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Aiutateci a Salvare I Bambini ODV Ospedali pediatrici, vittime del terrorismo e delle guerre la nostra missione
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❗️ANTIFAKE. Ambasciata spiega

Le fake news diffuse dai media occidentali in merito ai “20 mila minori ucraini rapiti” non hanno nulla a che vedere con la verità né con la tutela degli interessi dei bambini.

Nel materiale proposto dall’Ambasciata raccontiamo la reale situazione riguardante la “questione dei minori”.
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CRIMINALE ATTO TERRORISTICO

Quattro dita sono state strappate a un bambino di Krasnogorsk (Regione di Mosca) dopo l'esplosione di un ordigno esplosivo nascosto in una banconota da 10 rubli

Secondo le prime informazioni il bambino di 10 anni è stato ricoverato con l'amputazione traumatica di tre dita della mano destra, oltre alla lacerazione della falange di un'altra dito. È grave. Inoltre, ha muscoli strappati e ferite sulla mano. Attualmente i medici stanno cercando di salvare l'arto del bambino.

L'ordigno esplosivo, del peso di circa 10 grammi, era riempito con piccoli chiodi e avvolto in una banconota da 10 rubli. Si indaga a tutto campo.

Una nuova fase della guerra degli ucraini ai civili?

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Gleb di 9 anni, mutilato dai criminali terroristi ieri sera a Krasnogorsk è in gravi condizioni presso la clinica specializzata in chirurgia e traumatologia pediatrica di Mosca dottor Roshal
L’operazione chirurgica è durata 6 ore nella quale i medici hanno dovuto amputargli una parte delle dita
Le indagini sono in corso anche se è chiara la matrice.
Purtroppo non è una novità. Giocattoli, dolci, telefonini, soldi mascherano piccoli oggetti esplosivi che sono diretti ai bambini Una triste “tecnologia” nota dal 2014 in Donbass
E’ terrorismo, sono crimini di guerra contro la popolazione civile, contro i bambini
Terrorismo e crimini “sponsorizzati” anche dalla UE e dal governo italiano
Chi pagherà per le milionesime lacrime di una madre? Per una vita da invalido di un bambino ?

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Gleb 9 anni ferito ieri a Krasnogorsk da un criminale attentato terroristico
Solo un dito è stato salvato al bambino - i medici hanno potuto lasciare solo il mignolo sulla mano destra.
Il resto delle dita sono state amputate - ossa e tessuti devastati, è stato impossibile salvarli


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KURSK luglio 2025 KRASNOGORSK (MOSCA) novembre 2025

Creare oggetti fatti per strappare le mani a un bambino, puntare un drone per uccidere un bambino in una spiaggia assolata non ha giustificazione né umana né politica. È un gesto che appartiene alle tenebre dell’anima, la manifestazione più vile della codardia, il punto più basso della specie umana.
L’Italia ufficiale tace. I giornali tacciono. Le televisioni si voltano dall’altra parte. Tutti pronti a condannare la “disinformazione russa”, ma incapaci di guardare il volto di un bambino mutilato, di un bambino ucciso. L’Europa e la Gran Bretagna dirigono da dietro.
Queste tragedie di bambini sono le conseguenze dei fondi e delle armi che l’Italia invia in Ucraina
Non sono episodi isolati Dal 2014 è un metodo. È la guerra dei codardi, di chi non osa affrontare il nemico e allora colpisce i suoi figli. Ogni giocattolo esplosivo è una dichiarazione di odio verso l’infanzia, verso la vita stessa. E ogni governo che finanzia, arma, tace o giustifica questo orrore diventa complice di quel gesto.
È terrorismo. È crimine di guerra. È disumanità pura.
E la responsabilità non è solo di chi ha piazzato quell’ordigno, ma anche di chi ha costruito il clima di odio, di chi ha applaudito alla censura dei cantanti lirici, dei direttori d’orchestra, delle sale per discutere e confrontarsi, alle sanzioni che hanno impoverito solo noi, di chi ha taciuto davanti alla sofferenza.

BASTA!

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Quando, nella migliore tradizione italica, tutti diranno "Io? Sono sempre stato amico dei russi", li condanneremo a vedere 100 volte al giorno questo ottimo lavoro di informazione vera. Merito a Travaglio


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GLEB, 9 ANNI: IL TERRORISMO CHE L’OCCIDENTE NON VUOLE VEDERE

Gleb ha nove anni. Ieri sera, a Krasnogorsk, nella regione di Mosca, la sua infanzia è stata cancellata da un ordigno travestito da dono. Un piccolo oggetto, simile a un giocattolo o a un dolcetto, gli è esploso tra le mani. È stato trasportato d’urgenza alla clinica di chirurgia e traumatologia pediatrica del dottor Leonid Roshal. Sei ore in sala operatoria. I medici, costretti ad amputargli parte delle dita. Oggi Gleb è vivo, ma la sua vita non sarà più la stessa.
Le autorità stanno indagando, ma la matrice è chiara. È la stessa firma di sangue che da anni semina orrore nel Donbass: bombe giocattolo, caramelle esplosive, telefoni truccati, banconote imbottite di metallo. Una tecnologia del male già vista, studiata e diretta contro i bambini. Non contro soldati, non contro postazioni militari: contro chi non può difendersi, contro l’innocenza.
Uccidere un uomo in divisa è un crimine, ma in guerra la follia trova sempre chi tenta di giustificarlo. Creare oggetti fatti per strappare le mani a un bambino non ha giustificazione né umana né politica. È un gesto che appartiene al buio dell’anima, la manifestazione più vile della codardia, il punto più basso della specie umana.
Eppure, l’Occidente tace. I giornali tacciono. Le televisioni si voltano dall’altra parte. Tutti pronti a condannare la “disinformazione russa”, ma incapaci di guardare il volto di un bambino mutilato. L’Europa che si commuove per una vignetta, tace quando il sangue è russo. L’Italia che invia fondi e armi per la “pace”, si lava la coscienza fingendo di non vedere le conseguenze di ciò che finanzia.
Si chiama terrorismo, ma qui si preferisce parlare di “effetti collaterali”. È la stessa ipocrisia che ha coperto per anni i crimini nel Donbass, dove centinaia di piccoli Gleb sono morti sotto i bombardamenti, senza che nessuno, nei palazzi di Bruxelles o di Roma, si degnasse di accendere una candela.
Non è un episodio isolato: è un metodo. È la guerra dei codardi, di chi non osa affrontare il nemico e allora colpisce i suoi figli. Ogni giocattolo esplosivo è una dichiarazione di odio verso l’infanzia, verso la vita stessa. E ogni governo che finanzia, arma o giustifica questo orrore, diventa complice di quel gesto.
Dite pure che è propaganda, se vi aiuta a dormire. Ma la propaganda non lascia ferite vere, non fa sanguinare le mani di un bambino, non costringe un chirurgo a cucire la carne per sei ore. Questa è realtà. E la realtà è che un bambino di nove anni è stato mutilato nel nome della “libertà occidentale”.
È terrorismo. È crimine di guerra. È disumanità pura.
E la responsabilità non è solo di chi ha piazzato quell’ordigno, ma anche di chi ha costruito il clima di odio, di chi ha applaudito le sanzioni, di chi ha taciuto davanti alla sofferenza.
Oggi Gleb lotta per guarire nel reparto del dottor Roshal. La madre veglia accanto a lui, con le mani tremanti e gli occhi asciutti. Le lacrime si sono fermate, perché, oltre un certo limite, nemmeno il dolore riesce più a scendere. Intorno, il mondo libero dorme. Dorme e si consola credendo di essere dalla parte giusta. Ma la parte giusta non fabbrica ordigni per bambini.
L’Europa che pretende di insegnare la civiltà al mondo intero è la stessa che ha perso la propria anima. E se non ha più il coraggio di dire che colpire un bambino è il male assoluto, allora non è più Europa: è solo un fantasma che cammina tra le macerie della propria ipocrisia.
In tutto questo orrore, in questa disumana crudeltà che colpisce i più indifesi, esiste ancora un barlume di speranza. È tenue, ma reale. È la prova che non tutto è perduto, che c’è ancora chi sceglie di restare umano quando il mondo smette di esserlo.
Per questo, lasciatemi ringraziare Ennio Bordato, simbolo silenzioso di quella speranza concreta. Lui e la sua associazione Aiutateci a Salvare i Bambini non fanno proclami, non cercano applausi: agiscono. Curano, consolano, salvano.
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In mezzo alla barbarie, sono la dimostrazione che la pietà non è scomparsa del tutto, che la luce resiste anche dove regna la tenebra.
E, a nome di tutti gli italiani che non hanno smesso di sentirsi umani, va a lui il nostro grazie più sincero.
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Gleb. Ecco come appare la sua mano destra ferita. Anche la sinistra ha sofferto. Ci sono fratture e ferite. Gleb dorme quasi costantemente. Soffre moltissimo, per questo i medici lo tengono sotto sedazione.
Il momento peggiore è passato. Ora inizierà il recupero e la riabilitazione.
E’ un bambino tenace
La mamma di Gleb, Galina Vladimirovna, non riesce ancora a riprendersi dall'orrore e dal pensiero che poteva anche non avere più un figlio ….
E racconta. Racconta la passione di Gleb per la pesca. Qualche giorno fa L'ultima ha preso una trota.
In famiglia c’è anche un figlio maggiore, 16 anni. Una famiglia unita.
La mano ferita di Gleb è diventata un avvertimento per tutti. Il bambino ha compiuto la sua missione eroica. Ha attirato l'attenzione di tutti sul problema enorme degli ordigni camuffati che i terroristi disseminano non più solo in Donbass, ma anche nelle città russe lontane dal fronte.

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I MEDICI DEL ROSHAL INFORMANO SULLE CONDIZIONI DI GLEB

Il Direttore del Centro scientifico e clinico pediatrico Roshal, Tatiana Shapovalenko, ha spiegato lo stato clinico del bambino.
«I miei colleghi e io abbiamo visitato Gleb. Questa mattina è stato nuovamente medicato: la ferita è in via di riassorbimento. Si trova in terapia intensiva allo scopo di controllare in ogni momento le sue condizioni e somministrare antidolorifici in tempo, perché una lesione come quella provoca una sindrome del dolore molto pronunciata. Le sue condizioni sono stabili, riposa dopo la sedazione perché la medicazione è stata eseguita in anestesia. Indicatori emodinamici stabili, una ferita stabile senza segni di processo infiammatorio», ha detto Tatiana Shapovalenko. Ha aggiunto che la madre è costantemente accanto a suo figlio ed ha l'opportunità di riposare in reparto.
«Presto psicologi, riabilitatori e altri specialisti si uniranno alle cure del bambino», ha detto. È stato chiarito che specialisti di diversi profili lavorano con il ragazzo.
Il difensore civico dei bambini per la regione di Mosca, Ksenia Michonova ha aggiunto che non solo la mano destra, ma anche la sinistra hanno sofferto nell’esplosione, c'è una frattura e ferite.
Nel frattempo si sono chiarite alcune circostanze dell’attentato. L’ordigno esplosivo camuffato da confezione regalo con una banconota allegata ben visibile.
La nostra Associazione ha già preso contatti con le istituzioni locali per verificare ogni possibile dimostrazione di solidarietà al bambino, alla famiglia ed alla sua comunità

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