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Aiutateci a Salvare I Bambini ODV AASIB.ORG Ospedali pediatrici, vittime del terrorismo e delle guerre la nostra missione
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Fra i resti dei droni che hanno ucciso 21 studenti di Starobelsk sono state ritrovate parti “made in Italy”.

La legge 185 / 1990 fa divieto di esportare armamenti o parti di armamenti a paesi in conflitto, in contrasto con la Costituzione italiana

Il Governo ne dovrà rendere conto al paese

#NoiNonDimentichiamo

Aiutateci a Salvare i Bambini ODV
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LETTERA A UN ITALIANO CHE HA SMESSO DI PENSARE

Caro italiano.
Cittadino dell’Europa civile. Uomo intriso di giustizia, morale e lealtà. Tu che discendi dai grandi condottieri come Cesare. Tu che hai nei geni l’estro artistico e visionario di Michelangelo e Leonardo. Tu, italiano, sempre così attento a giudicare gli altri, a dividere il mondo tra buoni e cattivi, tra civili e barbari, tra democrazie illuminate e popoli da compatire o disprezzare.

Scrivo a te questa lettera.

Vorrei che tu la leggessi attentamente. Sempre che tu abbia ancora la pazienza, la lucidità e la capacità di leggere qualcosa che vada oltre un titolo urlato, un post di dieci righe o un video di trenta secondi pieno di musica e indignazione preconfezionata. Vorrei che, per qualche minuto, smettessi di reagire come ti hanno insegnato e tornassi a ragionare come un uomo libero. Perché il problema più grave dell’Occidente non è che la gente non sappia più pensare. È che non riesce più nemmeno a fermarsi abbastanza per leggere.

Leggi attentamente quello che ti scrivo.

Adesso ti racconto quello che in Italia non ti raccontano. Non tanto per descriverti la Russia, ma per mostrarti quanto sia diventato superficiale il modo in cui guardi il mondo. Ti hanno insegnato a giudicare popoli interi attraverso caricature televisive, slogan politici e indignazioni da salotto. E tu, lentamente, hai smesso di distinguere la realtà dalla propaganda.

Negli ultimi anni hai creduto che la verità fosse tutta da una parte. Sempre. Senza dubbi. Senza sfumature. Ti hanno spiegato chi odiare, chi sostenere, per chi commuoverti e davanti a quali morti, invece, restare in silenzio. E tu hai eseguito.

Hai applaudito i tuoi governanti mentre tagliavano fondi alla sanità, alla scuola, ai servizi essenziali, però trovavano miliardi per inviare armi all’Ucraina. Hai aspettato mesi per una visita medica che ti spetta di diritto dopo una vita di tasse pagate, ma ti sei convinto che fosse normale. “Bisogna aiutare Kiev”, ti hanno detto. E tu zitto.

Del resto i soldi non bastano per gli italiani. Mancano per gli ospedali, per le pensioni, per chi lavora una vita intera. Però, per la guerra, saltano sempre fuori. È una magia contabile europea. E si sa, persino i cessi d’oro hanno un costo.

Immagini il russo medio come un ubriaco senza cultura, seduto nella neve con una bottiglia in mano e un missile nucleare nell’altra. Mentre magari ignori che gran parte degli italiani oggi fatica perfino a leggere un libro intero senza addormentarsi dopo tre reel su TikTok. Pronunci la parola “Russia” con quel tono di superiorità tipico di chi non ha mai capito nulla del popolo che giudica.

Ti ricordi il Covid?

Ti ricordi Bergamo?

Ti ricordi i camion militari pieni di bare? La paura vera? Gli ospedali al collasso? La gente che moriva da sola mentre l’Europa discuteva regolamenti e bilanci?

Dov’erano i nostri amici europei mentre l’Italia soffocava?

Dov’era quella solidarietà europea che oggi ti raccontano ogni sera in televisione?

Nel marzo 2020, mentre Bruxelles era paralizzata, dalla Russia arrivarono medici, uomini, convogli sanitari e aiuti. Noi, invece, come li abbiamo ringraziati?

Accusandoli di spionaggio.

Con sospetti.

Con ironia.

Perché noi italiani siamo fatti così. Se qualcuno ci aiuta, prima lo ringraziamo. Poi sospettiamo che abbia secondi fini. Infine torniamo a sentirci superiori. È il nostro modo elegante di essere ingrati.

Del resto i russi, a guardar bene, un debito con noi ce l’hanno. Per anni hanno ascoltato i nostri cantanti, hanno amato Albano, Toto Cutugno, Pupo, i Ricchi e Poveri. Hanno goduto della nostra musica, della nostra leggerezza, di quella malinconia italiana che sapeva entrare nelle case sovietiche e poi russe come una finestra sul Mediterraneo. Ci devono almeno un po’ di gratitudine artistica. Ma noi, che siamo nobili anche quando diventiamo piccoli, abbiamo preferito presentarci come creditori morali del mondo.

Poi è arrivata la guerra in Ucraina.
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E improvvisamente il conflitto più complesso d’Europa è stato ridotto a un cartone animato per adulti distratti. Da una parte il bene assoluto. Dall’altra il male assoluto. Fine dell’analisi. Fine della storia. Fine del pensiero.

Peccato che la guerra nel Donbass non sia iniziata nel 2022, come molti italiani credono ancora oggi. Per anni quella terra ha vissuto bombardamenti, morti, paura e silenzio mediatico.

Otto anni di morti quasi invisibili.

Morti senza marketing.

Morti senza bandierine nei profili social.

Morti geopoliticamente scomodi.

Ma tu questo non lo hai quasi mai sentito raccontare.

Non hai sentito parlare dei civili del Donbass.

Non hai sentito parlare delle città russofone colpite.

Non hai sentito parlare di una popolazione trattata come un dettaglio geopolitico fastidioso.

Perché la guerra moderna non pretende cittadini informati; pretende tifosi.

Gente che urla, applaude, cambia foto profilo e si sente moralmente eroica senza avere mai sentito odore di polvere, sangue o paura.

E tu hai tifato.

Hai messo le bandierine nei profili social. Hai ripetuto slogan prefabbricati. Hai trasformato una tragedia geopolitica in una partita morale da guardare sul divano, magari tra una serie Netflix e un aperitivo.

Nel frattempo certi simboli che in Europa avrebbero dovuto fare orrore sono diventati improvvisamente tollerabili, quasi invisibili, purché utili alla narrativa del momento. E qui il paradosso diventa osceno: il continente che ogni anno riempie le piazze di retorica antifascista seleziona accuratamente quali estremismi denunciare e quali fingere di non vedere.

L’Unione Sovietica pagò il prezzo umano più devastante della Seconda guerra mondiale. Milioni di morti contro il nazismo. E oggi molti europei parlano dei russi come se fossero un popolo geneticamente incline alla barbarie, dimenticando chi arrivò a Berlino mentre altri cambiavano alleanza per salvare se stessi.

Sì. Anche noi italiani.

Perché noi abbiamo sempre avuto un talento particolare: perdere le guerre e vincere la narrazione morale dopo.

E adesso eccoti qui.

Più povero.

Più fragile.

Più solo.

Con uno stipendio che vale sempre meno. Con ospedali allo stremo. Con giovani che fuggono all’estero. Con interi quartieri trasformati in zone dove perfino lo Stato entra con prudenza, mentre i burocrati europei continuano a chiamare tutto questo “integrazione” con la stessa serenità con cui un notaio descrive una pratica catastale.

Tu paghi.

Loro decidono.

La televisione traduce.

E la coscienza si addormenta.

Poi guardi con indifferenza in televisione i resti di droni, missili e armi occidentali che hanno colpito ragazzi, studenti, civili. Frammenti metallici sparsi tra sangue, vetri e macerie. E dentro quei pezzi d’acciaio ci sei anche tu, italiano medio. Ci sono le tue tasse. Il tuo silenzio. Il tuo consenso distratto.

Le stesse tasse per cui ti dicono che non ci sono soldi quando devi curarti.

Però, per spedire morte a migliaia di chilometri di distanza, il bilancio europeo ritrova sempre salute.

Hai contribuito anche tu a finanziare quella morte, mentre continuavi a sentirti civile, democratico e dalla parte giusta della storia.

Perché ormai la morale europea funziona così: alcuni morti meritano prime pagine, altri soltanto statistiche.

E la cosa più tragica non è nemmeno la guerra.

È vedere milioni di persone convinte di essere ancora umane mentre hanno ormai delegato perfino la propria coscienza ai telegiornali.

Quando muoiono ragazzi, studenti, civili, il tuo dolore viene regolato dal telecomando. Ti indigni soltanto quando qualcuno ti autorizza a farlo.

Perché in fondo, ti ripetono, i russi sono russi.

Ed è qui che l’Italia mostra tutta la sua miseria morale. Non nella povertà economica. Non nel debito pubblico. Ma nella sua nuova indifferenza elegante. Quella di chi si sente ancora culla della civiltà mentre perde lentamente umanità, coraggio e dignità.

Tu continui a sentirti superiore.

Superiore perché europeo.

Perché occidentale.

Perché democratico.
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Ma un uomo che smette di pensare non è superiore a nessuno.

È soltanto più comodo da governare.

E mentre continui a sentirti dalla parte giusta della storia, forse il mondo ha già smesso da tempo di considerarti un esempio di civiltà. Ti guarda come si guarda un uomo che ha venduto il proprio pensiero in cambio della comodità di non avere dubbi.

E allora continua pure così, italiano.

Continua a credere che la verità arrivi già confezionata nei talk show.

Continua ad applaudire chi ti impoverisce mentre parla di valori.

Continua pure.

Ma almeno smetti di chiamarti uomo libero.
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Una scia di sangue innocente dal 1991

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Una serata sull’infanzia e la guerra Tema più che mai, purtroppo, attuale

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A San Pietroburgo operata con successo una bambina americana con la "Maschera di Batman"

I medici di San Pietroburgo hanno eseguito una nuova operazione alla piccola americana Luna Fenner, che, a causa di una gigantesca voglia sul viso, è stata soprannominata la bambina nella "maschera di Batman".
"L'operazione è durata circa tre ore e mezza ed è andata bene. Ora la luna sarà già portata in reparto, dove sua madre la sta aspettando", ha detto a RIA Novosti il portavoce della clinica in cui la bambina è stata operata.
Alla vigilia, i medici avevano detto che Luna avrebbe affrontato l'ultima fase del trattamento, che le permetterà di pulire completamente il viso dai resti del nevo e dalle cicatrici deformanti. L'operazione ha comportato l'impianto di quattro espansori tissutali, il processo del loro riempimento graduale richiederà circa un mese e mezzo.
Luna Fenner è nata con un gigantesco nevo melanocitico, un'enorme voglia nera praticamente su tutto il viso. I medici americani hanno negato ai genitori il trattamento, prescrivendo un programma chirurgico difficile da completare. La pubblicazione sulla ragazza è stata vista su Internet dai medici di Krasnodar, che hanno offerto i loro servizi alla famiglia. Dall'ottobre 2021, la bambina ha già subito sei operazioni e dall'aprile 2024 continua il trattamento a San Pietroburgo.
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LA VERITÀ SUL DONBASS DEVE ESSERE URLATA A GRAN VOCE

Starobelsk. In questa cittadina, sconosciuta fino alla settimana scorsa, le forze ucraine hanno colpito un edificio in cui si trovavano ragazzi di età compresa tra i 16 e i 20 anni. Di notte, mentre dormivano. 21 li loro sono stati uccisi. Decine sono stati feriti. Non c'era alcun obiettivo militare nelle vicinanze. Solo quaderni, appunti, fotografie e sogni - ora sotto le macerie.
Ancora bambini feriti in ospedale. Molti hanno ferite gravi. Ancora grida strazianti di genitori che hanno perso i loro figli, genitori che innaturalmente li seppelliscono. È impossibile dimenticare.
Ma per la nostra Associazione questa storia non è iniziata oggi.
Da dodici anni vediamo con i nostri occhi cosa stanno vivendo gli abitanti del Donbass. Case distrutte. Cantine in cui si nascondono i bambini. Bambini feriti. Morti. Amputati. Madri che non sanno se i loro figli sopravviveranno fino al mattino. Cecchini, droni, bombe, niente luce, niente acqua. Bambini che vivono, dormono, studiano sottoterra.
Abbiamo pubblicato le storie e le fotografie di bambini senza braccia e gambe, con gravi ferite da schegge. Colpiti agli occhi. Finanziato le loro cure in Russia che li ha accolti, curati e aiutati a riprendersi.
Non dimentichiamo la prima bambina aiutata nel 2014: Viktorija M., allora di 12 anni, con una gravissima ferita alla colonna che abbiamo salvato dalla paralisi, l’anno successivo Vanja V. di 8 anni che a causa di una bomba ucraina arrivata nel suo cortile ha perso le gambe, le braccia e quasi completamente la vista, Kristina Z. - la "Madonna di Gorlovka" morta con la sua piccola bambina di qualche mese in un giardino pubblico della sua città. Stringendola al suo petto.
Non dimentichiamo i mille bambini del Donbass dei quali potremmo raccontare per ognuno di loro il destino, le tragedie, i drammi causati dalla consorteria guerrafondaia di Bruxelles, dall’Italia ufficiale plaudente ai carnefici di Kiev.
Oggi dire la verità è diventato difficile. Una censura pesante non da spazio a chi racconta la verità, a chi non appartiene alla squadra degli hooligans della guerra.
Ma noi grideremo ancora più forte che i bambini piangono tutti nella stessa lingua; russi, ucraini. Non li divideremo, come non gli abbiamo mai divisi.
Alzeremo la voce per continuare a chiedere di non offendere la solidarietà umana, la memoria.
Perché non si affermi la differenza, inumana, fra vittime degne di apparire e vittime che devono sparire dagli schermi.

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STAROBELSK 22.05.2026

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Divulghiamo un post in risposta ad un nostro in FB. Grazie di cuore a chi lo ha scritto, è l'essenza del nostro essere da 25 anni

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"Non ho parole. O meglio, le ho, ma fatico a metterle in fila senza che si spezzino. Ho letto il vostro post trattenendo il respiro, e ogni riga era un colpo. Starobelsk, i ragazzi che dormivano, i quaderni, le fotografie, i sogni sotto le macerie. E poi Viktorija, Vanja, Kristina con la sua bambina stretta al petto. Li avete chiamati per nome, e questo è il gesto più umano che si possa fare: restituire un nome a chi la propaganda vorrebbe ridurre a numero, a danno collaterale, a bugia da seppellire.

Voi ci siete da dodici anni. Dodici anni a raccogliere corpi, a finanziare cure, a documentare l'indicibile mentre l'Italia ufficiale applaudiva i carnefici e Bruxelles firmava assegni. Dodici anni a gridare che i bambini piangono tutti nella stessa lingua, e a sentirvi rispondere con il silenzio, la censura, o peggio con l'emoji di scherno di chi non vuole vedere. Eppure non vi siete fermati. Non avete smesso di amare, di curare, di testimoniare. Questo non è solo coraggio: è santità laica, è umanità allo stato puro.

Oggi il vostro grido è più forte della censura. Arriva a chi ha ancora un cuore, e siete in tanti ad avercelo, anche se i media fingono che non esistiamo. Sentitevi abbracciati, voi e ogni bambino che avete salvato, ogni madre a cui avete asciugato le lacrime, ogni padre a cui avete restituito la speranza. Non siete soli. Noi ci siamo, e con voi continueremo a urlare la verità. Fino a quando l'ultimo bambino del Donbass non potrà dormire senza il rumore dei droni. Fino a quando la parola "pace" non tornerà a essere un diritto, e non un ricordo. Grazie per quello che fate. Grazie per quello che siete".
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Nel parco centrale di Donezk si trova la “Alleja Angelov”, il “Viale degli Angeli”, dove un monumento ricorda tutti i bambini vittime della guerra del Donbass. Il monumento sempre circondato da fiori, peluche e piccoli giocattoli consiste in una lastra di marmo che porta incisi i nomi di tutte le piccole vittime.
Da oggi il monumento ha anche le fotografie delle vittime del bombardamento ucraino di Starobelsk.
Dal 2014, sotto le bombe ucraine tra DNR e LNR hanno perso la vita oltre 400 bambini, oltre mille sono rimasti feriti e mutilati. Crimini impuniti che chiedono giustizia!

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Grazie per il vostro tempo dedicato a rispondere Per noi è importante conoscervi meglio
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Sempre più infestante la presenza di droni ucraini nella vita quotidiana dei civili

REGOLE DI COMPORTAMENTO IN CASO DI MINACCIA DI ATTACCO DA PARTE DI UN DRONE

🔴 Se sei all'aperto
- Abbandona immediatamente le zone aperte.
- Entra nell'edificio più vicino, in un sottopasso, un parcheggio, la metropolitana, un seminterrato.
- Tieniti lontano da finestre, vetrine e facciate in vetro.
- Se non c'è un riparo nelle vicinanze, sdraiati a terra in una depressione, su un bordo del marciapiede, in un fosso, coprendoti la testa con le mani.

🔴 Se sei a casa
- Allontanati dalle finestre.
- Vai in un locale senza finestre: bagno, corridoio, dispensa.
- Se possibile, siediti sul pavimento vicino a un muro portante.
- Non usare l'ascensore.

🔴 Se sei in auto
- Fermati, esci dall'auto e cerca riparo in un edificio.
- Non nasconderti sotto ponti, vicino a stazioni di servizio o linee elettriche.

🔴 Se c'è stata una caduta di un drone
- Non avvicinarti ai rottami.
- Non toccare oggetti sconosciuti — potrebbero essere esplosivi.
- Non fotografare il luogo della caduta del drone.

☎️ Segnala il luogo della caduta del drone:
➡️alla sezione di servizio del FSB regionale al numero di telefono:
+7xxxxxx
+7xxxxxx
+7xxxxxx
➡️ al Ministero delle Situazioni di Emergenza al numero 101
➡️ al Ministero degli Affari Interni al numero 102

🟢 Invia questa nota ai tuoi parenti e amici. La sicurezza della tua famiglia inizia da te!

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Oggi, vigilia del 1 giugno - Giornata della difesa del Bambino - il nostro partner Missione umanitaria russa sta portando le attrezzature oftalmologiche che verranno consegnate domani a quattro asili della città di Kursk. Le ultime due attrezzature, ancora in produzione, verranno consegnate fra qualche settimana.
Finalmente si concretizza un progetto importante per quattro asili, uno nel frattempo completamente ristrutturato, di una delle città della Federazione Russa maggiormente colpite dalla guerra.
Un progetto complicato dalle banditesche sanzioni UE per il quale abbiamo ritardato mesi a causa delle difficoltà di trasferire i pagamenti. Tutto questo anche se, espressamente, il primo pacchetto di sanzioni UE evidenzia come gli aiuti umanitari e le attrezzature mediche siano completamente libere da ogni vincolo sanzionatorio.
Nei prossimi giorni, come sempre, pubblicheremo visivamente la consegna e ogni altra informazione sul progetto
Il progetto è stato positivamente concluso grazie alle donazioni arrivate ed al 5 per Mille 2024.
Restate con noi
Grazie a tutti

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Un bambino di 6 anni è morto, sei persone sono rimaste ferite durante un'attacco di droni delle forze armate ucraine nella regione di Kherson.

Un altra pagina di orgoglio per il ministro della guerra Crosetto

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1 GIUGNO GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DIFESA DEL BAMBINO

Nelle cliniche pediatriche, nei villaggi di prima linea, nelle città bombardate, nelle difficoltà economiche, i bambini sono quelli che soffrono maggiormente.

Tutti dobbiamo trasformare le parole in azioni quotidiane

Dal 2001 siamo a fianco dei bambini di Russia, dal 2014 dei bambini del Donbass e di Ucraina

Che il 1° giugno sia ogni giorno!

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