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NATO, Erdogan sbatte i pugni sul tavolo
di Gionata Chatillard
La Turchia alza la voce e rivendica un posto al centro della nuova architettura della Difesa europea. A pochi giorni dal vertice NATO di Ankara, Recep Tayyip Erdogan chiede che il ruolo strategico del suo Paese venga riconosciuto dagli alleati. Davanti ai delegati parlamentari dei 32 Paesi del Patto Atlantico, riuniti a Istanbul, il presidente turco ha dichiarato che il contributo della sua nazione alla sicurezza del Vecchio Continente è stato troppo spesso sottovalutato. Motivo per cui ha apertamente chiesto di essere invitato alle prossime iniziative europee in materia di Difesa e Sicurezza.
Le parole di Erdogan arrivano mentre l'Europa accelera la corsa al riarmo sotto pressione statunitense. Per Ankara, sul tavolo c'è soprattutto il programma SAFE, il fondo europeo da 150 miliardi di euro destinato a rafforzare le capacità militari del continente. Ankara soddisfa i requisiti per accedervi, ma serve il via libera unanime dei 27 Stati membri d
di Gionata Chatillard
La Turchia alza la voce e rivendica un posto al centro della nuova architettura della Difesa europea. A pochi giorni dal vertice NATO di Ankara, Recep Tayyip Erdogan chiede che il ruolo strategico del suo Paese venga riconosciuto dagli alleati. Davanti ai delegati parlamentari dei 32 Paesi del Patto Atlantico, riuniti a Istanbul, il presidente turco ha dichiarato che il contributo della sua nazione alla sicurezza del Vecchio Continente è stato troppo spesso sottovalutato. Motivo per cui ha apertamente chiesto di essere invitato alle prossime iniziative europee in materia di Difesa e Sicurezza.
Le parole di Erdogan arrivano mentre l'Europa accelera la corsa al riarmo sotto pressione statunitense. Per Ankara, sul tavolo c'è soprattutto il programma SAFE, il fondo europeo da 150 miliardi di euro destinato a rafforzare le capacità militari del continente. Ankara soddisfa i requisiti per accedervi, ma serve il via libera unanime dei 27 Stati membri d
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NASCE "AGORÀ", L'ANTICA PIAZZA CONTRO LE NUOVE GUERRE: "TRASFORMARE L'INDIGNAZIONE INDIVIDUALE IN AZIONE COLLETTIVA"
Sabato 27 giugno si è svolto a Roma il congresso fondativo del Movimento Agorà, con gli obiettivi di "Costituire una vera spina nel fianco del neo-liberismo, l’immediata ripresa dei rapporti commerciali con la Federazione Russa, la rottura di ogni relazione con lo Stato di Israele, il ritiro del nostro Ambasciatore da Tel Aviv e contestuale riconoscimento dello Stato di Palestina, la nazionalizzazione di asset strategici e monopoli, a cominciare dall’ILVA, salario minimo intercategoriale e aumento delle pensioni minime, rivalutazione proporzionale di salari e pensioni e adeguamento annuale in base all’inflazione, l’eliminazione dell’inserimento del pareggio di bilancio nel dettato costituzionale, la cancellazione Jobs Act e di tutte le leggi che giustificano e creano precariato" si legge nel comunicato. Le interviste al microfono di Giulia Bertotto.
Sabato 27 giugno si è svolto a Roma il congresso fondativo del Movimento Agorà, con gli obiettivi di "Costituire una vera spina nel fianco del neo-liberismo, l’immediata ripresa dei rapporti commerciali con la Federazione Russa, la rottura di ogni relazione con lo Stato di Israele, il ritiro del nostro Ambasciatore da Tel Aviv e contestuale riconoscimento dello Stato di Palestina, la nazionalizzazione di asset strategici e monopoli, a cominciare dall’ILVA, salario minimo intercategoriale e aumento delle pensioni minime, rivalutazione proporzionale di salari e pensioni e adeguamento annuale in base all’inflazione, l’eliminazione dell’inserimento del pareggio di bilancio nel dettato costituzionale, la cancellazione Jobs Act e di tutte le leggi che giustificano e creano precariato" si legge nel comunicato. Le interviste al microfono di Giulia Bertotto.
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Lukashenko da Putin e Xi: cosa succede alla Bielorussia?
🌍 Dopo un riservatissimo vertice di due giorni con Vladimir Putin a Valdai, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko si è precipitato a Pechino per incontro non programmato con Xi Jinping. Un viaggio che alimenta interrogativi su una possibile estensione del conflitto tra Russia e Ucraina e sui nuovi equilibri geopolitici. 🎙️ In questa intervista…
https://casadelsole.tv/lukashenko-da-putin-e-xi-cosa-succede-alla-bielorussia/
🌍 Dopo un riservatissimo vertice di due giorni con Vladimir Putin a Valdai, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko si è precipitato a Pechino per incontro non programmato con Xi Jinping. Un viaggio che alimenta interrogativi su una possibile estensione del conflitto tra Russia e Ucraina e sui nuovi equilibri geopolitici. 🎙️ In questa intervista…
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📆 Vi aspettiamo oggi, MERCOLEDI 1 LUGLIO con una nuova puntata di LEVANTE alle ore 18.30
🔴DIRETTA 🔴LEVANTE 01.07.2026🔴 Tregua Iran-USA in bilico: violazioni in Libano e il fattore Hormuz
A questo link 👉https://www.youtube.com/live/gUT6U16yf8I
L'Iran di prepara a celebrare i funerali dell'ayatollah martire Alì Khamenei. Non sarà un semplice rito religioso ma una chiamata alla mobilitazione politica e spirituale del mondo sciita, da Teheran a Bagdad. E' prevista la partecipazione di centinaia di migliaia di mussulmani in almeno due Paesi del golfo. Sullo sfondo, uno stallo dei negoziati con gli USA sempre più in bilico, che potrebbe da un momento all'altro trasformarsi in un fallimento e ripresa della guerra.
Contemporaneamente, la NATO si prepara al vertice di Ankara. Trump potrebbe di nuovo colpire l'Iran a tradimento durante il processo negoziale, per non presentarsi davanti agli alleati con il peso di una disastrosa e umiliante sconfitta? Ne parliamo stasera nella diretta streaming di Levante assieme a Stefano Orsi, analista geopolitico, e Antonello Sacchetti, giornalista e esperto di Iran e asia sud-occidentale. In studio Clara Statello
https://www.youtube.com/live/gUT6U16yf8I
#Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #Geopolitica #Multipolarismo #Albania #Ucraina #PURL #SovranitàMediterranea #GuerraCognitiva #Balcani #Russia
🔴DIRETTA 🔴LEVANTE 01.07.2026🔴 Tregua Iran-USA in bilico: violazioni in Libano e il fattore Hormuz
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L'Iran di prepara a celebrare i funerali dell'ayatollah martire Alì Khamenei. Non sarà un semplice rito religioso ma una chiamata alla mobilitazione politica e spirituale del mondo sciita, da Teheran a Bagdad. E' prevista la partecipazione di centinaia di migliaia di mussulmani in almeno due Paesi del golfo. Sullo sfondo, uno stallo dei negoziati con gli USA sempre più in bilico, che potrebbe da un momento all'altro trasformarsi in un fallimento e ripresa della guerra.
Contemporaneamente, la NATO si prepara al vertice di Ankara. Trump potrebbe di nuovo colpire l'Iran a tradimento durante il processo negoziale, per non presentarsi davanti agli alleati con il peso di una disastrosa e umiliante sconfitta? Ne parliamo stasera nella diretta streaming di Levante assieme a Stefano Orsi, analista geopolitico, e Antonello Sacchetti, giornalista e esperto di Iran e asia sud-occidentale. In studio Clara Statello
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LEVANTE 01.07.2026🔴 Tregua Iran-USA in bilico: violazioni in Libano e il fattore Hormuz
L'Iran di prepara a celebrare i funerali dell'ayatollah martire Alì Khamenei. Non sarà un semplice rito religioso ma una chiamata alla mobilitazione politica e spirituale del mondo sciita, da Teheran a Bagdad. E' prevista la partecipazione di centinaia di…
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CasaDelSoleTG 01.07.26 🔴 Helsinki apre all’atomica, Mosca chiude i valichi
-Finlandia apre all’atomica, Mosca chiude i valichi di Jeff Hoffman – Il gas di Mattei, ossigeno per Milei di Margherita Furlan -Trump non rinuncia alla Libia di Gionata Chatillard – Gaza, la deportazione travestita da libertà di Jeff Hoffman -Washington nega il genocidio, Tiro brucia di Jeff Hoffman -Il missile che divide i BRICS…
https://casadelsole.tv/casadelsoletg-01-07-26-🔴-helsinki-apre-allatomica-mosca-chiude-i-valichi/
-Finlandia apre all’atomica, Mosca chiude i valichi di Jeff Hoffman – Il gas di Mattei, ossigeno per Milei di Margherita Furlan -Trump non rinuncia alla Libia di Gionata Chatillard – Gaza, la deportazione travestita da libertà di Jeff Hoffman -Washington nega il genocidio, Tiro brucia di Jeff Hoffman -Il missile che divide i BRICS…
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Il missile che divide i BRICS
di Margherita Furlan
Gli Emirati Arabi Uniti e l’India stringono i tempi. A maggio, mentre il presidente emiratino accoglieva il capo del governo indiano Modi, i due Paesi hanno alzato l’obiettivo del loro interscambio: duecento miliardi di dollari entro il 2032, dopo aver già oltrepassato i cento miliardi con cinque anni di anticipo. Ma il capitolo che pesa non è quello commerciale. È quello militare.
Secondo fonti governative indiane riprese dall’agenzia Reuters, Abu Dhabi negozia l’acquisto del missile da crociera supersonico BrahMos e del sistema di comando e controllo per la difesa aerea Akashteer. Il primo è un vettore offensivo che vola a quasi tre volte la velocità del suono, con una gittata di duecentonovanta chilometri nella versione per l’esportazione. Il secondo intreccia radar, sensori e batterie in una sola rete, e potrebbe saldarsi agli apparati americani Patriot e Thaad già schierati negli Emirati.
Qui il quadro si fa nitido. Il BrahMos nasce da un programma c
di Margherita Furlan
Gli Emirati Arabi Uniti e l’India stringono i tempi. A maggio, mentre il presidente emiratino accoglieva il capo del governo indiano Modi, i due Paesi hanno alzato l’obiettivo del loro interscambio: duecento miliardi di dollari entro il 2032, dopo aver già oltrepassato i cento miliardi con cinque anni di anticipo. Ma il capitolo che pesa non è quello commerciale. È quello militare.
Secondo fonti governative indiane riprese dall’agenzia Reuters, Abu Dhabi negozia l’acquisto del missile da crociera supersonico BrahMos e del sistema di comando e controllo per la difesa aerea Akashteer. Il primo è un vettore offensivo che vola a quasi tre volte la velocità del suono, con una gittata di duecentonovanta chilometri nella versione per l’esportazione. Il secondo intreccia radar, sensori e batterie in una sola rete, e potrebbe saldarsi agli apparati americani Patriot e Thaad già schierati negli Emirati.
Qui il quadro si fa nitido. Il BrahMos nasce da un programma c
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Gaza, la deportazione travestita da libertà
di Jeff Hoffman
Cambia l'etichetta, non l'obiettivo. Israele rilancia il trasferimento dei palestinesi fuori dalla Striscia.Lo rivelano i media israeliani. Secondo l'emittente Channel 13, ripresa dall'agenzia turca Anadolu, il governo Netanyahu ha ordinato ai propri apparati di sicurezza di abbandonare la formula «migrazione volontaria» e di adottarne una più presentabile all'estero: «Free Movement Plan», piano di libera circolazione. La sostanza non muta: indurre quanti più gazawi possibile ad andarsene.
Non è un'idea improvvisa. Ad aprile Netanyahu aveva affidato il fascicolo alla consigliera Caroline Glick; a dicembre Channel 12 descriveva un esodo organizzato per terra, mare e aria. I sondaggi con Somaliland e Repubblica Democratica del Congo sono naufragati: secondo Haaretz, nessun Paese vuole farsi complice.
Lo sfondo è devastante: oltre 73.000 morti, più di 173.000 feriti, quasi il 90 per cento delle infrastrutture raso al suolo. L'Onu denuncia da mesi t
di Jeff Hoffman
Cambia l'etichetta, non l'obiettivo. Israele rilancia il trasferimento dei palestinesi fuori dalla Striscia.Lo rivelano i media israeliani. Secondo l'emittente Channel 13, ripresa dall'agenzia turca Anadolu, il governo Netanyahu ha ordinato ai propri apparati di sicurezza di abbandonare la formula «migrazione volontaria» e di adottarne una più presentabile all'estero: «Free Movement Plan», piano di libera circolazione. La sostanza non muta: indurre quanti più gazawi possibile ad andarsene.
Non è un'idea improvvisa. Ad aprile Netanyahu aveva affidato il fascicolo alla consigliera Caroline Glick; a dicembre Channel 12 descriveva un esodo organizzato per terra, mare e aria. I sondaggi con Somaliland e Repubblica Democratica del Congo sono naufragati: secondo Haaretz, nessun Paese vuole farsi complice.
Lo sfondo è devastante: oltre 73.000 morti, più di 173.000 feriti, quasi il 90 per cento delle infrastrutture raso al suolo. L'Onu denuncia da mesi t
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Il gas di Mattei, ossigeno per Milei
di Margherita Furlan
L’Eni entra nel gas argentino: trentadue per cento di tre giacimenti, in cordata con Abu Dhabi. A guadagnarci, oltre al cane a sei zampe, sono le casse esauste del governo Milei.
Lunedì l’Eni ha firmato l’ingresso in tre blocchi di Vaca Muerta, in Argentina. L’estrazione è a terra, nel grande bacino di scisti della Patagonia: il gas è quello non convenzionale, lo stesso che da anni fa sognare Buenos Aires. Il gruppo di San Donato ne rileva il trentadue per cento. Altrettanto va a XRG, il braccio internazionale del colosso petrolifero di Abu Dhabi. A condurre i lavori resta la statale argentina YPF, con il trentasei per cento. Partecipazione dell’Eni è dunque di minoranza (trentadue per cento): operatore e controllo restano a YPF (trentasei per cento). È una cordata che mette insieme lo Stato argentino, una compagnia privata italiana e il capitale sovrano di Abu Dhabi.
Lo scopo è uno: trasformare quel gas in gas naturale liquefatto e spedirlo oltre
di Margherita Furlan
L’Eni entra nel gas argentino: trentadue per cento di tre giacimenti, in cordata con Abu Dhabi. A guadagnarci, oltre al cane a sei zampe, sono le casse esauste del governo Milei.
Lunedì l’Eni ha firmato l’ingresso in tre blocchi di Vaca Muerta, in Argentina. L’estrazione è a terra, nel grande bacino di scisti della Patagonia: il gas è quello non convenzionale, lo stesso che da anni fa sognare Buenos Aires. Il gruppo di San Donato ne rileva il trentadue per cento. Altrettanto va a XRG, il braccio internazionale del colosso petrolifero di Abu Dhabi. A condurre i lavori resta la statale argentina YPF, con il trentasei per cento. Partecipazione dell’Eni è dunque di minoranza (trentadue per cento): operatore e controllo restano a YPF (trentasei per cento). È una cordata che mette insieme lo Stato argentino, una compagnia privata italiana e il capitale sovrano di Abu Dhabi.
Lo scopo è uno: trasformare quel gas in gas naturale liquefatto e spedirlo oltre
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L’arcipelago Vanuatu nel cortile di Canberra
di Jeff Hoffman
Lunedì, a Canberra, i primi ministri Anthony Albanese e Jotham Napat hanno firmato l'Accordo Nakamal: un patto di sicurezza ed economia che vieta qualsiasi base militare straniera sul suolo di Vanuatu. Tradotto: niente basi cinesi. In cambio, l'Australia promette circa 500 milioni di dollari in dieci anni e si conferma primo socio economico e di sicurezza dell'isola.
La cornice è la rivalità con Pechino, primo creditore dell'arcipelago e finanziatore di un molo a Luganville, dove durante la guerra sorgeva la maggiore installazione statunitense del Pacifico. Canberra e Washington temono uno scalo navale della Marina cinese.
Vanuatu, però, non si è arresa del tutto. Nove mesi fa aveva respinto una prima bozza giudicata lesiva della propria sovranità; oggi ha cancellato il diritto di veto australiano e conserva un'intesa separata con la Cina. La sua linea resta il non allineamento: «amici di tutti, nemici di nessuno».
Pechino reagisce con freddezz
di Jeff Hoffman
Lunedì, a Canberra, i primi ministri Anthony Albanese e Jotham Napat hanno firmato l'Accordo Nakamal: un patto di sicurezza ed economia che vieta qualsiasi base militare straniera sul suolo di Vanuatu. Tradotto: niente basi cinesi. In cambio, l'Australia promette circa 500 milioni di dollari in dieci anni e si conferma primo socio economico e di sicurezza dell'isola.
La cornice è la rivalità con Pechino, primo creditore dell'arcipelago e finanziatore di un molo a Luganville, dove durante la guerra sorgeva la maggiore installazione statunitense del Pacifico. Canberra e Washington temono uno scalo navale della Marina cinese.
Vanuatu, però, non si è arresa del tutto. Nove mesi fa aveva respinto una prima bozza giudicata lesiva della propria sovranità; oggi ha cancellato il diritto di veto australiano e conserva un'intesa separata con la Cina. La sua linea resta il non allineamento: «amici di tutti, nemici di nessuno».
Pechino reagisce con freddezz
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Somalia, gli f-16 di ankara e il greggio
di Jeff Hoffman
Trentacinque «miliziani» uccisi, dice Mogadiscio. A colpire sono i caccia turchi. Ma sotto la lotta al terrorismo corre una partita per il petrolio somalo.
Martedì mattina, nell’area di Godey, regione del Basso Scebeli. Il ministero della Difesa somalo ha annunciato una serie di incursioni aeree condotte dall'esercito nazionale «in coordinamento» con le forze armate di Ankara. A operare, secondo il comunicato, ci sono stati gli F-16 turchi.
Il bilancio diffuso dalle autorità parla di circa trentacinque combattenti di al-Shabaab eliminati e oltre venti feriti. Bersagli dichiarati: grotte, depositi di armi, rifugi. Il ministero riferisce esplosioni secondarie, segno, sostiene, di arsenali occultati. Nessun conteggio indipendente conferma i numeri. Il gruppo qaedista, come nota l'agenzia cinese Xinhua, non ha commentato.
Il dato va maneggiato con cautela. Organizzazioni come Airwars documentano da mesi vittime civili nei raid dei partner stranieri in
di Jeff Hoffman
Trentacinque «miliziani» uccisi, dice Mogadiscio. A colpire sono i caccia turchi. Ma sotto la lotta al terrorismo corre una partita per il petrolio somalo.
Martedì mattina, nell’area di Godey, regione del Basso Scebeli. Il ministero della Difesa somalo ha annunciato una serie di incursioni aeree condotte dall'esercito nazionale «in coordinamento» con le forze armate di Ankara. A operare, secondo il comunicato, ci sono stati gli F-16 turchi.
Il bilancio diffuso dalle autorità parla di circa trentacinque combattenti di al-Shabaab eliminati e oltre venti feriti. Bersagli dichiarati: grotte, depositi di armi, rifugi. Il ministero riferisce esplosioni secondarie, segno, sostiene, di arsenali occultati. Nessun conteggio indipendente conferma i numeri. Il gruppo qaedista, come nota l'agenzia cinese Xinhua, non ha commentato.
Il dato va maneggiato con cautela. Organizzazioni come Airwars documentano da mesi vittime civili nei raid dei partner stranieri in
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Trump non rinuncia alla Libia
di Gionata Chatillard
La Libia non sfugge al nuovo disegno geopolitico che la Casa Bianca sta cercando di imprimere agli equilibri internazionali. Lunedì, a Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha ricevuto Saddam Haftar, figlio del maresciallo Khalifa, l’uomo forte della Cirenaica. Ovvero di quella parte della Libia contrapposta alla Tripolitania, sostenuta invece dall'Occidente dopo la caduta di Muammar Gheddafi. Da allora - era l'ottobre del 2011 - il Paese africano non ha più ritrovato un'unità politica.
Dopo diversi tentativi falliti, a ricomporre il puzzle ci sta provando adesso Washington. Rubio ha dichiarato che le parti hanno fatto passi in avanti per superare la frammentazione e avviare un percorso di riunificazione. Nel colloquio con Haftar, il segretario di Stato ha dichiarato di aver esaminato possibili forme di cooperazione per favorire la pace e ricomporre le istituzioni militari, economiche e politiche della Libia.
Il capo della diplomazia statunitens
di Gionata Chatillard
La Libia non sfugge al nuovo disegno geopolitico che la Casa Bianca sta cercando di imprimere agli equilibri internazionali. Lunedì, a Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha ricevuto Saddam Haftar, figlio del maresciallo Khalifa, l’uomo forte della Cirenaica. Ovvero di quella parte della Libia contrapposta alla Tripolitania, sostenuta invece dall'Occidente dopo la caduta di Muammar Gheddafi. Da allora - era l'ottobre del 2011 - il Paese africano non ha più ritrovato un'unità politica.
Dopo diversi tentativi falliti, a ricomporre il puzzle ci sta provando adesso Washington. Rubio ha dichiarato che le parti hanno fatto passi in avanti per superare la frammentazione e avviare un percorso di riunificazione. Nel colloquio con Haftar, il segretario di Stato ha dichiarato di aver esaminato possibili forme di cooperazione per favorire la pace e ricomporre le istituzioni militari, economiche e politiche della Libia.
Il capo della diplomazia statunitens
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Washington nega il genocidio, Tiro brucia
di Jeff Hoffman
Il segretario alla Salute americano ribalta l'accusa: lo sterminio, sostiene, colpisce ebrei e cristiani, non i palestinesi. Nelle stesse ore, le rovine romane di Tiro mostrano la distruzione lasciata dai raid israeliani.
Robert Kennedy junior, capo del dicastero della Salute a Washington, ha difeso Israele in televisione: nel Medio Oriente, affermando che il vero annientamento è quello di ebrei e cristiani, ridotti nei Paesi arabi a poche migliaia, mentre i palestinesi sarebbero anzi cresciuti di numero, mentre il calo dei cristiani a Gaza viene ricondotto da più studi all'emigrazione e alle condizioni economiche, non a un piano di sterminio.
Le immagini dei media non occidentali raccontano altro. A Tiro, in Libano, i raid israeliani hanno colpito il sito romano di Al-Bass, patrimonio UNESCO: una colonna decapitata, mosaici lesionati. Lo documentano Reuters e Associated Press. Il ministro libanese della Cultura parla di «distruzione sistematica»
di Jeff Hoffman
Il segretario alla Salute americano ribalta l'accusa: lo sterminio, sostiene, colpisce ebrei e cristiani, non i palestinesi. Nelle stesse ore, le rovine romane di Tiro mostrano la distruzione lasciata dai raid israeliani.
Robert Kennedy junior, capo del dicastero della Salute a Washington, ha difeso Israele in televisione: nel Medio Oriente, affermando che il vero annientamento è quello di ebrei e cristiani, ridotti nei Paesi arabi a poche migliaia, mentre i palestinesi sarebbero anzi cresciuti di numero, mentre il calo dei cristiani a Gaza viene ricondotto da più studi all'emigrazione e alle condizioni economiche, non a un piano di sterminio.
Le immagini dei media non occidentali raccontano altro. A Tiro, in Libano, i raid israeliani hanno colpito il sito romano di Al-Bass, patrimonio UNESCO: una colonna decapitata, mosaici lesionati. Lo documentano Reuters e Associated Press. Il ministro libanese della Cultura parla di «distruzione sistematica»
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Finlandia apre all'atomica, mosca chiude i valichi
di Jeff Hoffman
Primo luglio, doppia mossa sul confine russo-finlandese: Helsinki cancella il divieto storico sulle armi nucleari, il Cremlino sospende sette valichi ferroviari. E a una settimana da Ankara, l'Alleanza atlantica non trova l'intesa su Kiev
Da oggi entra in vigore la modifica alla legge sull'energia nucleare del 1987: per la prima volta nella storia del Paese cade il divieto di importare, far transitare e immagazzinare ordigni atomici. Il presidente Stubb ha firmato. Il governo precisa di non voler ospitare testate sul proprio suolo, ma soltanto di allinearsi agli standard dell'Alleanza. L'ambasciata russa a Helsinki ha già replicato: Mosca ne terrà conto nella propria pianificazione militare.
Nelle stesse ore, con un decreto, il Cremlino sospende il traffico ferroviario attraverso sette varchi: cinque verso la Finlandia, uno con l'Estonia, uno con la Lettonia. Nessuna motivazione ufficiale. Segnale politico più che misura concreta: solo due
di Jeff Hoffman
Primo luglio, doppia mossa sul confine russo-finlandese: Helsinki cancella il divieto storico sulle armi nucleari, il Cremlino sospende sette valichi ferroviari. E a una settimana da Ankara, l'Alleanza atlantica non trova l'intesa su Kiev
Da oggi entra in vigore la modifica alla legge sull'energia nucleare del 1987: per la prima volta nella storia del Paese cade il divieto di importare, far transitare e immagazzinare ordigni atomici. Il presidente Stubb ha firmato. Il governo precisa di non voler ospitare testate sul proprio suolo, ma soltanto di allinearsi agli standard dell'Alleanza. L'ambasciata russa a Helsinki ha già replicato: Mosca ne terrà conto nella propria pianificazione militare.
Nelle stesse ore, con un decreto, il Cremlino sospende il traffico ferroviario attraverso sette varchi: cinque verso la Finlandia, uno con l'Estonia, uno con la Lettonia. Nessuna motivazione ufficiale. Segnale politico più che misura concreta: solo due
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Scisma nella Chiesa, musica Trap e decadenza tout court
Declino della società e minaccia di scisma all’interno della chiesa derivano dalla stessa radice o sono questioni separate? E l’uomo e la donna occidentali sono in grado di percepire la realtà per quello che è? L’egoismo espanso e il narcisismo patologico sono la causa o l’effetto di una società in declino? Di questo e…
https://casadelsole.tv/scisma-nella-chiesa-musica-trap-e-decadenza-tout-court/
Declino della società e minaccia di scisma all’interno della chiesa derivano dalla stessa radice o sono questioni separate? E l’uomo e la donna occidentali sono in grado di percepire la realtà per quello che è? L’egoismo espanso e il narcisismo patologico sono la causa o l’effetto di una società in declino? Di questo e…
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CasaDelSoleTG 02.07.26 🔴 Tutti a Teheran per l’addio a Khamenei
-Oltre 30 Paesi a Teheran per l’addio a Khamenei di Gionata Chatillard -Gerusalemme: terra confiscata al costo di un dollaro di Jeff Hoffman -Palantir al fianco d’Israele di Margherita Furlan -Wall street si compra la guerra di Jeff Hoffman -Gli algoritmi che scelgono i bersagli di Jeff Hoffman -Kiev conta i caduti, la NATO…
https://casadelsole.tv/casadelsoletg-02-07-26-🔴-tutti-a-teheran-per-laddio-a-khamenei/
-Oltre 30 Paesi a Teheran per l’addio a Khamenei di Gionata Chatillard -Gerusalemme: terra confiscata al costo di un dollaro di Jeff Hoffman -Palantir al fianco d’Israele di Margherita Furlan -Wall street si compra la guerra di Jeff Hoffman -Gli algoritmi che scelgono i bersagli di Jeff Hoffman -Kiev conta i caduti, la NATO…
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Kiev conta i caduti, la NATO temporeggia
di Jeff Hoffman
Il 18 giugno Russia e Ucraina hanno compiuto l'ennesima restituzione di caduti. Mosca ha consegnato cinquecentoventidue salme, riavendone trentatré. A maggio il rapporto era analogo: cinquecentoventotto contro quarantuno. Uno squilibrio che si ripete da mesi. La sproporzione racconta un conflitto che il vertice atlantico di Ankara, la settimana prossima, eviterà di guardare in faccia.
Dal fronte arriva una cifra estrema. Apti Alaudinov, vicecapo della Direzione politico-militare della Difesa russa e comandante delle forze Akhmat, in un'intervista all'agenzia di Stato RIA Novosti sostiene che fra Sumy e Kursk giacerebbero ancora centinaia di migliaia di soldati ucraini mai recuperati.
Le stime occidentali più alte contano circa centoquarantamila morti dall'inizio delle ostilità nel 2022; il progetto indipendente UALosses elenca quasi novantottomila dispersi. Numeri gravissimi, eppure distanti dalla contabilità che arriva da Mosca.
Resta il nodo po
di Jeff Hoffman
Il 18 giugno Russia e Ucraina hanno compiuto l'ennesima restituzione di caduti. Mosca ha consegnato cinquecentoventidue salme, riavendone trentatré. A maggio il rapporto era analogo: cinquecentoventotto contro quarantuno. Uno squilibrio che si ripete da mesi. La sproporzione racconta un conflitto che il vertice atlantico di Ankara, la settimana prossima, eviterà di guardare in faccia.
Dal fronte arriva una cifra estrema. Apti Alaudinov, vicecapo della Direzione politico-militare della Difesa russa e comandante delle forze Akhmat, in un'intervista all'agenzia di Stato RIA Novosti sostiene che fra Sumy e Kursk giacerebbero ancora centinaia di migliaia di soldati ucraini mai recuperati.
Le stime occidentali più alte contano circa centoquarantamila morti dall'inizio delle ostilità nel 2022; il progetto indipendente UALosses elenca quasi novantottomila dispersi. Numeri gravissimi, eppure distanti dalla contabilità che arriva da Mosca.
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Nord Stream: un colpevole, nessun mandante
di Jeff Hoffman
Berlino incrimina un ufficiale ucraino per il sabotaggio dei gasdotti. Dopo tre anni, un solo nome. Resta la domanda: chi ha dato l'ordine?
La procura federale tedesca ha formalizzato l'accusa contro Serhiy Kuznetsov, quarantanove anni, ex agente dei servizi di Kiev e capitano dell'esercito ucraino. Secondo gli inquirenti guidò il commando che nel settembre 2022 collocò le cariche sui tubi del gasdotto, al largo dell'isola danese di Bornholm. La squadra sarebbe salpata da Rostock sullo yacht Andromeda con documenti falsi, per poi immergersi con esplosivo militare ad alto potenziale. Impronte e tracce chimiche lo inchioderebbero. È stato preso in Italia nel 2025, estradato a novembre. Nega tutto: dice di essere rimasto in Ucraina e invoca l'immunità del militare.
La ricostruzione di Berlino si ferma a un uomo di medio grado e a una barca a vela. Ma un secondo indagato, fermato in Polonia, è stato scarcerato da un tribunale di Varsavia e mai consegn
di Jeff Hoffman
Berlino incrimina un ufficiale ucraino per il sabotaggio dei gasdotti. Dopo tre anni, un solo nome. Resta la domanda: chi ha dato l'ordine?
La procura federale tedesca ha formalizzato l'accusa contro Serhiy Kuznetsov, quarantanove anni, ex agente dei servizi di Kiev e capitano dell'esercito ucraino. Secondo gli inquirenti guidò il commando che nel settembre 2022 collocò le cariche sui tubi del gasdotto, al largo dell'isola danese di Bornholm. La squadra sarebbe salpata da Rostock sullo yacht Andromeda con documenti falsi, per poi immergersi con esplosivo militare ad alto potenziale. Impronte e tracce chimiche lo inchioderebbero. È stato preso in Italia nel 2025, estradato a novembre. Nega tutto: dice di essere rimasto in Ucraina e invoca l'immunità del militare.
La ricostruzione di Berlino si ferma a un uomo di medio grado e a una barca a vela. Ma un secondo indagato, fermato in Polonia, è stato scarcerato da un tribunale di Varsavia e mai consegn
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Palantir al fianco d’Israele
di Margherita Furlan
Alex Karp si proclama il dirigente più apertamente schierato con Israele. E lo annuncia mentre la sua azienda vende agli apparati militari israeliani gli strumenti che scelgono chi colpire.
Il tono è netto. «Sono l’amministratore delegato più pubblicamente solidale con Israele», ha detto Karp, come riferito dall’emittente statunitense CNBC. E ancora: «Penso che Israele sia dalla parte del bene». A chi solleva obiezioni oppone una liquidazione secca: metà di chi contesta Israele, sostiene, in fondo non ne accetta l’esistenza.
Dietro la presa di posizione morale c’è un modello d’affari. Palantir, fondata da Karp con Peter Thiel, rifornisce da anni di analisi dei dati massivi i servizi e la difesa di Tel Aviv: un consiglio d’amministrazione riunito in Israele, un’intesa siglata con il ministero della Difesa dopo il sette ottobre 2023. Karp non si nasconde: ha rivendicato quella scelta persino a costo di veder partire alcuni dipendenti e ripete che l’azienda se
di Margherita Furlan
Alex Karp si proclama il dirigente più apertamente schierato con Israele. E lo annuncia mentre la sua azienda vende agli apparati militari israeliani gli strumenti che scelgono chi colpire.
Il tono è netto. «Sono l’amministratore delegato più pubblicamente solidale con Israele», ha detto Karp, come riferito dall’emittente statunitense CNBC. E ancora: «Penso che Israele sia dalla parte del bene». A chi solleva obiezioni oppone una liquidazione secca: metà di chi contesta Israele, sostiene, in fondo non ne accetta l’esistenza.
Dietro la presa di posizione morale c’è un modello d’affari. Palantir, fondata da Karp con Peter Thiel, rifornisce da anni di analisi dei dati massivi i servizi e la difesa di Tel Aviv: un consiglio d’amministrazione riunito in Israele, un’intesa siglata con il ministero della Difesa dopo il sette ottobre 2023. Karp non si nasconde: ha rivendicato quella scelta persino a costo di veder partire alcuni dipendenti e ripete che l’azienda se
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Lo Studio Ovale batte moneta
di Margherita Furlan
Un miliardo e quattrocento milioni di dollari in un anno, incassati dal presidente degli Stati Uniti grazie alle criptovalute. La dichiarazione patrimoniale certifica la saldatura fra cassa personale e carica pubblica.
Il documento, novecentoventisette pagine depositate all’Ufficio per l’etica di governo, copre il primo anno del secondo mandato di Donald Trump. La voce più pesante: seicentotrentacinque milioni in diritti di licenza legati alla sua moneta meme, il gettone lanciato pochi giorni prima dell’insediamento, salito oltre i settanta dollari e oggi ridotto a poco più di uno.
Chi ha comprato tardi ha perso quasi tutto; la famiglia, che riscuote a monte diritti e commissioni, no. Altri cinquecento milioni arrivano da World Liberty Financial, la società di criptovalute avviata con i figli e con la famiglia dell’inviato Steve Witkoff. Le attività digitali hanno scavalcato alberghi e complessi turistici come prima voce di reddito presidenziale e in un
di Margherita Furlan
Un miliardo e quattrocento milioni di dollari in un anno, incassati dal presidente degli Stati Uniti grazie alle criptovalute. La dichiarazione patrimoniale certifica la saldatura fra cassa personale e carica pubblica.
Il documento, novecentoventisette pagine depositate all’Ufficio per l’etica di governo, copre il primo anno del secondo mandato di Donald Trump. La voce più pesante: seicentotrentacinque milioni in diritti di licenza legati alla sua moneta meme, il gettone lanciato pochi giorni prima dell’insediamento, salito oltre i settanta dollari e oggi ridotto a poco più di uno.
Chi ha comprato tardi ha perso quasi tutto; la famiglia, che riscuote a monte diritti e commissioni, no. Altri cinquecento milioni arrivano da World Liberty Financial, la società di criptovalute avviata con i figli e con la famiglia dell’inviato Steve Witkoff. Le attività digitali hanno scavalcato alberghi e complessi turistici come prima voce di reddito presidenziale e in un
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Gerusalemme: terra confiscata al costo di un dollaro
di Jeff Hoffman
Israele e Stati Uniti firmano l'accordo per l'ambasciata permanente a Gerusalemme. Il terreno è un'ex caserma costruita su suolo sottratto a famiglie palestinesi. Il canone d'affitto: un dollaro.
Primo luglio, ministero degli Esteri israeliano. Il capo della diplomazia Gideon Sa'ar e l'ambasciatore statunitense Mike Huckabee firmano l'intesa che assegna il complesso Allenby, nel settore meridionale di Gerusalemme, alla futura sede diplomatica americana. Presente il sindaco Moshe Lion. Huckabee consegna a Sa'ar una banconota da un dollaro: il canone simbolico dell'affitto.
Il registro della cerimonia è messianico. L'ambasciatore, pastore evangelico, sostiene che «Dio prese quella decisione 3.800 anni fa» e promette di piantare la bandiera a stelle e strisce in «una massa enorme di cemento», definendo la scelta irreversibile. Sa'ar evoca l'«alleanza incrollabile» e lancia «un messaggio ai nostri nemici».
Su quel terreno, però, grava una s
di Jeff Hoffman
Israele e Stati Uniti firmano l'accordo per l'ambasciata permanente a Gerusalemme. Il terreno è un'ex caserma costruita su suolo sottratto a famiglie palestinesi. Il canone d'affitto: un dollaro.
Primo luglio, ministero degli Esteri israeliano. Il capo della diplomazia Gideon Sa'ar e l'ambasciatore statunitense Mike Huckabee firmano l'intesa che assegna il complesso Allenby, nel settore meridionale di Gerusalemme, alla futura sede diplomatica americana. Presente il sindaco Moshe Lion. Huckabee consegna a Sa'ar una banconota da un dollaro: il canone simbolico dell'affitto.
Il registro della cerimonia è messianico. L'ambasciatore, pastore evangelico, sostiene che «Dio prese quella decisione 3.800 anni fa» e promette di piantare la bandiera a stelle e strisce in «una massa enorme di cemento», definendo la scelta irreversibile. Sa'ar evoca l'«alleanza incrollabile» e lancia «un messaggio ai nostri nemici».
Su quel terreno, però, grava una s
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Wall street si compra la guerra
di Jeff Hoffman
La più grande banca americana entra da padrona nella fabbrica delle armi, con Jamie Dimon che impegna capitali colossali nella base industriale del Pentagono.
JPMorgan Chase, primo istituto di credito degli Stati Uniti, non vuole più soltanto prestare denaro ai fornitori del Pentagono: vuole possederli. Il piano si chiama Security and Resiliency Initiative: millecinquecento miliardi di dollari in dieci anni per finanziare difesa, intelligenza artificiale, minerali critici, catene di approvvigionamento. Dentro quel perimetro, dieci miliardi di capitale proprio della banca entrano come quote dirette in produttori di armi, officine di droni intelligenti, miniere di terre rare. Dimon avverte che potrebbe raddoppiarli.
A guidare l'operazione è Todd Combs, ex uomo di Berkshire Hathaway. Il gruppo incontra ogni settimana i funzionari di Pentagono, Energia, Commercio. Tra gli obiettivi, i sottomarini nucleari. Il banchiere ripete una tesi secca: servono molte più sp
di Jeff Hoffman
La più grande banca americana entra da padrona nella fabbrica delle armi, con Jamie Dimon che impegna capitali colossali nella base industriale del Pentagono.
JPMorgan Chase, primo istituto di credito degli Stati Uniti, non vuole più soltanto prestare denaro ai fornitori del Pentagono: vuole possederli. Il piano si chiama Security and Resiliency Initiative: millecinquecento miliardi di dollari in dieci anni per finanziare difesa, intelligenza artificiale, minerali critici, catene di approvvigionamento. Dentro quel perimetro, dieci miliardi di capitale proprio della banca entrano come quote dirette in produttori di armi, officine di droni intelligenti, miniere di terre rare. Dimon avverte che potrebbe raddoppiarli.
A guidare l'operazione è Todd Combs, ex uomo di Berkshire Hathaway. Il gruppo incontra ogni settimana i funzionari di Pentagono, Energia, Commercio. Tra gli obiettivi, i sottomarini nucleari. Il banchiere ripete una tesi secca: servono molte più sp
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