a guida comunista (preponderanti) e dall’altra quelle cattoliche e monarchiche (minoritarie), nessuna delle quali però aveva reali finalità democratiche, ma piuttosto di instaurazione di una variante di un regime autoritario e repressivo.
Solo le Brigate Giustizia e Libertà, legate al Partito d’azione, di ispirazione repubblicana e laica, avevano finalità, almeno in teoria, autenticamente democratiche. I partigiani sovietici in Italia furono circa 5000, in gran parte russi, azeri e georgiani ed ebbero un ruolo importante: 425 rimasero uccisi.
Abbiamo un debito enorme con essi e il loro sacrificio va sempre ricordato. Ma bisogna anche rammentare alla Zakharova che la loro azione era finalizzata alla costruzione di uno stato socialista con guida a partito unico: non proprio un modello “democratico e liberale”.
Come per la lotta contro la dittatura globalista, non conta solo contro cosa si lotta, ma per cosa si lotta.
Con l’inizio dell’Operazione speciale della Russia in Ucraina, è iniziata l’isteria collettiva antirussa, ben orchestrata e alimentata fino alla paranoia dalla Nato, dall’UE, dai governi occidentali, dai giornalisti e intellettuali di regime.
Nel discorso della Zakharova si fa cenno ad un tema che è stato sempre tabù in Italia, ovvero la presenza massiccia di partigiani sovietici nel nostro territorio. Il libro “Ciao, Russi. Partigiani sovietici in Italia, 1943-1945” era l’unico che se ne occupava.
Ma nel clima di deliro russofobico, anche questo libro ha subito una vera e propria “damnatio memoria”: non solo non è stato mai più ristampato, ma non se ne trova più nessuna traccia in rete, nemmeno nei siti di vendita di oggetti usati, su cui di solito è possibile trovare qualsiasi libro.
La citazione storica della Zakharova è meritoria, ma troppo semplificatrice, schematica e propagandistica. Infatti il fenomeno della Resistenza partigiana è complesso, poiché al suo interno c’erano diverse correnti che lottavano non per la libertà tout court, ma per instaurare una nuova egemonia ideologica e politica:
da una parte le Brigate Garibaldi, a guida comunista (preponderanti) e dall’altra quelle cattoliche e monarchiche (minoritarie), nessuna delle quali però aveva reali finalità democratiche, ma piuttosto di instaurazione di una variante di un regime autoritario e repressivo.
Solo le Brigate Giustizia e Libertà, legate al Partito d’azione, di ispirazione repubblicana e laica, avevano finalità, almeno in teoria, autenticamente democratiche. I partigiani sovietici in Italia furono circa 5000, in gran parte russi, azeri e georgiani ed ebbero un ruolo importante: 425 rimasero uccisi.
Abbiamo un debito enorme con essi e il loro sacrificio va sempre ricordato. Ma bisogna anche rammentare alla Zakharova che la loro azione era finalizzata alla costruzione di uno stato socialista con guida a partito unico: non proprio un modello “democratico e liberale”.
Come per la lotta contro la dittatura globalista, non conta solo contro cosa si lotta, ma per cosa si lotta.
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