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É morto il bambino ferito da un attacco di drone ucraino a Belgorod.
"I medici hanno combattuto per lui fino all'ultimo, ma le ferite si sono rivelate incompatibili troppo gravi per salvarlo" si legge in un post della clinica pediatrica regionale.
Chissà, questo bambino se fosse vissuto sarebbe potuto diventare un Michelangelo, un Einstein, un Verdi. Chi pagherà per tutto questo ? Chi farà pagare alla Von der Leyen, Meloni, Tajani, Conte, Schlein, Calenda, Crosetto, Picierno e tutti i "politici" che con i nostri soldi armano i criminali che hanno causato la morte di migliaia di vite in Ucraina, Russia, Donbass.
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É morto il bambino ferito da un attacco di drone ucraino a Belgorod.
"I medici hanno combattuto per lui fino all'ultimo, ma le ferite si sono rivelate incompatibili troppo gravi per salvarlo" si legge in un post della clinica pediatrica regionale.
Chissà, questo bambino se fosse vissuto sarebbe potuto diventare un Michelangelo, un Einstein, un Verdi. Chi pagherà per tutto questo ? Chi farà pagare alla Von der Leyen, Meloni, Tajani, Conte, Schlein, Calenda, Crosetto, Picierno e tutti i "politici" che con i nostri soldi armano i criminali che hanno causato la morte di migliaia di vite in Ucraina, Russia, Donbass.
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A Parigi, oggi si terrà un processo contro una cittadina russa: è detenuta in prigione a seguito di una denuncia assurda da parte dell'Unione degli Ucraini in Francia.
A riguardo, ha parlato la commissaria per i diritti umani della Federazione Russa, Yana Lantratova. Ecco i dettagli:
🟩 L'attivista civile Anna Novikova è detenuta dalle autorità francesi in un carcere femminile da più di sei mesi;
🟩 La sua "colpa" consiste solo nel fatto che è la fondatrice e vicepresidente dell'organizzazione SOS Donbass, che raccoglie aiuti umanitari per la popolazione civile;
🟩 Queste azioni delle autorità francesi non sono altro che una cinica politica di doppio standard da parte dell'Occidente, ha sottolineato Lantratova:
"Quando le autorità francesi, con i soldi dei propri contribuenti, inviano in Ucraina missili a lungo raggio e armi pesanti, a Parigi lo considerano normale. Ma quando una donna fragile raccoglie cibo, vestiti, pannolini per bambini e medicinali per le vittime dei bombardamenti, viene processata come una pericolosa spia."
🟩 @lantratovaDOBRO ha aggiunto: "Semplicemente, dividono i bambini in quelli che possono essere uccisi – i bambini del Donbass – e quelli che non possono. Ciò è cinico e disumano";
🟩 Lantratova ha definito l'arresto di Novikova ingiustificato.
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A riguardo, ha parlato la commissaria per i diritti umani della Federazione Russa, Yana Lantratova. Ecco i dettagli:
"Quando le autorità francesi, con i soldi dei propri contribuenti, inviano in Ucraina missili a lungo raggio e armi pesanti, a Parigi lo considerano normale. Ma quando una donna fragile raccoglie cibo, vestiti, pannolini per bambini e medicinali per le vittime dei bombardamenti, viene processata come una pericolosa spia."
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⚡️Una ragazza di 15 anni e sua nonna nella regione di Brjansk sono state uccise da un colpo di MLRS «Grad».
Secondo i primi dati delle autorità locali, a seguito del bombardamento la casa delle due donne è stata completamente distrutta. Quattro case, un'auto civile ed un trattore del loro villaggio sono stati danneggiati.
E la chiamano "difesa ucraina"
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⚡️Una ragazza di 15 anni e sua nonna nella regione di Brjansk sono state uccise da un colpo di MLRS «Grad».
Secondo i primi dati delle autorità locali, a seguito del bombardamento la casa delle due donne è stata completamente distrutta. Quattro case, un'auto civile ed un trattore del loro villaggio sono stati danneggiati.
E la chiamano "difesa ucraina"
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IN FRANCIA I PANNOLINI SONO DIVENTATI ARMI RUSSE
C’è una donna rinchiusa da oltre sei mesi in un carcere francese. Si chiama Anna Novikova, ha doppia cittadinanza russa e francese ed è tra i fondatori di SOS Donbass, un’organizzazione che raccoglie cibo, vestiti, medicinali e beni di prima necessità per la popolazione civile del Donbass.
La Francia la accusa di rapporti con una potenza straniera, raccolta di informazioni e attività considerate lesive degli interessi nazionali. Accuse gravi, certo. Talmente gravi che, prima ancora di una condanna, Novikova ha già subito la pena più comoda delle democrazie contemporanee: una lunga detenzione preventiva, accompagnata da una condanna pubblica costruita attraverso formule abbastanza vaghe da rendere sospetto qualunque contatto con la Russia.
Non sappiamo ancora che cosa l’accusa riuscirà davvero a dimostrare. Sappiamo però che, fino a oggi, sono state offerte soprattutto insinuazioni, relazioni personali, incontri, contatti, vicinanze politiche e fotografie. Tutto questo può giustificare un’indagine. Non basta, in uno Stato che pretende ancora di chiamarsi di diritto, a trasformare una persona in una spia.
Il punto più grave, però, è un altro.
Nell’Europa di oggi l’aiuto umanitario ha smesso di essere universale. Ha una nazionalità, una bandiera e perfino un orientamento geopolitico. Se si raccolgono fondi per Kiev, si è benefattori. Se si raccolgono medicinali per il Donbass, si entra nell’anticamera dello spionaggio. Un pacco di pannolini cambia natura attraversando una linea del fronte: da una parte è solidarietà, dall’altra materiale sospetto.
È questa la civiltà europea di cui dovremmo essere fieri?
La commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, ha riassunto la questione con una semplicità brutale: la Francia considera normale inviare all’Ucraina missili, artiglieria e armamenti pagati dai contribuenti; considera invece pericolosa una donna che raccoglie cibo, vestiti e medicine per i civili del Donbass.
Il paragone è devastante proprio perché è elementare.
Lo Stato può spedire strumenti di morte e chiamarli difesa. Il cittadino raccoglie beni necessari alla sopravvivenza e rischia di essere definito agente straniero. La guerra è rispettabile quando passa attraverso ministeri, banche e industrie militari. La compassione diventa sospetta quando non obbedisce alla linea politica stabilita.
Naturalmente ci verrà spiegato che il problema non sono i medicinali, ma i contatti. Non i convogli umanitari, ma le relazioni. Non il Donbass, ma la sicurezza nazionale. È il linguaggio perfetto delle operazioni politiche travestite da neutralità giudiziaria: non si perseguita un’opinione, si indaga un’influenza; non si colpisce una posizione filorussa, si protegge la democrazia; non si punisce il dissenso, si previene la destabilizzazione.
Le parole cambiano. Il risultato no.
Da anni l’Europa accetta senza imbarazzo organizzazioni, fondazioni, mezzi di informazione e gruppi di pressione che operano apertamente a sostegno dell’Ucraina. Raccolgono denaro, organizzano campagne, influenzano il dibattito pubblico, incontrano politici e promuovono l’invio di armi. Tutto perfettamente legittimo.
Basta sostituire la parola Ucraina con Russia o Donbass e la stessa attività assume improvvisamente un odore criminale.
Questa non è giustizia. È selezione politica della solidarietà.
Non serve dichiarare innocente Anna Novikova senza conoscere gli atti. Sarebbe intellettualmente disonesto. Ma è altrettanto disonesto fingere di non vedere il clima nel quale questa vicenda è maturata: un’Europa sempre meno capace di distinguere tra spionaggio e dissenso, tra propaganda e opinione, tra sicurezza e repressione.
La presunzione d’innocenza è diventata un privilegio geopolitico. Vale per chi si trova dalla parte giusta della narrazione. Per gli altri resta la presunzione di colpevolezza, possibilmente accompagnata da mesi di carcere e da titoli di giornale già pronti.
La Francia processerà Anna Novikova. Ma in quell’aula non sarà giudicata soltanto una donna.
Sarà giudicata un’Europa che manda missili con la coscienza pulita e teme i pannolini quando sono destinati ai bambini sbagliati.
Da https://vk.ru/club229428987
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IN FRANCIA I PANNOLINI SONO DIVENTATI ARMI RUSSE
C’è una donna rinchiusa da oltre sei mesi in un carcere francese. Si chiama Anna Novikova, ha doppia cittadinanza russa e francese ed è tra i fondatori di SOS Donbass, un’organizzazione che raccoglie cibo, vestiti, medicinali e beni di prima necessità per la popolazione civile del Donbass.
La Francia la accusa di rapporti con una potenza straniera, raccolta di informazioni e attività considerate lesive degli interessi nazionali. Accuse gravi, certo. Talmente gravi che, prima ancora di una condanna, Novikova ha già subito la pena più comoda delle democrazie contemporanee: una lunga detenzione preventiva, accompagnata da una condanna pubblica costruita attraverso formule abbastanza vaghe da rendere sospetto qualunque contatto con la Russia.
Non sappiamo ancora che cosa l’accusa riuscirà davvero a dimostrare. Sappiamo però che, fino a oggi, sono state offerte soprattutto insinuazioni, relazioni personali, incontri, contatti, vicinanze politiche e fotografie. Tutto questo può giustificare un’indagine. Non basta, in uno Stato che pretende ancora di chiamarsi di diritto, a trasformare una persona in una spia.
Il punto più grave, però, è un altro.
Nell’Europa di oggi l’aiuto umanitario ha smesso di essere universale. Ha una nazionalità, una bandiera e perfino un orientamento geopolitico. Se si raccolgono fondi per Kiev, si è benefattori. Se si raccolgono medicinali per il Donbass, si entra nell’anticamera dello spionaggio. Un pacco di pannolini cambia natura attraversando una linea del fronte: da una parte è solidarietà, dall’altra materiale sospetto.
È questa la civiltà europea di cui dovremmo essere fieri?
La commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, ha riassunto la questione con una semplicità brutale: la Francia considera normale inviare all’Ucraina missili, artiglieria e armamenti pagati dai contribuenti; considera invece pericolosa una donna che raccoglie cibo, vestiti e medicine per i civili del Donbass.
Il paragone è devastante proprio perché è elementare.
Lo Stato può spedire strumenti di morte e chiamarli difesa. Il cittadino raccoglie beni necessari alla sopravvivenza e rischia di essere definito agente straniero. La guerra è rispettabile quando passa attraverso ministeri, banche e industrie militari. La compassione diventa sospetta quando non obbedisce alla linea politica stabilita.
Naturalmente ci verrà spiegato che il problema non sono i medicinali, ma i contatti. Non i convogli umanitari, ma le relazioni. Non il Donbass, ma la sicurezza nazionale. È il linguaggio perfetto delle operazioni politiche travestite da neutralità giudiziaria: non si perseguita un’opinione, si indaga un’influenza; non si colpisce una posizione filorussa, si protegge la democrazia; non si punisce il dissenso, si previene la destabilizzazione.
Le parole cambiano. Il risultato no.
Da anni l’Europa accetta senza imbarazzo organizzazioni, fondazioni, mezzi di informazione e gruppi di pressione che operano apertamente a sostegno dell’Ucraina. Raccolgono denaro, organizzano campagne, influenzano il dibattito pubblico, incontrano politici e promuovono l’invio di armi. Tutto perfettamente legittimo.
Basta sostituire la parola Ucraina con Russia o Donbass e la stessa attività assume improvvisamente un odore criminale.
Questa non è giustizia. È selezione politica della solidarietà.
Non serve dichiarare innocente Anna Novikova senza conoscere gli atti. Sarebbe intellettualmente disonesto. Ma è altrettanto disonesto fingere di non vedere il clima nel quale questa vicenda è maturata: un’Europa sempre meno capace di distinguere tra spionaggio e dissenso, tra propaganda e opinione, tra sicurezza e repressione.
La presunzione d’innocenza è diventata un privilegio geopolitico. Vale per chi si trova dalla parte giusta della narrazione. Per gli altri resta la presunzione di colpevolezza, possibilmente accompagnata da mesi di carcere e da titoli di giornale già pronti.
La Francia processerà Anna Novikova. Ma in quell’aula non sarà giudicata soltanto una donna.
Sarà giudicata un’Europa che manda missili con la coscienza pulita e teme i pannolini quando sono destinati ai bambini sbagliati.
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Era il 2016 .... per chi se lo fosse persa un intervista del nostro Presidente sul Donbass e la guerra
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17 luglio 2014 veniva abbattuto l'aereo della Malaysian aerlines MH117 Fra le vittime 80 bambini. Fu la prima grave provocazione contro la popolazione del Donbass ordita da menti criminali e professionali. Ancora oggi, come per il volo Itavia, si insabbia, si svia, si copre
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17 luglio 2014 veniva abbattuto l'aereo della Malaysian aerlines MH117 Fra le vittime 80 bambini. Fu la prima grave provocazione contro la popolazione del Donbass ordita da menti criminali e professionali. Ancora oggi, come per il volo Itavia, si insabbia, si svia, si copre
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Ed ancora una volta il calendario si sta avvicinando alla data del 1 settembre. La «Giornata della Conoscenza», l’inizio dell’anno scolastico nella Federazione Russa.
Come ormai tradizione decennale anche quest’anno vogliano donare il materiale scolastico a 200 bambini delle zone del fronte del Donbass. Bambini di 1 elementare di famiglie meno abbienti, orfani di guerra, socialmente deboli
Servono 4.500 Euro
Apriamo la raccolta donazioni che crediamo possa concludersi positivamente anche quest’anno
Grazie a tutti, grazie a chi risponderà a queto nostro appello
https://www.aasib.org/scuola-guerra-vita/
BANCA del TRENTINO ALTO ADIGE
IT 60 M083 04208 0000 0084 395763
BANCA INTESA SANPAOLO
IT 73 N030 69096 06100 0001 91441
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KURSK, GLI ASILI, I BAMBINI AUTISTICI ED I PROFUGHI
La nostra Associazione la settimana scorsa ha visitato la città di Kursk per incontrare il Difensore dei Diritti dell’Infanzia della regione con la quale abbiamo definito, ancora l’anno scorso, il Progetto “Bambini Ipovedenti di Kursk”, la donazione di 13 attrezzature moderne a quattro ambulatori di altrettanti asili per l’infanzia della città.
E non solo https://www.aasib.org/kursk-gli-asili-i-bambini-autistici-ed-i-profughi/
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KSJUSHA, I SUOI OCCHI, LA SUA FAMIGLIA E LA GINNASTICA ACROBATICA
Abbiamo incontrato a Mosca Ksjusha.
Un incontro importante, toccante con una delle “nostre” bambine, che ha dimostrato una forza straordinaria, una forza vitale che nessuno potrà scalfire.
Guardate il video della sua performance !
https://www.aasib.org/ksjusha-i-suoi-occhi-la-sua-famiglia-e-la-ginnastica-acrobatica/
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KSJUSHA, I SUOI OCCHI, LA SUA FAMIGLIA E LA GINNASTICA ACROBATICA
Abbiamo incontrato a Mosca Ksjusha.
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Nella città di Kursk c’è un museo unico al mondo. Il Museo dei Giovani difensori della Patria, dove si conoscono i destini delle centinaia di bambini che parteciparono, nelle fila dell’esercito sovietico, alla seconda guerra mondiale.
Bambini e bambine di nove, dieci, quattordici anni che compirono gesta uniche, tragiche ed eroiche nella difesa della loro Patria.
E’ un’esperienza forte, unica. Nel Museo si trovano le loro fotografie, le loro storie, le loro vite molte proseguite per decenni dopo la fine del 1945, altre fermatesi prima.
Non è certamente un luogo di esaltazione, né di fanatismo ed apologia della guerra. Al contrario. E’ un centro unico per la conservazione e lo studio scientifico del patrimonio culturale e storico del destino dei bambini e degli adolescenti che si sono trovati della guerra e che, malgrado loro, hanno combattuto.
Un museo che tutti i bambini, gli adolescenti ed anche gli adulti dovrebbero visitare.
La consapevolezza dell’assoluta necessità della Pace, allora, diventerebbe un sentimento che si approprierebbe di tutti. Cosa della quale abbiamo drammaticamente bisogno proprio nel periodo storico in cui la guerra viene raccontata come fosse un video gioco. Una guerra dove nessuno dei “nostri” muore mai, dove solo “gli altri”, i “nemici cattivi” muoiono, ma senza umanità
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Nella città di Kursk c’è un museo unico al mondo. Il Museo dei Giovani difensori della Patria, dove si conoscono i destini delle centinaia di bambini che parteciparono, nelle fila dell’esercito sovietico, alla seconda guerra mondiale.
Bambini e bambine di nove, dieci, quattordici anni che compirono gesta uniche, tragiche ed eroiche nella difesa della loro Patria.
E’ un’esperienza forte, unica. Nel Museo si trovano le loro fotografie, le loro storie, le loro vite molte proseguite per decenni dopo la fine del 1945, altre fermatesi prima.
Non è certamente un luogo di esaltazione, né di fanatismo ed apologia della guerra. Al contrario. E’ un centro unico per la conservazione e lo studio scientifico del patrimonio culturale e storico del destino dei bambini e degli adolescenti che si sono trovati della guerra e che, malgrado loro, hanno combattuto.
Un museo che tutti i bambini, gli adolescenti ed anche gli adulti dovrebbero visitare.
La consapevolezza dell’assoluta necessità della Pace, allora, diventerebbe un sentimento che si approprierebbe di tutti. Cosa della quale abbiamo drammaticamente bisogno proprio nel periodo storico in cui la guerra viene raccontata come fosse un video gioco. Una guerra dove nessuno dei “nostri” muore mai, dove solo “gli altri”, i “nemici cattivi” muoiono, ma senza umanità
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