La truffa delle rinnovabili: la finanziarizzazione del territorio italiano
🌱 La transizione energetica è davvero uno strumento per raggiungere l’indipendenza energetica o sta diventando il veicolo di una nuova forma di speculazione finanziaria? In questa intervista per la Casa del SoleTV a Francesco Cappello affrontiamo uno dei temi più controversi del dibattito pubblico: la trasformazione del territorio italiano in un asset finanziario attraverso…
https://casadelsole.tv/la-truffa-delle-rinnovabili-la-finanziarizzazione-del-territorio-italiano/
🌱 La transizione energetica è davvero uno strumento per raggiungere l’indipendenza energetica o sta diventando il veicolo di una nuova forma di speculazione finanziaria? In questa intervista per la Casa del SoleTV a Francesco Cappello affrontiamo uno dei temi più controversi del dibattito pubblico: la trasformazione del territorio italiano in un asset finanziario attraverso…
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📆 Vi aspettiamo oggi, MARTEDI 30 GIUGNO con una nuova puntata di LEVANTE alle ore 18.30
🔴DIRETTA 🔴LEVANTE 30.06.2026🔴 Trump contro Netanyahu: chi comanda davvero?
A questo link 👉https://www.youtube.com/live/v3l0rSYTxYw
🎙 Per la prima volta da anni la frizione tra Washington e Tel Aviv esplode in pubblico: Trump che insulta Netanyahu al telefono, gli ordina di non bombardare Beirut, rivendica "decido tutto io". Ma è un divorzio o una recita?
🌍 In questa puntata smontiamo la narrazione del "rapporto incrinato" per leggere ciò che accade davvero. Sul Libano, l'offensiva israeliana contro Hezbollah ha sfollato centinaia di migliaia di civili e rischiato di far saltare il negoziato americano con l'Iran: ecco il vero motivo della collera di Trump. Sulla Palestina, la "linea rossa" contro l'annessione della Cisgiordania resta solo a parole, mentre l'occupazione di Gaza si fa più profonda e l'annessione di fatto procede colonia dopo colonia.
⚔️ Dietro la lite c'è la posta in gioco vera: l'accordo con Teheran, le elezioni israeliane di ottobre e i canali che l'amministrazione americana starebbe già aprendo con l'opposizione a Netanyahu. Non è un'alleanza che si rompe: è il sovrano che ricorda al vassallo chi tiene il guinzaglio.
🎬 Conduce Margherita Furlan, con due ospiti d'eccezione:
📕 Paolo Borgognone, autore di *Storia alternativa dell'Iran islamico*, per leggere la questione iraniana fuori dalla vulgata occidentale;
📗 Franco Fracassi, autore con Paola Pentimella Testa di *7 ottobre, l'inganno*, l'inchiesta che scava sotto la superficie del "nuovo 11 settembre".
📘 In studio anche il volume di Margherita Furlan *La Guerra degli Dei*, sui tre messianismi che si contendono il Mediterraneo.
💥 La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima.
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#CasadelSoleTV #Geopolitica #Trump #Netanyahu #Israele #Palestina #Libano #Iran #MedioOriente #Multipolarità #Fracassi #Borgognone #MargheritaFurlan #7ottobre
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⚔️ Dietro la lite c'è la posta in gioco vera: l'accordo con Teheran, le elezioni israeliane di ottobre e i canali che l'amministrazione americana starebbe già aprendo con l'opposizione a Netanyahu. Non è un'alleanza che si rompe: è il sovrano che ricorda al vassallo chi tiene il guinzaglio.
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LEVANTE 30.06.2026🔴 Trump contro Netanyahu: chi comanda davvero?
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LEVANTE 30.06.2026🔴 Trump contro Netanyahu: chi comanda davvero?
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CasaDelSoleTG 30.06.26 🔴 NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi
-NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi di Jeff Hoffman -NATO, Erdogan sbatte i pugni sul tavolo di Gionata Chatillard -Hormuz, Gaza, Beirut: l’arbitro è Washington di Jeff Hoffman -Da Valdai a Pechino, l’asse di Minsk di Jeff Hoffman -Bruxelles in assetto di guerra contro Mosca di Jeff Hoffman -Genocidio armeno, l’arma di…
https://casadelsole.tv/casadelsoletg-30-06-26-🔴-nato-una-taglia-per-paralizzare-gli-aeroporti-russi/
-NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi di Jeff Hoffman -NATO, Erdogan sbatte i pugni sul tavolo di Gionata Chatillard -Hormuz, Gaza, Beirut: l’arbitro è Washington di Jeff Hoffman -Da Valdai a Pechino, l’asse di Minsk di Jeff Hoffman -Bruxelles in assetto di guerra contro Mosca di Jeff Hoffman -Genocidio armeno, l’arma di…
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Bruxelles in assetto di guerra contro Mosca
di Jeff Hoffman
Kiev incassa nuove armi. Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov e il collega danese Jeppe Bruus ampliano la cooperazione militare: Copenaghen consegnerà altri droni e sosterrà il progetto antibalistico europeo, mentre prepara il suo trentesimo pacchetto di sostegno.
L'Aia imbocca la stessa via. Il nuovo documento programmatico olandese bolla la Russia come «la più grande minaccia diretta» al continente e si attrezza per uno scontro lungo. La spesa militare sale a 27 miliardi di euro, 3,4 in più del 2025, con l'ambizione di spingere le forze armate verso quota centomila tra effettivi e riservisti.
A Helsinki, la titolare degli Esteri Elina Valtonen raffredda ogni ipotesi di trattativa: con i politici russi, afferma, «non è ancora il momento»; l'Europa non è un mediatore neutrale e non deve apparire disperata. Da Bruxelles, il portavoce Markus Lammert preannuncia «misure restrittive mirate» sui visti Schengen per i cittadini russi.
La le
di Jeff Hoffman
Kiev incassa nuove armi. Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov e il collega danese Jeppe Bruus ampliano la cooperazione militare: Copenaghen consegnerà altri droni e sosterrà il progetto antibalistico europeo, mentre prepara il suo trentesimo pacchetto di sostegno.
L'Aia imbocca la stessa via. Il nuovo documento programmatico olandese bolla la Russia come «la più grande minaccia diretta» al continente e si attrezza per uno scontro lungo. La spesa militare sale a 27 miliardi di euro, 3,4 in più del 2025, con l'ambizione di spingere le forze armate verso quota centomila tra effettivi e riservisti.
A Helsinki, la titolare degli Esteri Elina Valtonen raffredda ogni ipotesi di trattativa: con i politici russi, afferma, «non è ancora il momento»; l'Europa non è un mediatore neutrale e non deve apparire disperata. Da Bruxelles, il portavoce Markus Lammert preannuncia «misure restrittive mirate» sui visti Schengen per i cittadini russi.
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Sui binari del Caspio, oltre Hormuz
di Jeff Hoffman
Domenica un convoglio è partito da Xining, nel Qinghai occidentale, carico di elettrodomestici, componenti per auto e beni di consumo. Destinazione: il terminal di Balkan Velayat, in Turkmenistan, raggiungibile in circa due settimane. Cinquemilaquattrocento chilometri di rotaia che attraversano il valico di Horgos e il Kazakhstan, dentro la cornice della Nuova Via della Seta.
L'obiettivo dichiarato da Pechino è alleggerire l'esposizione alle strozzature navali. Una priorità diventata urgente dopo la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz durante la guerra israelo-statunitense all'Iran.
Il treno non viaggia da solo. Si salda alla rete eurasiatica dei trasporti: il Corridoio Nord-Sud che lega Russia, Iran e India, gli oleodotti e gli scali energetici del Caspio, i porti iraniani di Bandar Abbas e Chabahar. Mosca cofinanzia il tratto ferroviario Rasht-Astara e definisce l'arteria strategica; Teheran conferma la sua vocazione di crocevia fra Asia centrale
di Jeff Hoffman
Domenica un convoglio è partito da Xining, nel Qinghai occidentale, carico di elettrodomestici, componenti per auto e beni di consumo. Destinazione: il terminal di Balkan Velayat, in Turkmenistan, raggiungibile in circa due settimane. Cinquemilaquattrocento chilometri di rotaia che attraversano il valico di Horgos e il Kazakhstan, dentro la cornice della Nuova Via della Seta.
L'obiettivo dichiarato da Pechino è alleggerire l'esposizione alle strozzature navali. Una priorità diventata urgente dopo la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz durante la guerra israelo-statunitense all'Iran.
Il treno non viaggia da solo. Si salda alla rete eurasiatica dei trasporti: il Corridoio Nord-Sud che lega Russia, Iran e India, gli oleodotti e gli scali energetici del Caspio, i porti iraniani di Bandar Abbas e Chabahar. Mosca cofinanzia il tratto ferroviario Rasht-Astara e definisce l'arteria strategica; Teheran conferma la sua vocazione di crocevia fra Asia centrale
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Da Valdai a Pechino, l'asse di Minsk
di Jeff Hoffman
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha aperto un lungo viaggio in Asia con una tappa che pesa più delle altre. Il 26 giugno, nella residenza di Valdai, due giornate di colloqui riservati con Vladimir Putin: nessun comunicato, nessuna firma, solo l'agenda dello Stato dell'Unione e la sicurezza regionale. Tre giorni dopo, l'arrivo a Pechino.
Al Diaoyutai, Xi Jinping ha definito i legami con Minsk al loro «apice storico» e ha confermato l'appoggio cinese alla «sovranità, indipendenza e integrità territoriale» bielorussa, dentro la cornice della Nuova Via della Seta.
Lukashenko ha replicato chiamando il gigante asiatico «socio strategico incondizionato».
Il Cremlino tace sui contenuti. La stampa occidentale, a partire da Reuters, interpreta la trasferta come segno di fragilità: la capitale bielorussa stretta fra l'ultimatum di Kiev sulle stazioni ripetitrici e la pressione di Mosca. Da Teheran nessuna parola: l'Iran, vicino a entrambe le potenze,
di Jeff Hoffman
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha aperto un lungo viaggio in Asia con una tappa che pesa più delle altre. Il 26 giugno, nella residenza di Valdai, due giornate di colloqui riservati con Vladimir Putin: nessun comunicato, nessuna firma, solo l'agenda dello Stato dell'Unione e la sicurezza regionale. Tre giorni dopo, l'arrivo a Pechino.
Al Diaoyutai, Xi Jinping ha definito i legami con Minsk al loro «apice storico» e ha confermato l'appoggio cinese alla «sovranità, indipendenza e integrità territoriale» bielorussa, dentro la cornice della Nuova Via della Seta.
Lukashenko ha replicato chiamando il gigante asiatico «socio strategico incondizionato».
Il Cremlino tace sui contenuti. La stampa occidentale, a partire da Reuters, interpreta la trasferta come segno di fragilità: la capitale bielorussa stretta fra l'ultimatum di Kiev sulle stazioni ripetitrici e la pressione di Mosca. Da Teheran nessuna parola: l'Iran, vicino a entrambe le potenze,
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Genocidio armeno, l'arma di Israele contro Ankara
di Jeff Hoffman
Domenica il gabinetto israeliano ha approvato all'unanimità la mozione del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar: lo sterminio di armeni perpetrato dall'Impero ottomano fra il 1915 e il 1917, fino a un milione e mezzo di vittime, è genocidio. Resta il voto della Knesset. Per decenni Tel Aviv aveva schivato quella parola, per non urtare Ankara. Adesso la impugna contro di lei.
La tempistica dice tutto. I legami fra i due Paesi sono crollati dopo l'avvio della guerra a Gaza, nell'autunno 2023, quando Erdogan ha accusato Israele di sterminare i palestinesi.
Sa'ar denuncia «una campagna istituzionalizzata di negazione» del governo turco; Netanyahu bolla il presidente turco come «tiranno antisemita».
Ankara ribalta il colpo: la mossa sarebbe «un tentativo malevolo», mentre sui dirigenti israeliani gravano i mandati d'arresto della Corte penale internazionale per Gaza. Anche l'Azerbaigian, legato a entrambi, parla di «distorsione dei fatti».
Il gi
di Jeff Hoffman
Domenica il gabinetto israeliano ha approvato all'unanimità la mozione del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar: lo sterminio di armeni perpetrato dall'Impero ottomano fra il 1915 e il 1917, fino a un milione e mezzo di vittime, è genocidio. Resta il voto della Knesset. Per decenni Tel Aviv aveva schivato quella parola, per non urtare Ankara. Adesso la impugna contro di lei.
La tempistica dice tutto. I legami fra i due Paesi sono crollati dopo l'avvio della guerra a Gaza, nell'autunno 2023, quando Erdogan ha accusato Israele di sterminare i palestinesi.
Sa'ar denuncia «una campagna istituzionalizzata di negazione» del governo turco; Netanyahu bolla il presidente turco come «tiranno antisemita».
Ankara ribalta il colpo: la mossa sarebbe «un tentativo malevolo», mentre sui dirigenti israeliani gravano i mandati d'arresto della Corte penale internazionale per Gaza. Anche l'Azerbaigian, legato a entrambi, parla di «distorsione dei fatti».
Il gi
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NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi
di Jeff Hoffman
NATO e Ucraina mettono in palio 250 mila euro per armi capaci di accecare a lungo le basi aeree russe, anche in profondità. Mosca accusa: Kiev usata come banco di prova.
Il 20 giugno il Comando alleato per la trasformazione, con il centro congiunto NATO-Ucraina, ha aperto un bando dal nome eloquente: «Persistent Airfield Denial». Fino a 250 mila euro a chi saprà mettere fuori uso a lungo piste, depositi di carburante e munizioni, velivoli a terra delle basi russe, comprese quelle nel profondo del Paese. Requisiti: piena autonomia, intelligenza artificiale a bordo, funzionamento senza segnale satellitare, nessun controllo umano costante, raggio illimitato.
Da Mosca la condanna è netta. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, denuncia un piano per colpire e neutralizzare a lungo gli aeroporti russi fin nel cuore del territorio, e accusa l'Alleanza di smarrire ogni residuo di lucidità, spremendo l'Ucraina ridotta a «poligo
di Jeff Hoffman
NATO e Ucraina mettono in palio 250 mila euro per armi capaci di accecare a lungo le basi aeree russe, anche in profondità. Mosca accusa: Kiev usata come banco di prova.
Il 20 giugno il Comando alleato per la trasformazione, con il centro congiunto NATO-Ucraina, ha aperto un bando dal nome eloquente: «Persistent Airfield Denial». Fino a 250 mila euro a chi saprà mettere fuori uso a lungo piste, depositi di carburante e munizioni, velivoli a terra delle basi russe, comprese quelle nel profondo del Paese. Requisiti: piena autonomia, intelligenza artificiale a bordo, funzionamento senza segnale satellitare, nessun controllo umano costante, raggio illimitato.
Da Mosca la condanna è netta. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, denuncia un piano per colpire e neutralizzare a lungo gli aeroporti russi fin nel cuore del territorio, e accusa l'Alleanza di smarrire ogni residuo di lucidità, spremendo l'Ucraina ridotta a «poligo
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Hormuz, Gaza, Beirut: l'arbitro è Washington
di Jeff Hoffman
Sullo Stretto di Hormuz si apre un nuovo scontro. Emmanuel Macron annuncia che Francia e Oman bonificheranno insieme le acque dalle mine. Teheran nega senza giri di parole: il vice ministro Gharibabadi ricorda che il memorandum affida lo sminamento alla sola Repubblica Islamica e diffida Parigi dalle «provocazioni».
Non è un cavillo tecnico: è la sovranità sul varco energetico più delicato del pianeta. Già ad aprile Russia e Cina avevano posto il veto alla risoluzione occidentale sul Golfo, accusandola di scaricare ogni colpa su Teheran e di ignorare gli attacchi statunitensi e israeliani.
Lo schema si ripete in Libano. Secondo il Washington Post, gli americani dispiegheranno propri militari in territorio libanese e israeliano per sorvegliare l'accordo quadro siglato nella capitale federale. Un funzionario lo dice senza pudore: documenteranno gli sconfinamenti di entrambe le parti e riferiranno alla Casa Bianca, che calibrerà le pressioni. «Sa
di Jeff Hoffman
Sullo Stretto di Hormuz si apre un nuovo scontro. Emmanuel Macron annuncia che Francia e Oman bonificheranno insieme le acque dalle mine. Teheran nega senza giri di parole: il vice ministro Gharibabadi ricorda che il memorandum affida lo sminamento alla sola Repubblica Islamica e diffida Parigi dalle «provocazioni».
Non è un cavillo tecnico: è la sovranità sul varco energetico più delicato del pianeta. Già ad aprile Russia e Cina avevano posto il veto alla risoluzione occidentale sul Golfo, accusandola di scaricare ogni colpa su Teheran e di ignorare gli attacchi statunitensi e israeliani.
Lo schema si ripete in Libano. Secondo il Washington Post, gli americani dispiegheranno propri militari in territorio libanese e israeliano per sorvegliare l'accordo quadro siglato nella capitale federale. Un funzionario lo dice senza pudore: documenteranno gli sconfinamenti di entrambe le parti e riferiranno alla Casa Bianca, che calibrerà le pressioni. «Sa
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NATO, Erdogan sbatte i pugni sul tavolo
di Gionata Chatillard
La Turchia alza la voce e rivendica un posto al centro della nuova architettura della Difesa europea. A pochi giorni dal vertice NATO di Ankara, Recep Tayyip Erdogan chiede che il ruolo strategico del suo Paese venga riconosciuto dagli alleati. Davanti ai delegati parlamentari dei 32 Paesi del Patto Atlantico, riuniti a Istanbul, il presidente turco ha dichiarato che il contributo della sua nazione alla sicurezza del Vecchio Continente è stato troppo spesso sottovalutato. Motivo per cui ha apertamente chiesto di essere invitato alle prossime iniziative europee in materia di Difesa e Sicurezza.
Le parole di Erdogan arrivano mentre l'Europa accelera la corsa al riarmo sotto pressione statunitense. Per Ankara, sul tavolo c'è soprattutto il programma SAFE, il fondo europeo da 150 miliardi di euro destinato a rafforzare le capacità militari del continente. Ankara soddisfa i requisiti per accedervi, ma serve il via libera unanime dei 27 Stati membri d
di Gionata Chatillard
La Turchia alza la voce e rivendica un posto al centro della nuova architettura della Difesa europea. A pochi giorni dal vertice NATO di Ankara, Recep Tayyip Erdogan chiede che il ruolo strategico del suo Paese venga riconosciuto dagli alleati. Davanti ai delegati parlamentari dei 32 Paesi del Patto Atlantico, riuniti a Istanbul, il presidente turco ha dichiarato che il contributo della sua nazione alla sicurezza del Vecchio Continente è stato troppo spesso sottovalutato. Motivo per cui ha apertamente chiesto di essere invitato alle prossime iniziative europee in materia di Difesa e Sicurezza.
Le parole di Erdogan arrivano mentre l'Europa accelera la corsa al riarmo sotto pressione statunitense. Per Ankara, sul tavolo c'è soprattutto il programma SAFE, il fondo europeo da 150 miliardi di euro destinato a rafforzare le capacità militari del continente. Ankara soddisfa i requisiti per accedervi, ma serve il via libera unanime dei 27 Stati membri d
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NASCE "AGORÀ", L'ANTICA PIAZZA CONTRO LE NUOVE GUERRE: "TRASFORMARE L'INDIGNAZIONE INDIVIDUALE IN AZIONE COLLETTIVA"
Sabato 27 giugno si è svolto a Roma il congresso fondativo del Movimento Agorà, con gli obiettivi di "Costituire una vera spina nel fianco del neo-liberismo, l’immediata ripresa dei rapporti commerciali con la Federazione Russa, la rottura di ogni relazione con lo Stato di Israele, il ritiro del nostro Ambasciatore da Tel Aviv e contestuale riconoscimento dello Stato di Palestina, la nazionalizzazione di asset strategici e monopoli, a cominciare dall’ILVA, salario minimo intercategoriale e aumento delle pensioni minime, rivalutazione proporzionale di salari e pensioni e adeguamento annuale in base all’inflazione, l’eliminazione dell’inserimento del pareggio di bilancio nel dettato costituzionale, la cancellazione Jobs Act e di tutte le leggi che giustificano e creano precariato" si legge nel comunicato. Le interviste al microfono di Giulia Bertotto.
Sabato 27 giugno si è svolto a Roma il congresso fondativo del Movimento Agorà, con gli obiettivi di "Costituire una vera spina nel fianco del neo-liberismo, l’immediata ripresa dei rapporti commerciali con la Federazione Russa, la rottura di ogni relazione con lo Stato di Israele, il ritiro del nostro Ambasciatore da Tel Aviv e contestuale riconoscimento dello Stato di Palestina, la nazionalizzazione di asset strategici e monopoli, a cominciare dall’ILVA, salario minimo intercategoriale e aumento delle pensioni minime, rivalutazione proporzionale di salari e pensioni e adeguamento annuale in base all’inflazione, l’eliminazione dell’inserimento del pareggio di bilancio nel dettato costituzionale, la cancellazione Jobs Act e di tutte le leggi che giustificano e creano precariato" si legge nel comunicato. Le interviste al microfono di Giulia Bertotto.
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Lukashenko da Putin e Xi: cosa succede alla Bielorussia?
🌍 Dopo un riservatissimo vertice di due giorni con Vladimir Putin a Valdai, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko si è precipitato a Pechino per incontro non programmato con Xi Jinping. Un viaggio che alimenta interrogativi su una possibile estensione del conflitto tra Russia e Ucraina e sui nuovi equilibri geopolitici. 🎙️ In questa intervista…
https://casadelsole.tv/lukashenko-da-putin-e-xi-cosa-succede-alla-bielorussia/
🌍 Dopo un riservatissimo vertice di due giorni con Vladimir Putin a Valdai, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko si è precipitato a Pechino per incontro non programmato con Xi Jinping. Un viaggio che alimenta interrogativi su una possibile estensione del conflitto tra Russia e Ucraina e sui nuovi equilibri geopolitici. 🎙️ In questa intervista…
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🔴DIRETTA 🔴LEVANTE 01.07.2026🔴 Tregua Iran-USA in bilico: violazioni in Libano e il fattore Hormuz
A questo link 👉https://www.youtube.com/live/gUT6U16yf8I
L'Iran di prepara a celebrare i funerali dell'ayatollah martire Alì Khamenei. Non sarà un semplice rito religioso ma una chiamata alla mobilitazione politica e spirituale del mondo sciita, da Teheran a Bagdad. E' prevista la partecipazione di centinaia di migliaia di mussulmani in almeno due Paesi del golfo. Sullo sfondo, uno stallo dei negoziati con gli USA sempre più in bilico, che potrebbe da un momento all'altro trasformarsi in un fallimento e ripresa della guerra.
Contemporaneamente, la NATO si prepara al vertice di Ankara. Trump potrebbe di nuovo colpire l'Iran a tradimento durante il processo negoziale, per non presentarsi davanti agli alleati con il peso di una disastrosa e umiliante sconfitta? Ne parliamo stasera nella diretta streaming di Levante assieme a Stefano Orsi, analista geopolitico, e Antonello Sacchetti, giornalista e esperto di Iran e asia sud-occidentale. In studio Clara Statello
https://www.youtube.com/live/gUT6U16yf8I
#Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #Geopolitica #Multipolarismo #Albania #Ucraina #PURL #SovranitàMediterranea #GuerraCognitiva #Balcani #Russia
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L'Iran di prepara a celebrare i funerali dell'ayatollah martire Alì Khamenei. Non sarà un semplice rito religioso ma una chiamata alla mobilitazione politica e spirituale del mondo sciita, da Teheran a Bagdad. E' prevista la partecipazione di centinaia di migliaia di mussulmani in almeno due Paesi del golfo. Sullo sfondo, uno stallo dei negoziati con gli USA sempre più in bilico, che potrebbe da un momento all'altro trasformarsi in un fallimento e ripresa della guerra.
Contemporaneamente, la NATO si prepara al vertice di Ankara. Trump potrebbe di nuovo colpire l'Iran a tradimento durante il processo negoziale, per non presentarsi davanti agli alleati con il peso di una disastrosa e umiliante sconfitta? Ne parliamo stasera nella diretta streaming di Levante assieme a Stefano Orsi, analista geopolitico, e Antonello Sacchetti, giornalista e esperto di Iran e asia sud-occidentale. In studio Clara Statello
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L'Iran di prepara a celebrare i funerali dell'ayatollah martire Alì Khamenei. Non sarà un semplice rito religioso ma una chiamata alla mobilitazione politica e spirituale del mondo sciita, da Teheran a Bagdad. E' prevista la partecipazione di centinaia di…
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CasaDelSoleTG 01.07.26 🔴 Helsinki apre all’atomica, Mosca chiude i valichi
-Finlandia apre all’atomica, Mosca chiude i valichi di Jeff Hoffman – Il gas di Mattei, ossigeno per Milei di Margherita Furlan -Trump non rinuncia alla Libia di Gionata Chatillard – Gaza, la deportazione travestita da libertà di Jeff Hoffman -Washington nega il genocidio, Tiro brucia di Jeff Hoffman -Il missile che divide i BRICS…
https://casadelsole.tv/casadelsoletg-01-07-26-🔴-helsinki-apre-allatomica-mosca-chiude-i-valichi/
-Finlandia apre all’atomica, Mosca chiude i valichi di Jeff Hoffman – Il gas di Mattei, ossigeno per Milei di Margherita Furlan -Trump non rinuncia alla Libia di Gionata Chatillard – Gaza, la deportazione travestita da libertà di Jeff Hoffman -Washington nega il genocidio, Tiro brucia di Jeff Hoffman -Il missile che divide i BRICS…
https://casadelsole.tv/casadelsoletg-01-07-26-🔴-helsinki-apre-allatomica-mosca-chiude-i-valichi/
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Il missile che divide i BRICS
di Margherita Furlan
Gli Emirati Arabi Uniti e l’India stringono i tempi. A maggio, mentre il presidente emiratino accoglieva il capo del governo indiano Modi, i due Paesi hanno alzato l’obiettivo del loro interscambio: duecento miliardi di dollari entro il 2032, dopo aver già oltrepassato i cento miliardi con cinque anni di anticipo. Ma il capitolo che pesa non è quello commerciale. È quello militare.
Secondo fonti governative indiane riprese dall’agenzia Reuters, Abu Dhabi negozia l’acquisto del missile da crociera supersonico BrahMos e del sistema di comando e controllo per la difesa aerea Akashteer. Il primo è un vettore offensivo che vola a quasi tre volte la velocità del suono, con una gittata di duecentonovanta chilometri nella versione per l’esportazione. Il secondo intreccia radar, sensori e batterie in una sola rete, e potrebbe saldarsi agli apparati americani Patriot e Thaad già schierati negli Emirati.
Qui il quadro si fa nitido. Il BrahMos nasce da un programma c
di Margherita Furlan
Gli Emirati Arabi Uniti e l’India stringono i tempi. A maggio, mentre il presidente emiratino accoglieva il capo del governo indiano Modi, i due Paesi hanno alzato l’obiettivo del loro interscambio: duecento miliardi di dollari entro il 2032, dopo aver già oltrepassato i cento miliardi con cinque anni di anticipo. Ma il capitolo che pesa non è quello commerciale. È quello militare.
Secondo fonti governative indiane riprese dall’agenzia Reuters, Abu Dhabi negozia l’acquisto del missile da crociera supersonico BrahMos e del sistema di comando e controllo per la difesa aerea Akashteer. Il primo è un vettore offensivo che vola a quasi tre volte la velocità del suono, con una gittata di duecentonovanta chilometri nella versione per l’esportazione. Il secondo intreccia radar, sensori e batterie in una sola rete, e potrebbe saldarsi agli apparati americani Patriot e Thaad già schierati negli Emirati.
Qui il quadro si fa nitido. Il BrahMos nasce da un programma c
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Gaza, la deportazione travestita da libertà
di Jeff Hoffman
Cambia l'etichetta, non l'obiettivo. Israele rilancia il trasferimento dei palestinesi fuori dalla Striscia.Lo rivelano i media israeliani. Secondo l'emittente Channel 13, ripresa dall'agenzia turca Anadolu, il governo Netanyahu ha ordinato ai propri apparati di sicurezza di abbandonare la formula «migrazione volontaria» e di adottarne una più presentabile all'estero: «Free Movement Plan», piano di libera circolazione. La sostanza non muta: indurre quanti più gazawi possibile ad andarsene.
Non è un'idea improvvisa. Ad aprile Netanyahu aveva affidato il fascicolo alla consigliera Caroline Glick; a dicembre Channel 12 descriveva un esodo organizzato per terra, mare e aria. I sondaggi con Somaliland e Repubblica Democratica del Congo sono naufragati: secondo Haaretz, nessun Paese vuole farsi complice.
Lo sfondo è devastante: oltre 73.000 morti, più di 173.000 feriti, quasi il 90 per cento delle infrastrutture raso al suolo. L'Onu denuncia da mesi t
di Jeff Hoffman
Cambia l'etichetta, non l'obiettivo. Israele rilancia il trasferimento dei palestinesi fuori dalla Striscia.Lo rivelano i media israeliani. Secondo l'emittente Channel 13, ripresa dall'agenzia turca Anadolu, il governo Netanyahu ha ordinato ai propri apparati di sicurezza di abbandonare la formula «migrazione volontaria» e di adottarne una più presentabile all'estero: «Free Movement Plan», piano di libera circolazione. La sostanza non muta: indurre quanti più gazawi possibile ad andarsene.
Non è un'idea improvvisa. Ad aprile Netanyahu aveva affidato il fascicolo alla consigliera Caroline Glick; a dicembre Channel 12 descriveva un esodo organizzato per terra, mare e aria. I sondaggi con Somaliland e Repubblica Democratica del Congo sono naufragati: secondo Haaretz, nessun Paese vuole farsi complice.
Lo sfondo è devastante: oltre 73.000 morti, più di 173.000 feriti, quasi il 90 per cento delle infrastrutture raso al suolo. L'Onu denuncia da mesi t
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Il gas di Mattei, ossigeno per Milei
di Margherita Furlan
L’Eni entra nel gas argentino: trentadue per cento di tre giacimenti, in cordata con Abu Dhabi. A guadagnarci, oltre al cane a sei zampe, sono le casse esauste del governo Milei.
Lunedì l’Eni ha firmato l’ingresso in tre blocchi di Vaca Muerta, in Argentina. L’estrazione è a terra, nel grande bacino di scisti della Patagonia: il gas è quello non convenzionale, lo stesso che da anni fa sognare Buenos Aires. Il gruppo di San Donato ne rileva il trentadue per cento. Altrettanto va a XRG, il braccio internazionale del colosso petrolifero di Abu Dhabi. A condurre i lavori resta la statale argentina YPF, con il trentasei per cento. Partecipazione dell’Eni è dunque di minoranza (trentadue per cento): operatore e controllo restano a YPF (trentasei per cento). È una cordata che mette insieme lo Stato argentino, una compagnia privata italiana e il capitale sovrano di Abu Dhabi.
Lo scopo è uno: trasformare quel gas in gas naturale liquefatto e spedirlo oltre
di Margherita Furlan
L’Eni entra nel gas argentino: trentadue per cento di tre giacimenti, in cordata con Abu Dhabi. A guadagnarci, oltre al cane a sei zampe, sono le casse esauste del governo Milei.
Lunedì l’Eni ha firmato l’ingresso in tre blocchi di Vaca Muerta, in Argentina. L’estrazione è a terra, nel grande bacino di scisti della Patagonia: il gas è quello non convenzionale, lo stesso che da anni fa sognare Buenos Aires. Il gruppo di San Donato ne rileva il trentadue per cento. Altrettanto va a XRG, il braccio internazionale del colosso petrolifero di Abu Dhabi. A condurre i lavori resta la statale argentina YPF, con il trentasei per cento. Partecipazione dell’Eni è dunque di minoranza (trentadue per cento): operatore e controllo restano a YPF (trentasei per cento). È una cordata che mette insieme lo Stato argentino, una compagnia privata italiana e il capitale sovrano di Abu Dhabi.
Lo scopo è uno: trasformare quel gas in gas naturale liquefatto e spedirlo oltre
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L’arcipelago Vanuatu nel cortile di Canberra
di Jeff Hoffman
Lunedì, a Canberra, i primi ministri Anthony Albanese e Jotham Napat hanno firmato l'Accordo Nakamal: un patto di sicurezza ed economia che vieta qualsiasi base militare straniera sul suolo di Vanuatu. Tradotto: niente basi cinesi. In cambio, l'Australia promette circa 500 milioni di dollari in dieci anni e si conferma primo socio economico e di sicurezza dell'isola.
La cornice è la rivalità con Pechino, primo creditore dell'arcipelago e finanziatore di un molo a Luganville, dove durante la guerra sorgeva la maggiore installazione statunitense del Pacifico. Canberra e Washington temono uno scalo navale della Marina cinese.
Vanuatu, però, non si è arresa del tutto. Nove mesi fa aveva respinto una prima bozza giudicata lesiva della propria sovranità; oggi ha cancellato il diritto di veto australiano e conserva un'intesa separata con la Cina. La sua linea resta il non allineamento: «amici di tutti, nemici di nessuno».
Pechino reagisce con freddezz
di Jeff Hoffman
Lunedì, a Canberra, i primi ministri Anthony Albanese e Jotham Napat hanno firmato l'Accordo Nakamal: un patto di sicurezza ed economia che vieta qualsiasi base militare straniera sul suolo di Vanuatu. Tradotto: niente basi cinesi. In cambio, l'Australia promette circa 500 milioni di dollari in dieci anni e si conferma primo socio economico e di sicurezza dell'isola.
La cornice è la rivalità con Pechino, primo creditore dell'arcipelago e finanziatore di un molo a Luganville, dove durante la guerra sorgeva la maggiore installazione statunitense del Pacifico. Canberra e Washington temono uno scalo navale della Marina cinese.
Vanuatu, però, non si è arresa del tutto. Nove mesi fa aveva respinto una prima bozza giudicata lesiva della propria sovranità; oggi ha cancellato il diritto di veto australiano e conserva un'intesa separata con la Cina. La sua linea resta il non allineamento: «amici di tutti, nemici di nessuno».
Pechino reagisce con freddezz
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Somalia, gli f-16 di ankara e il greggio
di Jeff Hoffman
Trentacinque «miliziani» uccisi, dice Mogadiscio. A colpire sono i caccia turchi. Ma sotto la lotta al terrorismo corre una partita per il petrolio somalo.
Martedì mattina, nell’area di Godey, regione del Basso Scebeli. Il ministero della Difesa somalo ha annunciato una serie di incursioni aeree condotte dall'esercito nazionale «in coordinamento» con le forze armate di Ankara. A operare, secondo il comunicato, ci sono stati gli F-16 turchi.
Il bilancio diffuso dalle autorità parla di circa trentacinque combattenti di al-Shabaab eliminati e oltre venti feriti. Bersagli dichiarati: grotte, depositi di armi, rifugi. Il ministero riferisce esplosioni secondarie, segno, sostiene, di arsenali occultati. Nessun conteggio indipendente conferma i numeri. Il gruppo qaedista, come nota l'agenzia cinese Xinhua, non ha commentato.
Il dato va maneggiato con cautela. Organizzazioni come Airwars documentano da mesi vittime civili nei raid dei partner stranieri in
di Jeff Hoffman
Trentacinque «miliziani» uccisi, dice Mogadiscio. A colpire sono i caccia turchi. Ma sotto la lotta al terrorismo corre una partita per il petrolio somalo.
Martedì mattina, nell’area di Godey, regione del Basso Scebeli. Il ministero della Difesa somalo ha annunciato una serie di incursioni aeree condotte dall'esercito nazionale «in coordinamento» con le forze armate di Ankara. A operare, secondo il comunicato, ci sono stati gli F-16 turchi.
Il bilancio diffuso dalle autorità parla di circa trentacinque combattenti di al-Shabaab eliminati e oltre venti feriti. Bersagli dichiarati: grotte, depositi di armi, rifugi. Il ministero riferisce esplosioni secondarie, segno, sostiene, di arsenali occultati. Nessun conteggio indipendente conferma i numeri. Il gruppo qaedista, come nota l'agenzia cinese Xinhua, non ha commentato.
Il dato va maneggiato con cautela. Organizzazioni come Airwars documentano da mesi vittime civili nei raid dei partner stranieri in
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Trump non rinuncia alla Libia
di Gionata Chatillard
La Libia non sfugge al nuovo disegno geopolitico che la Casa Bianca sta cercando di imprimere agli equilibri internazionali. Lunedì, a Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha ricevuto Saddam Haftar, figlio del maresciallo Khalifa, l’uomo forte della Cirenaica. Ovvero di quella parte della Libia contrapposta alla Tripolitania, sostenuta invece dall'Occidente dopo la caduta di Muammar Gheddafi. Da allora - era l'ottobre del 2011 - il Paese africano non ha più ritrovato un'unità politica.
Dopo diversi tentativi falliti, a ricomporre il puzzle ci sta provando adesso Washington. Rubio ha dichiarato che le parti hanno fatto passi in avanti per superare la frammentazione e avviare un percorso di riunificazione. Nel colloquio con Haftar, il segretario di Stato ha dichiarato di aver esaminato possibili forme di cooperazione per favorire la pace e ricomporre le istituzioni militari, economiche e politiche della Libia.
Il capo della diplomazia statunitens
di Gionata Chatillard
La Libia non sfugge al nuovo disegno geopolitico che la Casa Bianca sta cercando di imprimere agli equilibri internazionali. Lunedì, a Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha ricevuto Saddam Haftar, figlio del maresciallo Khalifa, l’uomo forte della Cirenaica. Ovvero di quella parte della Libia contrapposta alla Tripolitania, sostenuta invece dall'Occidente dopo la caduta di Muammar Gheddafi. Da allora - era l'ottobre del 2011 - il Paese africano non ha più ritrovato un'unità politica.
Dopo diversi tentativi falliti, a ricomporre il puzzle ci sta provando adesso Washington. Rubio ha dichiarato che le parti hanno fatto passi in avanti per superare la frammentazione e avviare un percorso di riunificazione. Nel colloquio con Haftar, il segretario di Stato ha dichiarato di aver esaminato possibili forme di cooperazione per favorire la pace e ricomporre le istituzioni militari, economiche e politiche della Libia.
Il capo della diplomazia statunitens
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